ÖÖÖ
Tempi previsti per le rateizzazioni: 10 anni.
Con una abilità degna di migliore causa, la “determina dirigenziale” prefigura ipotesi e-streme di una legge datata, che in una risvegliata attenzione degli italiani sulla efficienze che si richiedono alla PA, è ormai un ferrovecchio.
Si scrive che 3 milioni di euro mancano all’appello. Vuoi vedere che si riconoscerà ai creditori irriducibili un 50% del credito, e il resto a rate in 10 anni? Ma dove siamo? Tempo impiegato dalle commissioni liquidatrici per la ricognizione dei creditori. Ver-gogna! I commissari consulenti, ben pagati a spese della massa attiva (vedi determina di-rigenziale dello stesso Bernasconi), hanno impiegato parecchi anni per compilare l’elenco dei creditori. La corte dei conti, faccia il suo dovere; e indaghi. In tempi stretti, per favore….
Questi tre tempi smisurati, per ricognire i creditori; per chiudere il dissesto; per fare un bilancio di chiusura definitivo, poteva indurci, a nostro rischio, a scrivere che ci sono stati in giro dei fannulloni, che hanno male utilizzato il loro tempo di lavoro, facendo cose sbagliate. Ma ce ne guardiamo bene, dal fare tali apprezzamenti; però compren-diamo bene, che cosa ha guidato certi uomini nelle loro scelte: credere che il solo inte-resse da curare fosse quello del loro ufficio; per esempio, fare transazioni vantaggiose per il comune, anche se ingiuste, ed ottenute rinviando sine die la chiusura del dissesto. Amori insani. I funzionari hanno un dovere di fedeltà per i loro rappresentati, che deve superare quello più angusto per i loro uffici.
Le transazioni sono state peggio di una usura, anche se la legge formalmente non equi-para i 2 istituti: ma almeno gli usurai sanno di perseguire finalità obbrobriose; mentre certi funzionari, in buona fede dovremmo ritenere, vanno a testa alta per avere tenuto so-speso il dissesto per 15 anni, ai quali intenderebbero farne aggiungere altri 10. E non è detto che non riceva un premio, qualche funzionario plurincaricato, in termini di carrie-ra, straordinari, elogi dei capi (vedi Piano di Estinzione dei debiti, Ischia 15/7/2008, parte 3 oneri di liquidazione, 3.1 competenze straordinarie dell’organo di liquidazione e compensi al personale per lavoro straordinario dal 1994 ad oggi).
Trattamento differenziato per chi ha transatto e chi non ha inteso transigere
Porterò un mio esempio personale, ed il confronto con altri 4 soggetti che avevano la mia stessa identica posizione: Maurizio, Elvira, Adriana e Paolo Villari.
Il 14/12/2007 i 4 soggetti indicati hanno transatto per l’80% del dovuto in base ai mede-simi titoli - sentenze dei tribunali - per identici importi.
Viceversa, non avendo transatto, risulto destinato ad essere pagato per gran parte del do-vuto, in 10 rate, l’ultima con scadenza 2018: tanto anche per non sfigurare di fronte a coloro che hanno transatto.
Tornando sui vostri compiti e sul vostro “ribadire”, provo ancora ad entrare nel merito di certe cifre, e “RIBADISCO”, che questo ufficio (dipartimento risanamento degli enti lo-cali dissestati) ha la competenza da espletare nella prosecuzione del procedimento in discorso.
In linguaggio piano, si può imporre al comune di Ischia, rivolgendosi al sindaco (ubi maior minor cessat), perché elimini la stortura della rateizzazione, e non aggiunga altri gravi pesi su quei creditori che non hanno voluto transigere, sordi alle lettere di richia-mo.
Circola nel comune una leggenda metropolitana, di come si è ragionano nello impostare il piano di estinzione “Come si potrebbe rimborsare 1’intero credito a taluni, quando pochi mesi prima altri hanno avuto una decurtazione del 25% ?”
O forse è la stessa legge del dissesto, accompagnata dalle circolari ministeriali, che invi-tava a comportarsi come di fatto si è comportato in 15 anni il comune di Ischia?
Comprendiamo: 4 germani dell’ing. Villari hanno transatto all’80%, (in realtà al 73-75%), il 14 12 2007; come avrebbe potuto il povero Bernasconi (il dirigente della “de-termina dirigenziale”), predisporre un piano di estinzione che premiasse il refrattario al 100% ?
Ma per concludere questa nota, il ministero può agire in due campi.
1) Quello che conta è che si riveda la “determina dirigenziale”: anche 3 milioni di euro sono poca cosa per potere ancora infierire su uno sparuto gruppo di creditori, a fronte di 25 anni di bilanci, mediamente di 60 milioni di euro di entrate annuali (vedi bilancio 2008), per totali 60x25= 1.500 milioni di euro. Il due per mille (i 3 milioni di euro su 1.500 milioni di euro), a conti fatti, si può bene ripartire fra tutti gli ischitani, come è giusto che sia.
Sarà compito del ministero, o per esso della Corte dei Conti, del tar o del giudice ordina-rio, di verificare fino a che punto il comune di Ischia ha ottemperato alla gravosa norma-tiva imposta dalla legge ai comuni dissestati e se sono stati fatti gli accantonamenti do-vuti, utilizzando le tasse aggiuntive imposte dal dissesto; in definitiva se si è ammini-strato con oculatezza.
Altre mancanze ci sembra di avere rilevato; se sono tali, il ministero ed i corpi giudicanti le individueranno.
2) Offrire al parlamento la propria competenza, per modificare una legge sul dissesto, che ha procurato tanti mali, ed altri è in grado di procurarne. E la cui inefficienza sarà ancora più rilevante, quando i creditori, muniti di validi titoli e sentenze, vorranno chie-dere l’anatocismo su 10-15-20 anni di interessi. Una voce tenuta in nessun conto da non pochi amministratori, funzionari, e consulenti di comuni piccoli e grandi.
Per concludere, un breve riepilogo delle principali decisioni, salvo imprimatur del mini-stero, sulla delibera dirigenziale Bernasconi.
La “determina dirigenziale”, dopo 15 anni di dissesto, messi alle strette dalle ingiunzioni del ministero, che pretendeva ormai una chiusura immediata del dissesto stesso, troppo accuratamente (un abito cucito addosso) dichiara che ci sono ancora circa 7,3 milioni di euro di debito, ma che approfondendo, sono recuperabili circa 2,3 milioni dei euri; per cui, pagando i creditori con questa somma, resta un debito effettivo di circa 3 milioni di euri, quanto basta per fare un debito con la banca designata dal ministero, di 10 rate, e con queste rate pagare i creditori, sempre in dieci rate, dal 2009 al 2018, per la restante parte ad essi dovuta.
I creditori, che aspettano quanto meno dal 1993, vedranno concluse operazioni formal-mente ma non sostanzialmente remunerative e soddisfattorie, in 15+10=25 anni. Giusta punizione, ma questo ufficialmente nessuno lo dice, per non essersi comportate da per-sone assennate, chiudendo le operazioni; come ad esempio ha fatto il magistrato Villari, e non ha fatto per voci ed importi condivisi l’ing. Villari.
E’ stata rispettata la legge? Non si può rispondere precipitosamente, perchè intanto an-cora non c’è il placet del ministero, e la determina dirigenziale è ancora nebulosa sullo sviluppo “del procedimento in discorso”; del quale il ministero, vedi nota prot. 0006818 del 25luglio 2998, volentieri se ne scrolla la paternità.
Ma il DNA di questo procedimento assicura che, se il placet verrà dato sulla smunta “determina dirigenziale”, certe conseguenze sono scontate; i creditori che non hanno transatto, verranno trattati molto peggio di quelli che hanno transatto che respireranno, e si compiaceranno della loro saggezza.
Negli inevitabili giudizi, anche per le loro conoscenze dei fatti, per la loro competenza, ecc., dovranno essere convocati gli uffici del ministero che conoscono la legge sul disse-sto, e che hanno ricevuto nel tempo documenti da parte del comune di Ischia; e che lo hanno assistito ed incoraggiato con le loro delibere, tutte contrarie ai giusti interessi dei creditori: mai salvaguardati, e trattati come peggio non si può.
Non è irrilevante osservare che i crediti a tuttoggi inevasi, come tutti quelli che risalgono all’epoca del dissesto, che li congelò, avevano spesso una anzianità già nel 1993, com-prendevano già degli interessi; da quella data si sono formati interessi semplici che supe-rano il credito originario. Un semplice clik su internet dimostra che da marzo 1993 a lu-glio 2008, da 100 euri di base se ne sono formati altrettanti. Più del 50% dei debiti co-munali sono dunque dovuti agli interessi; anche se per legge il comune, per legge, paga ancora interessi solo sul debito originario.
Ma è pur vero che il comune paga alle banche interessi più che doppi, e perfino tripli (9%) di quelli che riconosce ai creditori, oggi il 3% (vedi riepilogo posizione dei mutui del comune di Ischia pubblicata sul sito internet del Ministero dell’Interno).
L’indebitamento del comune con le banche, nel tempo, è stato pazzesco, a causa di una inesperienza totale in campo finanziario e ad una faciloneria straordinaria. Attribuendo il 50% agli interessi, ed il 50%alla sorta capitale, il comune specula pagando interessi solo sulla sorta capitale per interi decenni; ma se farà la stessa operazione con le banche per il periodo 2008-2018, sarà ripagato ad usura dalle banche stesse.
Effetti dell’anatocismo. Ma oggi, smaliziatisi, i creditori, per crediti che saranno rim-borsati anche tra dieci anni, possono chiedere l’anatocismo, che consentirà ad essi di po-tere esigere inizialmente interessi doppi di quelli attuali, e crescenti nel tempo. Non è il caso, con tanti esperti del ministero in materia finanziaria, di fare calcoli in proposito. Ma gli avvertimenti sono sufficienti. Se il comune si ostina a non chiudere i conti nel 2008, pagando il dovuto, va incontro a una debacle unica, coinvolgendo in essa il mini-stero per la sua parte di responsabilità.
ÖÖÖ
Con una abilità degna di migliore causa, la “determina dirigenziale” prefigura ipotesi e-streme di una legge datata, che in una risvegliata attenzione degli italiani sulla efficienze che si richiedono alla PA, è ormai un ferrovecchio.
Si scrive che 3 milioni di euro mancano all’appello. Vuoi vedere che si riconoscerà ai creditori irriducibili un 50% del credito, e il resto a rate in 10 anni? Ma dove siamo? Tempo impiegato dalle commissioni liquidatrici per la ricognizione dei creditori. Ver-gogna! I commissari consulenti, ben pagati a spese della massa attiva (vedi determina di-rigenziale dello stesso Bernasconi), hanno impiegato parecchi anni per compilare l’elenco dei creditori. La corte dei conti, faccia il suo dovere; e indaghi. In tempi stretti, per favore….
Questi tre tempi smisurati, per ricognire i creditori; per chiudere il dissesto; per fare un bilancio di chiusura definitivo, poteva indurci, a nostro rischio, a scrivere che ci sono stati in giro dei fannulloni, che hanno male utilizzato il loro tempo di lavoro, facendo cose sbagliate. Ma ce ne guardiamo bene, dal fare tali apprezzamenti; però compren-diamo bene, che cosa ha guidato certi uomini nelle loro scelte: credere che il solo inte-resse da curare fosse quello del loro ufficio; per esempio, fare transazioni vantaggiose per il comune, anche se ingiuste, ed ottenute rinviando sine die la chiusura del dissesto. Amori insani. I funzionari hanno un dovere di fedeltà per i loro rappresentati, che deve superare quello più angusto per i loro uffici.
Le transazioni sono state peggio di una usura, anche se la legge formalmente non equi-para i 2 istituti: ma almeno gli usurai sanno di perseguire finalità obbrobriose; mentre certi funzionari, in buona fede dovremmo ritenere, vanno a testa alta per avere tenuto so-speso il dissesto per 15 anni, ai quali intenderebbero farne aggiungere altri 10. E non è detto che non riceva un premio, qualche funzionario plurincaricato, in termini di carrie-ra, straordinari, elogi dei capi (vedi Piano di Estinzione dei debiti, Ischia 15/7/2008, parte 3 oneri di liquidazione, 3.1 competenze straordinarie dell’organo di liquidazione e compensi al personale per lavoro straordinario dal 1994 ad oggi).
Trattamento differenziato per chi ha transatto e chi non ha inteso transigere
Porterò un mio esempio personale, ed il confronto con altri 4 soggetti che avevano la mia stessa identica posizione: Maurizio, Elvira, Adriana e Paolo Villari.
Il 14/12/2007 i 4 soggetti indicati hanno transatto per l’80% del dovuto in base ai mede-simi titoli - sentenze dei tribunali - per identici importi.
Viceversa, non avendo transatto, risulto destinato ad essere pagato per gran parte del do-vuto, in 10 rate, l’ultima con scadenza 2018: tanto anche per non sfigurare di fronte a coloro che hanno transatto.
Tornando sui vostri compiti e sul vostro “ribadire”, provo ancora ad entrare nel merito di certe cifre, e “RIBADISCO”, che questo ufficio (dipartimento risanamento degli enti lo-cali dissestati) ha la competenza da espletare nella prosecuzione del procedimento in discorso.
In linguaggio piano, si può imporre al comune di Ischia, rivolgendosi al sindaco (ubi maior minor cessat), perché elimini la stortura della rateizzazione, e non aggiunga altri gravi pesi su quei creditori che non hanno voluto transigere, sordi alle lettere di richia-mo.
Circola nel comune una leggenda metropolitana, di come si è ragionano nello impostare il piano di estinzione “Come si potrebbe rimborsare 1’intero credito a taluni, quando pochi mesi prima altri hanno avuto una decurtazione del 25% ?”
O forse è la stessa legge del dissesto, accompagnata dalle circolari ministeriali, che invi-tava a comportarsi come di fatto si è comportato in 15 anni il comune di Ischia?
Comprendiamo: 4 germani dell’ing. Villari hanno transatto all’80%, (in realtà al 73-75%), il 14 12 2007; come avrebbe potuto il povero Bernasconi (il dirigente della “de-termina dirigenziale”), predisporre un piano di estinzione che premiasse il refrattario al 100% ?
Ma per concludere questa nota, il ministero può agire in due campi.
1) Quello che conta è che si riveda la “determina dirigenziale”: anche 3 milioni di euro sono poca cosa per potere ancora infierire su uno sparuto gruppo di creditori, a fronte di 25 anni di bilanci, mediamente di 60 milioni di euro di entrate annuali (vedi bilancio 2008), per totali 60x25= 1.500 milioni di euro. Il due per mille (i 3 milioni di euro su 1.500 milioni di euro), a conti fatti, si può bene ripartire fra tutti gli ischitani, come è giusto che sia.
Sarà compito del ministero, o per esso della Corte dei Conti, del tar o del giudice ordina-rio, di verificare fino a che punto il comune di Ischia ha ottemperato alla gravosa norma-tiva imposta dalla legge ai comuni dissestati e se sono stati fatti gli accantonamenti do-vuti, utilizzando le tasse aggiuntive imposte dal dissesto; in definitiva se si è ammini-strato con oculatezza.
Altre mancanze ci sembra di avere rilevato; se sono tali, il ministero ed i corpi giudicanti le individueranno.
2) Offrire al parlamento la propria competenza, per modificare una legge sul dissesto, che ha procurato tanti mali, ed altri è in grado di procurarne. E la cui inefficienza sarà ancora più rilevante, quando i creditori, muniti di validi titoli e sentenze, vorranno chie-dere l’anatocismo su 10-15-20 anni di interessi. Una voce tenuta in nessun conto da non pochi amministratori, funzionari, e consulenti di comuni piccoli e grandi.
Per concludere, un breve riepilogo delle principali decisioni, salvo imprimatur del mini-stero, sulla delibera dirigenziale Bernasconi.
La “determina dirigenziale”, dopo 15 anni di dissesto, messi alle strette dalle ingiunzioni del ministero, che pretendeva ormai una chiusura immediata del dissesto stesso, troppo accuratamente (un abito cucito addosso) dichiara che ci sono ancora circa 7,3 milioni di euro di debito, ma che approfondendo, sono recuperabili circa 2,3 milioni dei euri; per cui, pagando i creditori con questa somma, resta un debito effettivo di circa 3 milioni di euri, quanto basta per fare un debito con la banca designata dal ministero, di 10 rate, e con queste rate pagare i creditori, sempre in dieci rate, dal 2009 al 2018, per la restante parte ad essi dovuta.
I creditori, che aspettano quanto meno dal 1993, vedranno concluse operazioni formal-mente ma non sostanzialmente remunerative e soddisfattorie, in 15+10=25 anni. Giusta punizione, ma questo ufficialmente nessuno lo dice, per non essersi comportate da per-sone assennate, chiudendo le operazioni; come ad esempio ha fatto il magistrato Villari, e non ha fatto per voci ed importi condivisi l’ing. Villari.
E’ stata rispettata la legge? Non si può rispondere precipitosamente, perchè intanto an-cora non c’è il placet del ministero, e la determina dirigenziale è ancora nebulosa sullo sviluppo “del procedimento in discorso”; del quale il ministero, vedi nota prot. 0006818 del 25luglio 2998, volentieri se ne scrolla la paternità.
Ma il DNA di questo procedimento assicura che, se il placet verrà dato sulla smunta “determina dirigenziale”, certe conseguenze sono scontate; i creditori che non hanno transatto, verranno trattati molto peggio di quelli che hanno transatto che respireranno, e si compiaceranno della loro saggezza.
Negli inevitabili giudizi, anche per le loro conoscenze dei fatti, per la loro competenza, ecc., dovranno essere convocati gli uffici del ministero che conoscono la legge sul disse-sto, e che hanno ricevuto nel tempo documenti da parte del comune di Ischia; e che lo hanno assistito ed incoraggiato con le loro delibere, tutte contrarie ai giusti interessi dei creditori: mai salvaguardati, e trattati come peggio non si può.
Non è irrilevante osservare che i crediti a tuttoggi inevasi, come tutti quelli che risalgono all’epoca del dissesto, che li congelò, avevano spesso una anzianità già nel 1993, com-prendevano già degli interessi; da quella data si sono formati interessi semplici che supe-rano il credito originario. Un semplice clik su internet dimostra che da marzo 1993 a lu-glio 2008, da 100 euri di base se ne sono formati altrettanti. Più del 50% dei debiti co-munali sono dunque dovuti agli interessi; anche se per legge il comune, per legge, paga ancora interessi solo sul debito originario.
Ma è pur vero che il comune paga alle banche interessi più che doppi, e perfino tripli (9%) di quelli che riconosce ai creditori, oggi il 3% (vedi riepilogo posizione dei mutui del comune di Ischia pubblicata sul sito internet del Ministero dell’Interno).
L’indebitamento del comune con le banche, nel tempo, è stato pazzesco, a causa di una inesperienza totale in campo finanziario e ad una faciloneria straordinaria. Attribuendo il 50% agli interessi, ed il 50%alla sorta capitale, il comune specula pagando interessi solo sulla sorta capitale per interi decenni; ma se farà la stessa operazione con le banche per il periodo 2008-2018, sarà ripagato ad usura dalle banche stesse.
Effetti dell’anatocismo. Ma oggi, smaliziatisi, i creditori, per crediti che saranno rim-borsati anche tra dieci anni, possono chiedere l’anatocismo, che consentirà ad essi di po-tere esigere inizialmente interessi doppi di quelli attuali, e crescenti nel tempo. Non è il caso, con tanti esperti del ministero in materia finanziaria, di fare calcoli in proposito. Ma gli avvertimenti sono sufficienti. Se il comune si ostina a non chiudere i conti nel 2008, pagando il dovuto, va incontro a una debacle unica, coinvolgendo in essa il mini-stero per la sua parte di responsabilità.
ÖÖÖ
In chiusura una chiosa è necessaria sul “capro espiatorio”, formato da tutti i creditori, anche quelli che hanno transatto ma in particolare i resistenti ad oltranza.
La nota è indirizzata ai cittadini ischitani, invitando invece il ministero a distrarsi per un attimo, valendo per esso come prima guida il solido principio “dura legge, ma legge”, in seconda fase almeno essendosi accettato anche che certe minoranze quasi, dico quasi ca-suali, potessero venire prese nella tagliola del dissesto (marzo 1993, ricordiamo); come le decimazioni di antichissima memoria.
Per i residenti ischitani, ed anche più per i non-residenti, che contribuiscono pagando le tasse comunali, quali quella della NU, a mo’ di esempio, e che pagano, sempre come e-sempio, 8 euro per partecipare a certe manifestazioni, low cost per i cittadini che votano, la prospettiva, ma anche la partecipazione umana è diversa: per entrambi può valere l’altro principio: “oggi a te, domani magari a me”. Una considerazione elementare che li può spingere a non prendere subito per buono un decreto dirigenziale, senza avere prima ascoltato la viva voce del primo cittadino, il parere-placet del ministero, e dopo avere soppesato come potrebbero valutare i fatti il governo in carica nel suo complesso, e nel corso del tempo magistrature numerose e complesse, se pateracchio c’è stato. Il passato è di monito, per quello che è accaduto quando la spesa comunale non è stata commisura-ta alle risorse, ed i bilanci sono stati considerati una fisarmonica, spiegata su tutte le no-te.
Torniamo alle trappole. Quando vennero chiuse le porte stagne del dissesto (il 20 marzo 1993), dopo avere chiuso i conti che premeva chiudere, rimasero chiusi in trappola (una trappola formalmente legale, assicurano i bene informati), quelli degli elenchi dei pre-scritti, molti dei quali vantanti crediti antichi, perfino con sentenze giudiziarie di primo e di secondo grado.
I creditori già da tempo erano stati portati in un bivio, destinati a transazioni umilianti, se si comportavano con saggezza - un segretario dell’epoca, perfettamente convinto, da uomo pratico disse che le persone intelligenti fanno sempre degli accordi. Peccato che chi teneva le redini in mano era solo la PA comunale; e che per rivalsa in certe occa-sioni chi non cedette mise in serie difficoltà amministrazioni ed amministratori incauti, che con il loro agire provocarono il collasso ed il conseguente dissesto del comune.
La storia, come sempre consigliera inascoltata, oggi si ripete. E non è detto che i primi round non vengano assegnati a fautori della linea dura, come quella tecnica della “de-termina dirigenziale”, nella forma attuale o con un tantino di belletto posticcio.
La sorte assegnata allo stato per i non-intelligenti, ai non-saggi, è che essi è potrebbero essere rimborsati a rate, l’ultima nel 2018. E non è escluso che il comune di Ischia si po-trebbe indebitare con le banche, anche a breve, per cogenti e sopravvenute necessità dei futuri bilanci, a tassi prudenti per queste ultime, per 10 anni; quando, per le spese gover-native, per fare un confronto, se ne ipotizza la stabilizzazione in 3 anni. Ma tutto si sca-richerebbe sui creditori. Un calcolo finanziario cinico, ma imprudente, e per motivi ec-cellenti.
In tempi non sospetti per bilanci futuri di comodo, piani triennali, quinquennali, o come oggi il comune si propone, addirittura decennali, si parlava tra competenti di libro dei sogni.
Tra l’altro il comune di Ischia vorrebbe garantire al ministero, che fingerebbe di creder-ci, di poter far fronte ai 3 milioni di euro, senza presentare neppure un libro dei sogni ar-ticolato sotto forma di 10 bilanci annuali preventivi, con tutte le loro poste.
Sotto l’aspetto della funzionalità, la legge sul dissesto si è dimostrata inadeguata, tale da promettere guai ancora peggiori, per il comune di Ischia, se persiste in un decreto affret-tato e ben poco democratico e – nessuno si offenda - di piglio stalinista. Per cominciare, il dissesto non può considerarsi chiuso, fino a quando il comune dovesse passare dal de-bito con i creditori, a quello assai più oneroso con le banche, per altri 10 anni; ma anche fino a quando, non dimentichiamolo, se non volessimo che a breve potesse capitare an-che a noi, i creditori residuali non saranno stati ristorati. Sempre che costoro non utiliz-zino a fondo tutti gli strumenti offerti dal diritto; che, se non li metteranno al riparo dal-le rateizzazioni, li compenseranno parzialmente facendo ottenere ad essi quantomeno in-teressi annuali raddoppiati. Questi oneri il comune li dovrà onorare, non potendo ancora sventolare la minaccia di un nuovo dissesto, come aveva già fatto in anni passati. Que-sta volta, dovrà dare un taglio alle spese. Ma resterà il marcio che certi creditori avranno subito, loro o i loro aventi causa, complessivamente un rinvio di 25 e più anni per essere pagati come il 99 % dei creditori è stato pagato finora.
E’ sotto gli occhi di tutti che il Comune di Ischia, dal 1993, benché in dissesto, ha conti-nuato a pagare più o meno a pronta cassa i suoi fornitori, che - con licenza parlando - col cavolo avrebbero prestato i loro servigi, se ci fosse stata anche la semplice minaccia di finire sul lastrico, svegliandosi un dì, per trovare che la cassa del comune era vuota.
Non tutti i sacrifici sono stati fatti, dal 1993 ad oggi; non tutti i progetti finanziari sono stati eccellenti; né sono difettate mancate consulenze e spese esagerate - quando non as-surde - del tipo di alcune che recenti atti sindacali, dello stesso comune di Ischia, hanno sonoramente bocciate.
Dott. Ing. Enrico Villari
La nota è indirizzata ai cittadini ischitani, invitando invece il ministero a distrarsi per un attimo, valendo per esso come prima guida il solido principio “dura legge, ma legge”, in seconda fase almeno essendosi accettato anche che certe minoranze quasi, dico quasi ca-suali, potessero venire prese nella tagliola del dissesto (marzo 1993, ricordiamo); come le decimazioni di antichissima memoria.
Per i residenti ischitani, ed anche più per i non-residenti, che contribuiscono pagando le tasse comunali, quali quella della NU, a mo’ di esempio, e che pagano, sempre come e-sempio, 8 euro per partecipare a certe manifestazioni, low cost per i cittadini che votano, la prospettiva, ma anche la partecipazione umana è diversa: per entrambi può valere l’altro principio: “oggi a te, domani magari a me”. Una considerazione elementare che li può spingere a non prendere subito per buono un decreto dirigenziale, senza avere prima ascoltato la viva voce del primo cittadino, il parere-placet del ministero, e dopo avere soppesato come potrebbero valutare i fatti il governo in carica nel suo complesso, e nel corso del tempo magistrature numerose e complesse, se pateracchio c’è stato. Il passato è di monito, per quello che è accaduto quando la spesa comunale non è stata commisura-ta alle risorse, ed i bilanci sono stati considerati una fisarmonica, spiegata su tutte le no-te.
Torniamo alle trappole. Quando vennero chiuse le porte stagne del dissesto (il 20 marzo 1993), dopo avere chiuso i conti che premeva chiudere, rimasero chiusi in trappola (una trappola formalmente legale, assicurano i bene informati), quelli degli elenchi dei pre-scritti, molti dei quali vantanti crediti antichi, perfino con sentenze giudiziarie di primo e di secondo grado.
I creditori già da tempo erano stati portati in un bivio, destinati a transazioni umilianti, se si comportavano con saggezza - un segretario dell’epoca, perfettamente convinto, da uomo pratico disse che le persone intelligenti fanno sempre degli accordi. Peccato che chi teneva le redini in mano era solo la PA comunale; e che per rivalsa in certe occa-sioni chi non cedette mise in serie difficoltà amministrazioni ed amministratori incauti, che con il loro agire provocarono il collasso ed il conseguente dissesto del comune.
La storia, come sempre consigliera inascoltata, oggi si ripete. E non è detto che i primi round non vengano assegnati a fautori della linea dura, come quella tecnica della “de-termina dirigenziale”, nella forma attuale o con un tantino di belletto posticcio.
La sorte assegnata allo stato per i non-intelligenti, ai non-saggi, è che essi è potrebbero essere rimborsati a rate, l’ultima nel 2018. E non è escluso che il comune di Ischia si po-trebbe indebitare con le banche, anche a breve, per cogenti e sopravvenute necessità dei futuri bilanci, a tassi prudenti per queste ultime, per 10 anni; quando, per le spese gover-native, per fare un confronto, se ne ipotizza la stabilizzazione in 3 anni. Ma tutto si sca-richerebbe sui creditori. Un calcolo finanziario cinico, ma imprudente, e per motivi ec-cellenti.
In tempi non sospetti per bilanci futuri di comodo, piani triennali, quinquennali, o come oggi il comune si propone, addirittura decennali, si parlava tra competenti di libro dei sogni.
Tra l’altro il comune di Ischia vorrebbe garantire al ministero, che fingerebbe di creder-ci, di poter far fronte ai 3 milioni di euro, senza presentare neppure un libro dei sogni ar-ticolato sotto forma di 10 bilanci annuali preventivi, con tutte le loro poste.
Sotto l’aspetto della funzionalità, la legge sul dissesto si è dimostrata inadeguata, tale da promettere guai ancora peggiori, per il comune di Ischia, se persiste in un decreto affret-tato e ben poco democratico e – nessuno si offenda - di piglio stalinista. Per cominciare, il dissesto non può considerarsi chiuso, fino a quando il comune dovesse passare dal de-bito con i creditori, a quello assai più oneroso con le banche, per altri 10 anni; ma anche fino a quando, non dimentichiamolo, se non volessimo che a breve potesse capitare an-che a noi, i creditori residuali non saranno stati ristorati. Sempre che costoro non utiliz-zino a fondo tutti gli strumenti offerti dal diritto; che, se non li metteranno al riparo dal-le rateizzazioni, li compenseranno parzialmente facendo ottenere ad essi quantomeno in-teressi annuali raddoppiati. Questi oneri il comune li dovrà onorare, non potendo ancora sventolare la minaccia di un nuovo dissesto, come aveva già fatto in anni passati. Que-sta volta, dovrà dare un taglio alle spese. Ma resterà il marcio che certi creditori avranno subito, loro o i loro aventi causa, complessivamente un rinvio di 25 e più anni per essere pagati come il 99 % dei creditori è stato pagato finora.
E’ sotto gli occhi di tutti che il Comune di Ischia, dal 1993, benché in dissesto, ha conti-nuato a pagare più o meno a pronta cassa i suoi fornitori, che - con licenza parlando - col cavolo avrebbero prestato i loro servigi, se ci fosse stata anche la semplice minaccia di finire sul lastrico, svegliandosi un dì, per trovare che la cassa del comune era vuota.
Non tutti i sacrifici sono stati fatti, dal 1993 ad oggi; non tutti i progetti finanziari sono stati eccellenti; né sono difettate mancate consulenze e spese esagerate - quando non as-surde - del tipo di alcune che recenti atti sindacali, dello stesso comune di Ischia, hanno sonoramente bocciate.
Dott. Ing. Enrico Villari





Ministero dell’Interno
Dipartimento affari interni e territoriali
Ufficio Risanamento Enti locali dissestati
Oggetto: comune di Ischia (Na) —piano di estinzione dei debiti
p.c. Altri destinatari
Apprendo da vostra nota, ed in pari data (prot. 13387) anche dal dirigente del settore economico finanziario del comune di Ischia, nonché gestore della “Gestione Stralcio DISSESTO” per lo stesso comune, Dott. Antonio Bernasconi, che il piano di estinzione dei debiti vi era stato inoltrato il 17.7.08 E, con qualche intuibile intralcio frappostomi, dopo 20 giorni di latitanza degli addetti, il 4.8.2008, ho potuto visionare ed ottenere copia del piano stesso.
Per quello che può valere, non va ascritto a merito del comune la sola comunicazione personale, scarsa e tardiva, disaccompagnata dalla diffusione capillare del rilevante evento. Sconosciuto alle centinaia di creditori che hanno transatto; agli irriducibili e, in breve, da tutta la comunità cittadina.
Se pure non definitivo, in attesa del vostro placet, l’atto ha già un indirizzo, che potrebbe incidere pesantemente sul risultato definitivo, e sulla sorte ancora in ombra dei creditori irriducibili, come tali da sacrificare - pare – “per il bene comune”.
Ci torneremo su, ed altri certo lo farà: sulla atmosfera di segretezza, sulla circoscritta “determina dirigenziale”, inadeguata anche per la mancanza del sigillo più impegnativo, più chiaro e più forte, da parte del sindaco; e con lui da parte degli assessori, se non anche dai consiglieri tutti. Per un atto anche di grande valore economico, tale da condizionare “in modo determinante” le gestioni dei prossimi 10 anni, e soprattutto quel poco spazio che solitamente già non resta nei bilanci rigidi dei comuni in genere, tra le poste attive e le passive. “Un resto” che, per non lasciare spazi vuoti aperti ai creditori che si sono rivolti al giudice e sono stati autorizzati a bussare alla cassa comunale, sapientemente viene sempre riempito dai manovratori, con le loro alchimie.
Salta subito agli occhi che il dissesto, in pratica, non verrà chiuso; pur aderendo formalmente alle pressioni del ministero degli interni, che ne ha imposto l’estinzione per ottimi motivi.
Il contabile, il dirigente Antonio Bernasconi, che parla a nome, e si deve interpretare per precisa delega sindacale, con scritto assai poco illustrativo, e carente ancora su come saranno distribuiti i carichi sui creditori, su un punto si pronuncia: la resa dei conti viene spostata, a completamento, ad altri 10 anni a venire. Difatto, il dissesto reale, già esasperatamente trascinato per 15 anni, lo si prolunga di altri 10 anni; ma nelle righe si comprende che i suoi effetti negativi, sorvolati, se non causalmente taciuti, si risentiranno molto oltre tale data.
La “determina dirigenziale”, è un asettico esposto ragionieristico; che va ad incidere soltanto su una tartassata categoria di creditori, a volte trentennali, capro espiatorio, che potrebbe ingiustamente soddisfare chi non ne è stato toccato.
Ma la “determina dirigenziale”, termine tecnico o neologismo che sia, e come tale accolto nel nostro glossario, come si potrà meglio rilevare, incide anche, e pesantemente, sulle future generazioni di altri 10 bilanci di esercizio. Questa volta anche su tutto il restante 99% dei cittadini, o giù di lì, che non hanno avuto la mala sorte di essere discriminati quando creditori della municipalità, prima come creditori taglieggiati da transazioni apparentemente libere, in condizioni di grave inferiorità, e dopo, se resistenti, puniti, alla chiusura formale e non sostanziale di un dissesto quindicennale. Come sembrerebbe, attraverso la rateizzazione di una parte rilevante del credito, per non avere obbedito alle pressioni che lo invitavano a transigere: proposte, come da atti comunali noti a codesto ministero, al 30-40- 50- 80%, a seconda delle epoche, tutte stabilite di imperio; e non vorrei sbagliare - su vostre indicazioni e suggerimenti rigidi - almeno per realizzare, senza favoritismi e discriminazioni, una rozza par condicio creditorum fase per fase temporale: prima proponendo il 30%; poi il 40%; in ultimo, fino al 14/12/2007, l’80%; e non abbiamo ancora dati su quello che è accaduto tra il 14/12/2007, ed il 15 luglio 2008.
Commento breve Eh! La legge! “summa iniuria” (una presa per i fondelli).
La legge sul dissesto si è preoccupata di proteggere i cittadini da estemporaneità municipali e di altri enti territoriali e non, livellando le proposte transattive a quanto poteva apparire come una irriducibile insolvenza delle amministrazioni: meglio un uovo oggi al 30 %, anziché la gallina tra 20 o 30 anni, si suggeriva a timidi e complessati creditori.
Un ex sindaco, a Ischia, stando alla stampa dell’epoca, si vantò di avere transatto al 40%. Quando si dice, il buon esempio.
Ma la legge, senz’altro pessima, e degna di essere portata alla attenzione della Corte Costituzionale - ma riteniamo che il governo in carica si muoverà con maggiore rapidità e destrezza - dal comune di Ischia è stata interpretata portandone allo spasimo le negative conseguenze possibili. Ritenendosi questo comune autorizzato ad ogni licenza, non solo nell’amministrare le non disprezzabili risorse economiche del paese, ma a non dovere temere, come oggi dovrebbe, che indaghino su come imposti i propri bilanci prima di tutti il ministero, almeno sulla voce dissesto, e dopo, su più versanti, la corte dei conti, il tar, i tribunali civili (non escludo altri tribunali), la corte costituzionale.
Vostri compiti - di ministero dell’interno, direzione finanza locale risanamento enti locali dissestati
Nella vostra nota sopracitata ci tenete a precisare: “Nell’occasione si ribadisce che questo Ufficio non ha alcuna competenza da espletare nella prosecuzione del procedimento in discorso”.
Conoscendo la vostra competenza in materia, prendiamo giustamente per buono il vostro ribadire su problemi che ancora non vi avevamo posto. Salvo avervi giustamente fatto notare tempestivamente che anche i vostri uffici avevano la responsabilità dei gravi ritardi nella chiusura del dissesto finanziario del comune di Ischia; una chiusura rinviata per fare più transazioni.
E prendiamo l’occasione per ringraziarvi tutti – anche Bernasconi – per il deposito già il 15/7/2008 del piano di estinzione, prima che ve ne sollecitassimo ancora.
Ben avendo coscienza che certe responsabilità sono da attribuirsi, in modo talvolta ineguale a più attori, e che spesso per riconoscerle in modo corretto si devono prima sottoporre anche al giudice ordinario, o investendone anche altri ministeri, non rinunciamo, in questa prima fase di una determina dirigenziale ancora in attesa di vostra approvazione, dal ritenervi competenti nella materia, e dotati di poteri di giudizio e di decisione ai quali non potete sottrarvi, e che non potete delegare a nessuno.
Pertanto, con un breve excursus, vi segnaliamo i passi più controversi del comune nello amministrare i “propri” beni, che in ultima analisi sono quelli della collettività, e in quanto scarso conto abbia tenuto di una sottilissima schiera dei suoi creditori, i più vari: dipendenti; ditte; espropriati, questi ultimi già falcidiati da leggi che dopo decenni di cause (anche la giustizia, anzi la magistratura è malata), li ripagava anche al 50%, al 30%, perfino al 20% nella realtà; e nelle speranze dei sindaci, all’uno per mille dei valori venali.
Rilievi su come il comune ha gestito il dissesto.
Tempo di durata del dissesto: 15 anni
I 15 anni sono stati troppi. E’ evidente, e non lo si può nascondere per un malinteso spirito di corpo, che l’intera amministrazione comunale solidalmente, e le commissioni liquidatrici e gli uffici finanziari del comune in modo diretto, non hanno fatto alcuno sforzo per chiudere il dissesto. Perché pretendevano, con la stanchezza, di ottenere transazioni vantaggiosissime per l’ente, terribile controparte dei creditori.
All’occorrenza, per rinfrescare la memoria agli smemorati, si potranno rileggere le proposte avanzate dallo stesso ministero, di quanto si poteva chiedere ai creditori perché addivenissero ad una transazione.
Anche colorite espressioni sono apparse nei giornali, per persuadere i creditori a transigere con le buone o con le cattive. E fa parte delle “cattive” questa chicca: “cari creditori dei comune di Ischia, accettate quel che vi viene offèrto dalla commissione dissesto...perché i soldi non ci sono e potrebbero non esserci mai” (dichiarazione del Dott. Renato Scozzese dell’Ufficio Enti Dissestati del Ministero dell’Interno apparsa su “Il Golfo — Quotidiano di Ischia e Procida” del 29/2/2004 con il titolo: “La questione è semplice: i creditori devono accettare le transazioni”).
Ma una voce si è levata nel deserto: Padre Massimo Rastrelli, della fondazione antiusura Moscati, ha definito la norma in esame “una vera e propria estorsione di Stato” (da “Un Miracolo Italiano” di Gaetano Montefusco, in http://spazioinwind.libero.it/montefusco/dissesto/rniracolo/viacrucis.html).
D’accordo, la legge consentiva certe cose, e per il momento lo permette ancora; proprio per questo la legge va cambiata, ed oggi si scopre che se ne è fatto un uso abnorme disacorandola da una gestione corretta dei beni comunali e superpagando i “liquidatori” tutt’altro che solerti; come oggi li definirebbe un ministro in carica. Nel frattempo occorrerà rivedere in tempi strettissimi, con un motu proprio del ministero, di abolire lo scaglionamento delle rateizzazioni.