martedì, 30 settembre 2008
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martedì, 30 settembre 2008

Egregio Ministro dell'Interno,

 

la legislazione sui dissesti finanziari dei comuni si è prestata ad abusi da parte degli enti, che tuttavia hanno procurato ad essi più danni che vantaggi.

La legge dava per scontato che i dissesti si potessero concludere rapidamente, addirittura entro 3 mesi, ed al massimo altri 3. Ma non essendo stato definito alcun tempo massimo, e non essendo stati imposti ai comuni dissestati limiti rigidi e vincolanti sulle spese e sul genere di spese che potevano effettuarsi nel perdurare del dissesto - da valere piuttosto anche quando i comuni non si trovano in questo stato - è accaduto che solo per predisporre un piano di risanamento trascorressero anche più di dieci anni, ed altrettanti, per rientrare anche in bonis.

Un esempio renderà più credibile quanto qui viene espresso. Un comune del meridione, altamente turistico, il comune di Ischia (NA), a seguito di una politica economica e finanziaria spericolata ha dichiarato dissesto nel febbraio 1993; solo il 15/7/2008, dunque a 15 anni di distanza, ha trasmesso al ministero degli interni un piano di risanamento, che per diventare esecutivo necessita dell’approvazione ministeriale.

Nei piano di risanamento, non avendo ancora rimborsato i creditori di tutto il dovuto, nonostante certe generosissime transazioni a proprio favore, il comune ha predisposto un piano impegni di spese decennale per rientrare effettivamente in bonis. Rientro previsto, il 2018.

Il comune di Ischia non è una eccezione, soprattutto nel meridione di Italia, ma nemmeno uno dei più affidabili. Lo si può prendere come modello, per esaminare nei particolari le motivazioni che lo hanno indotto a trascinare artificiosamente la durata del dissesto per 25 anni, avendo fino ad ora il pieno appoggio dell’ufficio dissesto del ministero interni con i suoi dirigenti. La legge sul dissesto è stata applicata in forme dilettantistiche, con forzature che hanno provocato ingiustizie verso i creditori, danni al comune ed allo Stato. Seguiranno indagini del tar e della corte dei conti, per un prevedibilissimo danno erariale già consumatosi ed ancora in procinto di perdurare per oltre 10 anni, oltre il 2018.

Premettiamo che la legge del dissesto è nata con un orientamento preciso e distorto: non avere dato dei tempi per il rientro in bonis; non avere costretto i comuni dissestati ad una effettiva austerità, lasciandoli invece liberi di spendere in modo folle, e tanto più per giustificare la lunga durata dei dissesti; l’equivoca ed ingiusta applicazione delle transazioni, che hanno sospinto ancora di più i comuni ad allungare la durata dei dissesti, in effetti provocando il raddoppio ed oltre dei debiti, per il crescere degli interessi anche semplici sui debiti originari, di enti con bilanci rigidi e sempre in passivo, incapaci di avvantaggiarsi della perdita di valore della moneta.

Riprendiamo l’esame sul comune prescelto, Ischia Porto. Dal 1993 al 2008 sono trascorsi 15 anni, nei quali gli interessi legali, soprattutto nei primi anni, sono stati elevatissimi; ad esempio gli interessi dal 1990 al 1996 erano del 10% all’anno: e per debiti che già rimontavano ad esempio al 1990, quando non da prima, per il solo periodo 1990-1996, il debito era già passato al 160% di quello originario.

Per dare una informazione sintetica, tutti i debiti che non sono stati transatti dal 1993 al 2008, oggi sono formati da una sorta capitale inferiore al 50%, e da interessi semplici per il completamento a 100.

Pende sul calcolo degli interessi, la possibilità che si è già manifestata in più casi, che più creditori chiedano al giudice, come insiste la legge, il riconoscimento degli interessi anatocistici aggiuntivi (interessi sugli interessi); alcuni lo hanno già fatto prima della approvazione del piano di estinzione. Ma come spesso accade, gli uffici finanziari del comune non si sono sentiti con i legali delle cause di cognizione, che forse anche loro non hanno tradotto l’espressione anatocismo in un calcolo finanziario ad hoc. Interessi che il giudice riconosce automaticamente, con sentenza, gli interessi anatocistici; anche se gli interessi fossero recuperabili solo alla chiusura del dissesto, e non alla data di emissione del piano di estinzione, il loro effetto sarebbe ancora più dirompente. Se il dissesto chiudesse in bellezza, riversando molti debiti sui creditori, alla sua chiusura con il rientro in bonis non cesserebbero i guai per il comune, a partire dal 2018; i pignoramenti inizierebbero a pioggia da quella data, e se si riuscissero a celare le somme in cassa, spendendole perfino a casaccio, si intaccherebbero i beni immobili del comune, inseriti in bilancio per poste ridicole; in primis, la classica sedia del sindaco, e l’orologio.

Si ha motivo di ritenere che grava soprattutto sull’ufficio dissesti del ministero degli interni il non avere compreso a tempo quali inconvenienti nascevano dall’allungamento artificioso della durata dei dissesti. L’ingordigia - siamo costretti ad applicare ad un ente astratto, comunque rappresentato da persone, un linguaggio corposo ed antropico - ha spinto i comuni a questo allungamento artificioso: la possibilità, offerta dalla legge, di speculare sulle attese dei creditori, che disperando sulla data finale del rientro in bonis del comune di Ischia, venivano convinti a transigere a condizioni umilianti.

Ci sono state transazioni per una larga schiera di creditori al 40%, addirittura poco dopo il sorgere del dissesto; altre, più in là, al 50-60 %; altre fino all’80%, il 14/12/2007, giusto sette mesi prima dell’invio del piano di estinzione a Roma, sempreessendo sempre guardingo il responsabile del comune nel tenere secretata la data nella quale avrebbe effettivamente chiesto la chiusura del dissesto, quando tutti i creditori avessero transatto:  perché le note di chiudere il dissesto, che il ministero inviava per mettersi a posto, erano prive di valore effettivo;  e il più volte venivano disattese. Vedi carteggio comune-ministero.

Il ministero, il tutto essendo responsabile anche per una sua parte, ha operato in stretta simbiosi con il comune, conoscendo le %, approvandole, ritenendo corretto e conveniente per la pubblica amministrazione, e credibilmente immune da critiche della corte dei conti, 1’accanimento sui creditori: o transigi alle mie condizioni, o dovrai sottostare allo stillicidio sulla durata del dissesto; e vedrai, che all’ultimo, uscirà un piano di impegno decennale, come giusta punizione. Molti creditori nel frattempo, fisiologicamente sono passati miglior vita, mentre i comuni, ed i loro rappresentanti, sono o si ritengono (politicamente) eterni.

Nel comune di Ischia (NA) i fatti sono andati proprio così. Possiamo saperne di più, senatori e deputati, sui vostri collegi?  O preferite che la cosa passi sotto silenzio? Giustizia vorrebbe che gravi o particolarmente odiosi errori economici degli amministratori, se non fosse possibile riversarli su di essi, si distribuissero fra tutti gli elettori; ma, democraticamente, piuttosto che chiedere alla totalità un modesto contributo pro capite, si preferisce scaricarlo in toto su pochi creditori che non sono in grado di difendersi politicamente, attraverso transazioni che mettano la PA sul loro stesso piano.

Perciò, gran parte di quello che si scrive sui bilanci comunali in rosso, sono chiacchiere e sciocchezze, retorica ed ancora retorica, che avvantaggia politicamente chi ne fa uso. Crediamo che per ora le cose stiano proprio così, in tutta la Italia, nelle sue tre grandi confederazioni del Nord, del Centro, del Sud e delle isole, con gradi di differenze, che non intaccano le leggi antiquate che le riguardano tutte, ed il modo come le si applicano. Ma è impossibile che non sappiate nulla di quanto accade di simile nei comuni dei vostri collegi. Pertanto interessa anche voi la conoscenza di queste note, per riflettere su fatti di carattere generale, partendo da un non minuscolo comune turistico, ricco, ma così male amministrato con pervicacia.

Ma le parole decisive passino attraverso i ministri delle pari opportunità e dell’interno, e da questi al governo ed al parlamento. La legge del dissesto va cambiata radicalmente! Obbligando i comuni ad una effettiva austerità, soprattutto evitando di impegnarsi in acquisti di immobili, anche attraverso espropri, che ad essi non rendono e che non sanno gestire! Ostracismo alle spese pazze, ed a certi stupidi patrocinii, compiti da lasciare ai privati ed a loro rispettabili associazioni! Ma mentre va cambiata la legge, un occhio a certi piani di estinzione; occhio a dissesti ancora in itinere e lontani dal guado; occhio a certe date ed a certi impegni per il rientro in bonis. Riguardare gli organici, il personale ed i dirigenti dell’ufficio dissesti. Se la mentalità di certi funzionari si è troppo consolidata per affrontare il nuovo, e si tratta comunque di lavoratori a loro modo efficienti ma purtroppo non efficaci per risolvere situazioni che richiedono un guizzo, spostarli ad altri compiti; anche promuovendoli se necessario “promoveantur ut removeantur”. La traduzione è superflua.

Abbiamo scritto che le maggiori responsabilità spettano, nel campo dei dissesti e della gestione dei comuni, al ministero degli interni; anche nella formazione delle leggi:  perché è evidente che il parlamento non può che avere una visione panoramica dell’insieme, ma che fino alle commissioni, sono i ministeri che offrono la materia di studio e i propri tecnici. Piuttosto, troppi interventi, corrispondenze ufficiali con i comuni, circolari, tradiscono, nel nostro esempio di Ischia, la volontà di lasciare allungare il tempo di durata del dissesto, favorendo le transazioni, in danno dei creditori.

Quanto al dirigente responsabile dell’ufficio dissesto del comune di Ischia, Dott. Antonio Bernasconi, non si è preoccupato di verificare se il suo piano di estinzione consentiva l’effettivo risanamento dell’ente, come espressamente richiesto dalla legge.

Anche un ordinario amministratore delegato di una media azienda privata, ma ricordiamo che il comune di Ischia ha un bilancio annuo rigido di 60 milioni di euro in entrata e 60 in uscita, prevedendo una situazione fallimentare avrebbe relazionato su quanto sarebbe stato necessario per porvi rimedio. Nel caso del comune di Ischia, a un dissesto iniziato nel 1993 sono seguiti 15 anni di spese pazze, ed un tentativo maldestro di prolungare i tempi di chiusura del dissesto stesso, sperando in transazioni dal sapore ricattatorio, almeno come lo hanno sentito quei creditori che non hanno transatto: per esempio quelle transazioni ultra dimidium, e talora su sentenze che già avevano dimezzavano i valori di certi beni (vedi i beni espropriati); senza mai fare conto che gli interessi semplici galoppavano a due cifre già dagli anni 90, facendo superare nel 2008 i debiti originari.

L’irresponsabilità degli amministratori comunali si è fusa con la loro impreparazione finanziaria, almeno per come si è manifestata nei fatti, non facendo tenere in conto che prolungando ancora il dissesto reale, rateizzando il surplus negativo in dieci anni successivi alla approvazione del piano di estinzione, o semplicemente pagandone una parte cospicua in unica soluzione allo scadere dei 10 anni, gli interessi anatocistici finivano per avere un peso determinante. Appare evidente che certi contabili non avevano neppure immaginato che stavano creando le condizioni per farli formare.

Una società privata avrebbe già cacciato amministratori tanto sprovveduti. Siamo in attesa di conoscere se certi comuni premieranno invece il puro attivismo, senza badare ai risultati. Meglio allora certi fannulloni e sfaccendati, fanno meno danni.

Diamo delle cifre di massima, relativamente ad Ischia. Ipotizziamo un tasso annuale degli interessi costante al 3%, come quello attuale. Al rientro in bonis nel 2018, i crediti che solo allora potranno essere pretesi attraverso i pignoramenti, saranno cresciuti di oltre il 60%, per l’azione congiunta degli interessi semplici e di quelli composti; e già la somma da cui si partirà nel 2008, in tema di anatocismo, non sarà soltanto il debito originario, ma la somma consolidata al 2008, del debito originario e degli interessi maturati nel quindicennio 1993-2008. Anche per le somme rateizzate nel decennio 2008-2018, gli interessi complessivi si stabilizzeranno intorno al 30%, come media sia dei tempi che degli importi di pagamento delle rate.

Passiamo a segnalare le somme che si incrementeranno attraverso il gioco degli interessi.

 

Þ   3.070 milioni di euro del surplus negativo alla data del piano di estinzione, dovrebbero essere rateizzati in dieci anni: per quanto si è detto, con una permanenza media di metà decennio, l’incremento sarà pari mediamente al 30%; al posto di 3.070 milioni leggeremo 3.070 x 1,30 = 3.991,00 milioni di euro; in assoluto +921 milioni di euro. Graveranno pur sempre sul comune di Ischia; ma il dott. Bernasconi fa le viste che la partita non riguardi più la commissione dissesto, quelle commissioni di tre persone, che egli oggi impersona a Ischia, per decreto ministeriale, senza la nomina legittima dei 3 commissari da parte del capo dello stato.

Þ   giudizi pendenti 3.047 milioni di euro, che nel 2018, seguendo il criterio illustrato diventeranno di botto 3.047 x 1,60 = 4.875 milioni di euro; in assoluto +1.828. Stesso discorso su chi graveranno, e sulle dimenticanze del dott. Bernasconi.

Ma un accorto amministratore, la tardigrada magistratura permettente, dovrebbe prevedere che i giudizi si potrebbero chiudere anche prima del 2018; e molti giudizi in itinere si concluderanno per somme superiori a quelle previste in prima istanza. Una società privata condotta con equilibrio avrebbe segnalato questi fatti, e magari avrebbe chiuso con transazioni paritarie, riconoscendo in anticipo quanto si delineava al sorgere della controversia, senza fare condurre azioni ad oltranza dai loro consulenti legali profumatamente pagati, ma non al corrente delle contabilità comunali, e di come vanno gestite.

Þ   giudizi esclusi. Numerosi giudizi sono stati esclusi dalle 2 commissioni precede, ma pedissequamente confermati nella loro esclusione dal dott. Bernasconi, senza verificare se erano relativi a sentenze mai decadute. Il postulare che i crediti sottostanti potrebbero essere rimborsati solo nel 2018, non renderebbe più semplici le cose; ed una tale applicazione le aggraverebbe soltanto, salvo un doppiamente provvidenziale intervento del tar, a favore dei creditori, che riducesse i tempi dei rimborsi.   Per il 2018, se mai questo intervento non fosse richiesto, si accumuleranno interessi pari al 60%, comprendendo quelli anatocistici; ma comunque sempre superiori al 30%, se non tutti i creditori sapranno o vorranno esercitare i loro pieni diritti agli interessi composti.

 Ministro degli interni, veniamo al dunque! Dica la verità! Spera anche lei in queste speculazioni ? O preferisce occuparsi d’altro? Sono quisquilie?

Spiego: in attesa delle rate, o di quanto si potrà esigere solo al rientro in bonis nel 2018, si riaprirà la campagna acquisti, da parte del comune di Ischia, con la consulenza dell’ufficio dissesti ministeriale e del suo dirigente, spedendo cartoline rr ai creditori, perché transigano al 40%-50-60 ?; ed all’ 80%  per i ritardatari, prima del pagamento dell’ultima rata?

Sarebbe una speculazione vergognosa; ma soprattutto un gioco finanziario che si è già dimostrato perdente, tenendo conto della incidenza degli interessi per lunghi anni di attesa.

Qualcuno potrebbe avere la curiosità di sapere se ad Ischia le transazioni abbiano portato un vantaggio. NO.  Non lo hanno portato: 16 milioni di euro di “recuperi” da transazioni, in 15 anni, non hanno compensato l’incremento degli interessi semplici, e meno che mai in prospettiva compenserebbe gli inattesi interessi anatocistici; interessi globali, questi ultimi, che si calcolano sulla intera somma di sorta capitale e interessi, a partire dal momento in cui se ne è fatta domanda al giudice.

Oggi si pretende che per sanare i troppo frequenti dissesti comunali, provinciali e regionali, si debba fare ricorso anche al modesto contributo di creditori tutti di lungo corso, transattori di sanzioni inique e renitenti.  Ma è più corretto riconoscere che per tutte le grosse poste come pagare i dipendenti ed altri che godono di privilegi nei pagamenti, è chiamato prevalentemente il nord Italia. E’ la verità!

Ma nun scurdammoce o ppassato, che ancora pesa; come una questione meridionale che non è materia esclusiva di onesti revisionisti; certi antichi svuotamenti di casse per ripianare guerre di dipendenza del passato, ed altre politiche bancarie industriali di servizi, lontane, recenti ed attuali.

Errori condonabili solo attuando e facendo attuare anche ai più riottosi, politiche intransigenti nella gestione di regioni, province, comuni. Oggi centralizzati, a breve fiscalmente federati.

Per maggiori conoscenze, come non fare riferimento ai blog ? Vedi www.dissestischia.splinder.it

In chiusura:  meglio saldare subito i debiti, consentendo agli enti di contrarre con le banche mutui a medio termine facendone ampliare la sfera di applicabilità a più numerose categorie di debiti. Nel caso del comune di Ischia, sarà sicuramente noto che la maggior parte dei debiti riguardano espropriazioni, spese finanziabili sia perché antecedenti al 2001 e sia perché investimenti. I creditori saranno più soddisfatti, e le rate dei mutui resteranno circoscritte in un unico sistema para-statale, costituito dalla PA e dalle banche finanziatrici dei mutui.  In una situazione si emergenza, come è quella attuale, certe varianti sono legittime.

Buon lavoro.

 

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martedì, 30 settembre 2008

Parte III°  -  Il risanamento del comune di Ischia. Linee programmatiche.

Il piano di estinzione, come è stato presentato dal comune di Ischia (NA) e come si è fatto rilevare, non è veridico. Esso postula un disavanzo di 3 milioni di euro, calcolati al 15/07/08, da ripianare con un impegno di spesa decennale, che non fa alcun accenno agli interessi che matureranno durante la rateizzazione.

Nel piano di estinzione si segnala che ci sono altri 3 milioni di euro per giudizi pendenti, ma essi non vengono fatti rientrare nel dissesto, e neppure tenuti in conto agli effetti di un globale risanamento dell’ente.

Si deve postulare che il comune di Ischia, facendo affidamento sulla lunghezza dei processi civili e soprattutto amministrativi, sullo sfalsamento delle conclusioni dei giudizi, sulla lunghezza della andata in porto dei pignoramenti, presentandosi spesso vuote le casse comunali, e soprattutto sui buoni motivi di credere di potere vincere almeno il 50% delle cause, o addirittura tutte, non ritenga un pericolo aggiuntivo la presenza di questi giudizi, per la propria stabilità finanziaria. Prendiamo per buona questa fiducia; passiamo ad altro.

Riteniamo che ci siano da aggiungere ai 3 milioni di euro almeno un altro paio, cautelativamente; per tenere conto che nei giudizi civili ed amministrativi in corso per i “debiti esclusi “, qualche posta possa essere ripescata per ordine del giudice. La lettura dei documenti, molto attenta, ci suggerisce tale prudenza; certi che, se si supera questa somma, o si rimane al di sotto di essa, non ci saranno scompensi gravi, per un comune tanto ricco di entrate come è il comune di Ischia; con una media ed una moda (media e moda sono termini matematici, ndr) annuale costanti di entrate di 60 milioni di euro.

Abbiamo rilevato in altra parte del nostro scritto che il piano di impegno decennale, come è stato predisposto, è foriero di gravi danni per il comune a partire dal 2018, quando il comune ritornerà in bonis; non ci attardiamo a ripetere come questo accadrà, provocando un nuovo dissesto, senza che allegri amministratori comunali, mai messi di fronte ad una cura ricostituente fondata su sacrifici, abbiano appresa la lezione.

Completiamo questa prima indagine preliminare, prendendo atto che il comune, senza dare particolari spiegazioni, si ritiene in grado di risparmiare, senza fatica, i 3 milioni occorrenti in 10 anni; con una media annuale di 300.000 euro, con 3 prime rate di 200.000 euro, e le 4 ultime di 400.000. Non si spiega neppure perché le ultime pesino tanto, e le prime siano così lievi.

Forse, ripetiamo, forse, ha pesato nella formazione delle rate un sentimento di giustizia male applicato, stravolto, stigmatizziamo, di dovere differenziare tra loro chi ha transatto il 14/12/2007 per l’80% formale e nei fatti per il 73-75%, e chi sulle stesse poste, addirittura per gli stessi giudizi, magari si tratta di noti fratelli di sangue, “pretende” l’intero importo dovuto appena 7 mesi dopo, quando il dissesto si è chiuso. Ma indubbiamente ha pesato anche il conscio-inconscio egocentrismo degli assessori e dei consiglieri, che sotto la guida esperta del sindaco e del segretario comunale, hanno preferito addossare alle future generazioni degli amministratori e dei funzionari l’ingrato compito di convivere con qualche ristrettezza; per sé riservando il plauso di ristrette elites di beneficiari della manica larga in conto di spese, fatte a spese della collettività e di una ristretta e malmenata elite di creditori.

Prima di fare qualsiasi ipotesi di risanamento, introducendo la pars construens, su quali punti prevedere le entrate, inizieremo dalla pars destruens, dalle spese che si devono ridurre o abolire, prendendo a campione certe emblematiche ed eclatanti spese pazze e talvolta ridicole. Spese effettuate anche in tempi vicinissimi, spesso procurate per presentarsi all’appuntamento della chiusura del dissesto con le casse vuote, e che hanno reso impossibile il risanamento, o sempre volutamente, lo hanno fatto apparire tale.

Questo tipo di indagini spetta al ministero degli interni; che non può schermirsi troppo facilmente, dichiarando burocraticamente che il comune è sovrano nelle sue scelte: troppe volte, e tanta corrispondenza lo prova, gli indirizzi di come gestire le spese, li ha dati, ed anche in modo autoritario, o comunque autorevole. Per esempio, scrivendo come comportarsi verso le due categorie, dei concilianti creditori pronti a transigere, e di quella che non ha mai inteso farlo; o di quale percentuale applicare per le transazioni nel susseguirsi del tempo, a partire di una ritenuta del 60% già nel 1994, e del 20%, quando il dissesto stava per chiudersi lì per lì.

a)Enumeriamo tra le spese che non dovranno più essere affrontate dal comune di Ischia le enormi spese sostenute per le commissioni e per gli impiegati comunali che si sono occupati del dissesto: in 15 anni le commissioni ed il dirigente dell’ufficio dissesto hanno speso 1,2 milioni di euro e per gli impiegati che hanno lavorato a straordinario se ne sono spesi 250 mila. Troppi, tenendo conto che il comune è sempre stato controparte sia dei lavoratori che hanno intentato cause ad esso, o che per qualche motivo erano in credito, con tanto di documentazione che lo comprovava; anche le ditte esterne che hanno lavorato per il comune hanno lasciato traccia della documentazione al comune, da ritenersi tenuta in ordine negli appositi uffici; per altri terzi che hanno intentato cause al comune, anche in tale caso presso gli uffici comunali i consulenti e gli avvocati,c’era e c’è tuttora la documentazione.

Rifiutiamo di chiamare fannulloni chi ha impiegato troppo tempo per fare lavori di ricerca che avrebbero richiesto pochissimi mesi,esibendo documentazioni presso gli uffici, e facilmente reperibili quando necessario, presso i tribunali o presso altre Pa; ma oggettivamente ci sono state richieste di consulenze eccessive, si sono impiegati tempi troppo lunghi per portarle a termine, si sono pagate troppo, ed ancora una volta, troppo.

Ai nostri fini, il comune d’ora innanzi non avrà annualmente una spesa media di 140.000 euro rapportata a vecchi prezzi, che oggi con criteri simili lieviterebbero anche del 30%.

A paragone del passato, le nuove gestioni comunali saranno liberate di 140.000-200.000 euro l’anno; e non è poco.

b) il comune di Ischia, come tutti i comuni d’Italia, è stato invitato a non spendere più per consulenze le somme gigantesche degli anni passati; è stato anche invitato a elencare, descrivere, e dichiarare quanto si è speso per esse in un periodo recente.

Si è saputo che il comune di Ischia “ha dimenticato” di fornire questi elenchi; oggi forse lo ha fatto. Il ministero degli interni profitti di questi elenchi, per discutere con il comune di Ischia quanto potrà risparmiare negli anni a venire, non commissionando gran parte di queste consulenze, e facendo lavorare di più e meglio i propri dipendenti.

c) il ministero rilegga criticamente le delibere di spesa del comune di Ischia, almeno degli ultimi tre anni; potrà farsi una idea di quanto non si sarebbe dovuto spendere, e quanto ancora una volta si alleggerirà il passivo dei prossimi bilanci comunali.

d) una particolare attenzione deve essere posta alle delibere del 2008, che hanno subito una impennata sospetta; il comune voleva presentarsi con la cassa vuota, allo appuntamento del 15/7/2008 ? Il dubbio è lecito; se così non è stato, la spesa è stata sconsiderata, in epoca di dissesto, ed irriguardosa verso i creditori che da 15 anni e talvolta 20 e più aspettano di essere parzialmente risarciti, sia pure con moneta inflazionata. Le tre voci a) b) c), sono sufficienti per dire che, ad onta degli sperperi del passato, il comune di Ischia, per i prossimi 3 anni, non può racimolare soltanto 600.000 euro complessivi, 1/300 delle entrate complessive, ma molto di più; anche 2 milioni di euro all’anno, se non continua nella indecorosa gestione degli anni scorsi, e degli stessi primi 6 mesi dei 2008. Quanto basta per chiudere il dissesto in un anno, o al massimo in 2, sempre che con altre fonti non si riesca a chiuderlo immediatamente.

e) il comune di Ischia, come non pochi altri, pecca di presenzialismo. Non è necessario che si spenda per tutte le feste, tutti i concerti, e per aspetti folcloristici delle feste religiose come fuochi botti e palchi, l’onere spetta dei quali spetta ai cittadini, e non al comune.

f) i locali pubblici non si devono cedere gratuitamente per manifestazioni, ma il principio è che chi chiede un locale o un parco per una manifestazione pubblica, paghi il giusto.

g) niente premi di produzione fino a che il comune è in dissesto, anche se la colpa è da attribuirsi principalmente agli amministratori. Ma se una azienda, ed il comune non è da più di una azienda, sta andando male, in qualche modo tutti sono corresponsabili; certi criteri privatistici di conduzione aziendale non possono essere elusi neanche da un comune: pena i dissesti, e schiacciamento dei creditori per decenni.

Sta ancora il fatto che con l’allungamento dei tempi di pagamento dei creditori si formano interessi vistosi, che nel caso del dissesto di Ischia pareggiano i crediti originari; le indecorose transazioni, nonostante le ritenute medie del 50 %, non hanno procurato entrate virtuali superiori alla crescita degli interessi annui.

Una ultima considerazione: troppe cause inutili vengono iniziate o provocate, sapendo già come andranno a finire, e quanto costeranno di più rinviando i pagamenti a tempi apparentemente indeterminati; i nodi vengono al pettine. Procurarsi buoni ed onestissimi avvocati, che sappiano spiegare quando non è più il tempo di continuare certi processi dall’esito scontato.

E procurarsi ottimi esperti di finanze, per non incorrere più negli errori degli anni trascorsi, e dello stesso 2008.

Offriamo uno scampolo di cattiva spesa.

Tale l’acquisto nel 1998 dell’ex faro  dismesso e della casa del custode siti nell’isolotto del castello aragonese dal ministero delle finanze. Acquisto che viene giustificato per motivi turistici.  Ma il comune di Ischia non è in grado di gestire settori turistici come certi brillanti privati locali, nel loro campo, e molto meno quando sono chiamati a gestire la cosa pubblica.

L’ex faro dismesso è costato 750.000 euro, e la casa del custode 150.000 euro, ma non rendono nulla.  Nel 1998 sono stati utilizzati per occultare l’esistenza di fondi utilizzabili per pagare i creditori. Oggi, a 10 anni di distanza, se tenuto in banca, quel denaro avrebbe avuto un incremento del 30%, che avrebbe limitato il ricorso a mutui al 9% annui praticati in quegli anni.  Il sindaco che promosse l’acquisto dell’ex faro e della casa del custode, in quel momento non aveva la visione complessiva della gestione, e non si è fatto consigliare da un finanziere esperto e coscienzioso.

Il numero delle posizioni creditizie che si sono esaminate è 1610, una cifra molto contenuta, che non richiedeva tanti anni per sistemarla in un elenco Excel. Buona parte delle posizioni corrispondono a crediti di lavoratori del comune, privilegiati per legge, e come tali pagati per primi, e per il 100% del dovuto.

Prende corpo, ed a consuntivo si deve dare per assodato, che l’impegno centellinato per predisporre elenchi e piano di estinzione rispondeva alla volontà di dimezzare il dovuto soltanto a una categoria numericamente ristretta di creditori, una sottospecie di alieni.  Una posizione suggerita con insistenza nella sua corrispondenza, anche da funzionari del Ministero dell’epoca, ed oggi improponibile d indifendibile.

Più volte abbiamo chiarito che la massa passiva si è presentata con un importo globale raddoppiato, per l’incremento dovuto agli interessi maturati dalla dichiarazione del dissesto alla data di presentazione del piano di estinzione; mentre il tempo operava a favore anche, di converso, di transazioni che hanno comportato il dimezzamento circa del debito complessivo, comprensivo degli interessi maturati.

Funambolismi aziendali spericolati, comprensibili a consuntivo ormai da tutti, ma conosciuti per tempo dagli esperti dei due campi avversi, dei creditori e dei debitori, o almeno dai loro tecnici e dai loro stessi avvocati più esperti nella materia.

Il gioco, se - senza offesa - così si possono classificare certe operazioni finanziare, come le chiama la letteratura (vedi “teoria dei giochi”), anche le più avvedute, quando ci sono di mezzo gli anni e imponderabili eventi successivi, di leggi, di interpretazioni, di prevalenze ideologiche o campanilistiche, si è dimostrato, nella migliore delle ipotesi a somma zero.

Un gioco, insistiamo, che non è valso il prezzo della candela, salvo per un particolare: a causa della lunghezza degli studi e del tempo impiegato per preparare il piano di estinzione, è casualmente, o causalmente ?, lievitato fino a 1.500.000 euro il costo degli emolumenti delle commissioni e degli straordinari di quei comunali che si sono prodigati per redigere il piano di estinzione;  con un riverbero che si protrarrà ufficialmente fino al 2018, ma per chi sa leggere, a tutti gli anni ‘20 (del terzo millennio, ovviamente).

Per conoscitori dell’estimo:  i giochi vengono sparigliati dai creditori che hanno già chiesto o chiederanno al giudice il riconoscimento dell’anatocismo – interessi degli interessi – sull’intero loro credito, a partire dal 15/7/2008, o da una più antica domanda.

postato da: dissestischia alle ore 10:29 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 29 settembre 2008

Parte II° - Nota aggiuntiva su responsabilità individuali e collettive, e sul prevedibile danno erariale.

I creditori del comune di Ischia furono messi sull’avviso dalle due commissioni che si sono succedute senza portare a termine i loro lavori,sul criteri di estinzione del debito - che sarebbe avvenuto senza pagamento di interessi secondo loro consulenti, come anche da loro note; Vedi anche prefettura sul regime diverso da instaurare tra chi transigeva e chi non lo faceva, per spingere i resistenti ad oltranza a transigere anche loro.

Il vero e proprio terrore conseguente a queste dichiarazioni ha spinto una massa di creditori ad incredibili transazioni al 40%, per altri versi assolutamente inspiegabili, a un anno soltanto dalla dichiarazione di dissesto, ed a 14 anni prima che esso si chiudesse.

In forme ancora più dure si è espresso il comune, all’interno del quale circolavano le voci sui criteri restrittivi del futuro piano, attraverso il loro funzionario Bernasconi, investito di un compito che avrebbe dovuto ragionevolmente essere espletato da un organo super partes.

Nonostante il chiaro dettato della legge, si prevedeva, si comunicava, ed oggidì si è attuato un piano rigidissimo e che sembra un vestito cucito addosso ai creditori che non hanno transatto, e che ormai si disperava che lo facessero, in tale modo impedendo al comune di incamerare il 20% ed oltre del loro credito.

Il piano Bernasconi prevedeva ed ha attuato:

- di rateizzare il debito residuo in 10 anni;

- di non pagare gli interessi che si sarebbero formati nel decennio di rateizzazione;

- di eludere certe consistenti forme di interessi precedenti il piano stesso;

La prima condizione non era certo contenuta nello spirito, se così si può dire, della legge, che cercava di evitare un risanamento la cui durata oggi, a partire al 15/7/2008, si prevede che possa concludersi tra altri 20 anni, dei quali 10 per rientrare in bonis, e forse 10 per smaltire debiti “esclusi”, benché poggianti su sentenze e fatture riconosciute, e per altri interessi non corrisposti. Le altre due clausole sono contra legem, di una legge della quale il dettato è chiarissimo. Anche in questo caso, su documento del quale il dott. Bernasconi porta la responsabilità diretta, molti creditori, impauriti,hanno sottoscritto transazioni, ancora nel 2007, all’80% del loro credito; transazioni munite di clausole economiche dannose per i creditori che le sottoscrivevano, e vessatorie sugli impegni e sulle garanzie avrebbero prese nei confronti della loro forte controparte.

La responsabilità negativa assunta dal dott. Bernasconi non nasce dalle mere accettazioni dei creditori che hanno transatto, ma dal fatto che si è applicata in modo distorto una legge chiarissima, a vantaggio esclusivo dell’ente per il quale lavora il dott. Bernasconi, come funzionario dirigente dell’area Finanze.

Puntualmente, ad appena sei mesi dopo le transazioni del 14/12/2007, effettuate per forti impegni economici, il dott. Bernasconi, dotato di responsabilità esclusiva, ha inviato al ministero degli interni un piano di estinzione che riproduceva perfettamente quanto sopra già era stato previsto ed era in formazione avanzata all’interno degli uffici comunali.

Il piano del 15/7/2008 prevede effettivamente

- la rateizzazione in 10 anni del debito residuo nei confronti dei creditori che non avevano accettato di transigere per percentuali del 40-50-60-80% del loro credito;

- la formazione delle rate senza prevedere di accludere ad esse gli interessi - semplici, o anche anatocistici se richiesti dai creditori davanti al giudice- che nel frattempo erano maturati. In un solo colpo, credendo in buona fede di dover servire soltanto il proprio datore di lavoro, per il carisma che può avvolgerlo trattandosi di una Pa, il dott. Bernasconi ha scontentato, e in realtà provocato danni risarcibili sia ai creditori che hanno transatto, sia a quelli che non lo hanno fatto, sia oggettivamente, sia per il clima che si era creato, su come la legge si intendeva - erroneamente -applicarla. In forme platealmente errate e distorte.

Il rinvio di pagamenti dovuti al dissesto a seguito del rientro in bonis del comune, dopo il 2018, danneggia nello stesso tempo i creditori che non hanno transatto, obbligandoli alla ricerca degli interessi ed altre voci non soddisfatte per errori voluti, attraverso precari pignoramenti di cose e liquidi del comune, tutti in un unico periodo, a seguito di una formidabile impennata.

Questa impennata danneggerà gravemente lo stesso comune, configurandosi come un danno erariale, procurato per volontà di inseguimento di finalità distorte, ed anche per mera imperizia.

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domenica, 28 settembre 2008

Parte I° - Inadeguatezza del Piano di estinzione dell’ente

Il Piano di Estinzione del dissesto finanziario del comune di Ischia (NA) non garantisce il reale risanamento dell’ente che si traduce nell’equilibrio finanziario, sia in termini di cassa che di competenza.

Quanto contenuto nell’oggetto è già sufficiente per comprendere che per uscire dal dissesto finanziario un comune, e per essere considerato risanato, deve aver raggiunto l’equilibrio finanziario, sia in termini di cassa che di competenza.

Nel caso che ci interessa non potrà essere fatta una eccezione per il comune di Ischia (NA), che andato in dissesto nel febbraio del 1993, il 15/7/2008 ha presentato un piano di estinzione dei debiti del tutto insufficiente.

Già anticipiamo quanto dimostrato ne corso di questa nota, che il comune di Ischia (NA) non solo non raggiunge l’equilibrio finanziario in termini sia di cassa che di competenza e presentandosi con un ammanco di cassa di alcuni milioni di euro, si troverà alla scadenza di un piano di impegno di spese decennale, con un deficit di cassa più che raddoppiato a partire dall’anno 2019.

Questo solo per quanto riguarda i postumi del dissesto.

Nel piano di estinzione dei debiti, il comune di Ischia (NA) dichiara che al 15/7/2008 le casse comunali erano in deficit per 3.070.072,50 euro. Ed aggiunge di aver ancora giudizi pendenti per 3.047.239,19 euro.

Pur trattandosi di partite ciascuna con proprie caratteristiche, e dovendo dare un giudizio sullo stato di salute del comune alla presentazione del piano di estinzione, il deficit comunale certamente non risulta inferiore alla somma complessiva delle due partite: 6.117.311,69 euro. Se in una società privata ci si presentasse nel consiglio di amministrazione con queste cifre, certamente non si potrebbe giudicare che un antico deficit è stato risanato. E che è in gioco la vita stessa della supposta società.

Per sanare il tutto, sempre nella proposta di riparto parte 6, il comune si limita a dichiarare di essere pronto a finanziare il deficit con “piani di impegni di spesa dal 2009 al 2018: dal 2009 al 2011 euro 200.000 annui; dal 2012 al 2013 euro 300.000 annui; 2014 euro 370.072,50; dal 2015 al 2018 euro 400.000 annui”.

Nessun accenno viene fatto sulla necessità di pagare nelle varie rate anche gli interessi semplici quantomeno, anatocistici per coloro che li richiederanno davanti al giudice.

Per il deficit dovuto ai giudizi pendenti, 3.047.239,19 euro, neppure un accenno a come potranno essere pagati a seguito dei pignoramenti quando i giudizi stessi dovessero chiudersi.

Quasi che la questione non riguardasse il comune, non riguardasse i presumibili creditori, e soprattutto non riguardasse il Ministero dell’Interno al quale sostanzialmente è dedicato il Piano di Estinzione dei debiti.

Non occorre più prendere a modello una ipotetica società privata, ma di anticipare quale potrà essere il giudizio del Ministero dell’Interno nel valutare come sono disconosciuti i giudizi pendenti.

Si tratta certamente di giudizi in avanzato stato di chiusura, che dovrebbero pesare attraverso pignoramenti a raffica, già prima del 2018, data nella quale verrà pagata ai creditori l’ultima rata di 400.000 euro.

Dissanguato dai 3.070.072,50 euro pagati a rate, non si intravede neppure lontanamente dove il comune di Ischia (NA) attingerà per pagare per i giudizi pendenti nel decennio 2009-2018, salvo a presentarsi ogni volta in sede di pignoramenti come insolvente.

Rileviamo un grossolano errore nel modo di procedere del comune di Ischia (NA). Ritiene di poter pagare tutti gli interessi dopo il 2018; su questo punto si pronuncerà sicuramente il ministero, e se aditi il Tar ed il Consiglio di Stato.

Ma non si può mancare dal far rilevare che, ovemai, per assurdo, fosse lecito di rinviare a dopo il 2018 il pagamento degli interessi, il comune di Ischia (NA) si troverebbe quando i primi pignoramenti dovessero essere fatti, in una situazione catastrofica peggiore di quella attuale.

Con calcolo immediato supponendo che gli interessi legali rimanessero sempre costanti all’attuale livello (3% annuo), nell’arco di 12 anni dal 2008 al 2009; dal 2009 al 2018; dal 2018 al 2019; i soli interessi semplici su 3.070.072,50 euro si presenterebbero pari a 1.105.226,10 euro.

Con criterio analogo per i giudizi pendenti che potrebbero essere anche di importo superiore a quello della fase in cui si trovano come spesso accade quando il comune si presenta come resistente, gli interessi del 3% per 12 anni dal 15/7/2008 al 15/7/2019 ammonterebbero a 1.097.006,10 euro.

Il totale delle due voci precedenti porta a 2.202.232,20 euro alla data prescelta del 15/7/2019.

Guardando retrospettivamente le 4 rate di 400.000 euro annui dal 2015 al 2018, si può immaginare da parte di chi si preoccupa realmente delle condizioni economiche e finanziarie del comune di Ischia (NA) di non aver modo di pagare in tempi brevi i 2 milioni e passa di euro di passività.

Possiamo pensare che poter smaltire i 2 milioni e passa si euro, non potrà trascorrere meno di un quinquennio con un incremento degli interessi fino al pagamento di tutto il dovuto.

Creditori smaliziati hanno tutto il tempo di sostituire alla richiesta degli interessi semplici gli interessi anatocistici. Ed alcuni lo hanno già fatto.

Si ritiene di aver spiegato sufficientemente che a partire dal 2019 o ancora prima se come da immaginarsi il comune verrà aggredito per giudizi oggi pendenti ma che potrebbero concludersi prima del 2018, il comune di Ischia (NA) sarà già maturo per un nuovo e ancora più gravoso dissesto.

Poiché è compito del Ministero dell’Interno di esaminare anche come sia stato gestito il dissesto dal comune di Ischia (NA), almeno per gli anni più recenti si può rilevare che il comune ha fatto di tutto per imporre ai creditori transazioni gravosissime; e di aver fatto di tutto per cercare di chiudere il dissesto a spese dei creditori senza consentire che a nessuno di essi si potesse pagare il 100% del dovuto.

Alcune delibere dimostrano quanto il comune sia stato spendaccione durante tutto il dissesto e ne alleghiamo uno scampolo; ci sarà modo di poterle commentare nelle opportune sedi.

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giovedì, 25 settembre 2008



Considerazioni sul piano di estinzione dei debiti del 15/7/2008 del comune di Ischia (NA)


Il 15/7/2008 è stato presentato il Piano di Estinzione dei Debiti maturati dal dissesto finanziario dell’ente il 3/2/1993. Fino allo stato attuale e prima che il comune ritorni effettivamente in bonis, sono già trascorsi 15 anni.

Il comune denuncia l’impossibilità di chiudere il dissesto pagando il dovuto a tutti i creditori restanti. Nella proposta di riparto parte 6, denuncia un deficit tra massa attiva e massa passiva di euro 3.070.072,50, ma segnala anche che esistono giudizi pendenti per euro 3.047.239,19.

Il totale di queste due voci è pari ad euro 6.117.311,69. Dopo dichiara di finanziare il solo deficit attuale per euro 3.070.072,50, senza tenere in alcun conto i giudizi pendenti.

Se la legge è stata rispettata anche formalmente, ai restanti creditori il 15/7/2008 dovrebbe essere stato accantonato il 50% del loro credito, da imputarsi prima agli interessi e poi al capitale.

Restano scoperti i 3.070.072,50 euro che l’ente vuol pagare in 10 anni senza interessi: tanto risulta dalla proposta di riparto e dai Piani di Impegno in calce alla parte 6.

Poiché viceversa gli interessi vanno pagati per legge, si vede che il comune nel 2018 o anche prima entrerà in crisi.

In alcuni atti l’ente scrive che gli interessi si pagheranno al ritorno in bonis. Con rapidi calcoli, tenendo conto i 3.070.072,50 euro rappresentano la sorta capitale residua, gli interessi semplici su tale sorta capitale al 3% all’anno produrrebbero circa 900.000,00 euro in 10 anni.

Applicando l’anatocismo sulla detta somma (3.070.072,50 euro), gli interessi composti al 3% all’anno produrrebbero circa 1.000.000,00 euro in 10 anni, che metterebbero il comune in ginocchio a partire dal 2018.

La rateizzazione, in entrambi i casi, incide poco sia perché di modesti versamenti e sia perché vige il principio dell’imputazione legale per cui i pagamenti – come sopra accennato - andranno attribuiti prima agli interessi e poi al capitale.

Con la rateizzazione, dunque, permarrebbero nel 2018 residui passivi di circa 500.000,00 euro nel caso degli interessi semplici, e di circa 570.000,00 euro nel caso dell’anatocismo, che aggraverebbero ulteriormente il debito del comune: quindi allo stato non è ipotizzabile la chiusura di tutte le partite nel 2018.

Quindi nel 2018 le sorte capitali e tutti gli interessi maturati graveranno, improvvisamente ed in un unico esercizio, sulle finanze dell’ente provocando un nuovo dissesto finanziario e quindi vanificando quel risanamento che invece sin da oggi andrebbe perseguito.

Oggi smaliziati dai blog, ottimi tecnici ed avvocati sono in grado di consigliare una buona parte dei creditori a fare richiesta al giudice degli interessi anatocistici: alcuni già lo hanno fatto.

In ognuno dei casi considerati, quindi, nel 2018 il comune, già sfiancato dalle rate dei piani di impegno, si troverebbe in crisi sia con gli interessi semplici che con quelli anatocistici.

Mai comunque ci sarebbe mai risanamento, perché si aggiungerebbe il debito dei 3.047.239,19 euro dei giudizi pendenti, e dei loro interessi semplici o anatocistici, che anch’essi colpirebbero l’ente a partire dal 2018.

Si tratta di debiti da capogiro. I vostri contabili sono in grado di precalcolarlo con notevole attendibilità.

Manca ancora una voce importante. Pur riportando un elenco di debiti esclusi dalla liquidazione, non viene appurato che accanto a numerosi debiti già esitati, ce ne sono altri che andrebbero riesaminati, poichè si tratta di debiti di competenza del dissesto.

Si tratta di alcuni milioni di euro, segnalati per tali importi nello stesso elenco del comune e calcolati al 15/7/2008. Siamo al corrente, non occorre specificarlo, che anche su tali somme sono stati richiesti al giudice gli interessi anatocistici.

Comunque la si rivolti, la situazione al 2018 non è risolubile con i piani di impegno ridicolmente bassi, rappresentati dal comune.

Il Ministero avrà modo di esaminare tutte le delibere del comune di Ischia (NA) che dimostrano sia la solidità delle entrate, sia il modo sciagurato con le quali vengono spese (sagre del pesce e del mandolino, premi ai dipendenti, sponsorizzazioni ed elargizioni a postulanti vari).

Si chiudono queste osservazioni rilevando che le Commissioni sono state pagate troppo – circa 1.500.000,00 euro – come si vede nella parte 3 oneri di liquidazione, ivi comprendendo i compensi al personale per lavoro straordinario nella pagina successiva.

La legge sul dissesto è stata adoperata in modo distorto e forzoso, di fatto obbligando la maggior parte dei creditori al 40%, al 50%, ed al massimo al 80% nel 14° anno del dissesto. Mediamente i creditori che hanno transatto hanno recuperato solo il 50% del dovuto.

Le Commissioni e l’attuale dirigente responsabile hanno lavorato impiegando anche un tempo abnorme, 15 anni, per piegare i creditori facendo accettare ad essi transazioni inique.

Fino all’ultimo il comune ha protratto a dismisura la chiusura del dissesto; infine ha proposto piani di impegno di carattere punitivo nei confronti di quei creditori che non hanno accettato le transazioni inique e non poche volte ultra dimidium.

Le prime due commissioni hanno operato con grande discontinuità e per giunta non hanno completato i lavori. Doppiamente immeritati i ricchi emolumenti sia per le lungaggini sia per la qualità del loro lavoro.

Non occorre ripetere quante volte i creditori si sono lamentati direttamente con essi, e quante volte abbiamo udito negli uffici municipali espressioni su di essi che su casi analoghi solo il Ministro Brunetta si può permettere.

E’ invece oggetto di grave responsabilità, non soltanto morale, del Dott. Bernasconi, l’aver predisposto un piano di estinzione dei debiti senza tener conto che il risanamento dell’ente prevede anche il pagamento di tutti gli interessi, rivalutazioni e spese, in ossequio alla legislazione vigente.

Il suo piano di estinzione provocherebbe un ulteriore rallentamento, addirittura decennale, nella chiusura del dissesto; predisporrebbe il comune di Ischia (NA) a gravissimi danni erariali a partire dal 2018 per l’incombere di un immediato dissesto successivo; nello stesso decennio 2009-2018, provocherebbe ingentissimi danni economici nei confronti dei creditori che non hanno transatto, per il quale porta il peso della responsabilità in prima persona.

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martedì, 23 settembre 2008

Ai Consiglieri Comunali del comune di Ischia (NA)

Sul dissesto finanziario

La chiusura del dissesto non è un atto formale esclusivo del responsabile dell’ufficio gestione della liquidazione, nel caso il dipendente comunale dott. Bernasconi.

Al contrario vi coinvolge tutti, sindaco, segretario capo, assessori, ed in particolare voi consiglieri.

La vostra responsabilità principale vi investe per come il comune ha speso durante il dissesto, protrattosi artificiosamente ed in danno dei creditori per 15 anni, e soprattutto per quel 10% dei creditori che non si sono sottomessi, firmando transazioni inique, al 40% nel 1994, ancora all’80% il 14/12/2007, nel timore fondato che l’amministrazione comunale, in testa le 2 commissioni liquidatrici, oggi il responsabile dell’ufficio gestione del dissesto, non avrebbero mai chiuso le operazioni, fino a che l’ultimo dei creditori non si fosse piegato.

Con l’obbligo di chiudere le operazioni il 15/7/2008, presentando un piano di estinzione, si scopre che c’è ancora un buco di oltre 3 milioni di euro; un buco che, guarda caso, consente di penalizzare ancora una volta i riottosi. che non hanno transatto, dilazionando la data effettiva di chiusura delle operazioni di risanamento, fino a 10 anni, al 2() 18, salvo altre clausole ancora più vessatorie, che non trovano riscontro nella legge attuale, l’unica semmai che conti.

Non è possibile in queste note accludere voluminosi allegati, sia pure zippati. Si da per scontato che un consigliere abbia già letto, o addirittura conservi una copia del piano di estinzione, e che quindi comprenda di cosa e perché ne stiamo parlando.

Del piano di estinzione, in questo momento, ci interessano pochi dati essenziali.

Nella parte 2.9, sua ultima pagina, si legge che la somma pretesa dai creditori ammontava a euro 44.407.784, 26, e la somma effettivamente transatta a euro 27.961,277,15. Una semplice sottrazione ci dice che i creditori, per recuperare dopo anni, perfino 15, una parte almeno del dovuto, hanno rinunciato complessivamente a euro 16.446507, 11, pari al 37% del proprio credito. Nella ottica dei gestori dell’ufficio stralcio del dissesto, i 16 milioni ai euro, perversamente, sono stati fatti coincidere con un “risparmio” del comune; un “risparmio” così tenacemente perseguito, da mantenere i vita il dissesto, nella speranza di chiuderlo, transigendo con tutti i creditori, a non oltre l’80%, nei due anni 2007 e 2008, fino al 15/7/2008. La legge non obbligava a questo accanimento, e se il ministero ha agito male, imponendo certe aliquote inique per le transazioni, gli autori ne risponderanno in proprio.

Nella parte 6. proposta di riparto, si apprende che la massa passiva supera la massa attiva, e che la differenza ammonta a euro 3.070. 072, 50. che l’ufficio gestione dissesto propone al ministero degli interni di finanziario come in appresso:

Importo finanziato con Piano impegni di spesa dal 2009 al 2018: dal 2009 al 2011 euro 200.000 annui; dal 2012 al 2013 euro 300.000 annui; 2014 euro 370.072,50; dal 2015 al 2018 euro 400.000 annui”.

Fermiamoci su questi due punti della parte 6: l’ufficio gestione di fatto raggiunge lo scopo di confermare a coloro che hanno transatto che bene hanno fatto, mentre i riottosi avranno di che pentirsi. Non c’è altra spiegazione possibile.

Una conferma personale: pochi giorni prima del 15/7/2008, nell’ufficio del dott. Bernasconi mi veniva chiesto, garbatamente, se avevo una proposta di transazione; che beninteso non avrebbe potuto essere per un importo diverso da quello autorevolmente, preciso autoritariamente prescritto dal ministero degli interni. Dunque, è lapalissiano, se volevo transigere, cogliendo l’attimo fuggente, lo potevo ancora... Gli euro necessari sarebbero saltati fuori, da qualche parte. Ma, retrocedendo di pochi mesi, accanto al mio nominativo era indicata la somma che mi sarebbe stata accreditata se transigevo: l’80% del dovuto. Ancora una volta, la somma c’era, sia pure l’80%; e il documento era trasmesso al ministero degli interni, per fare presente quale era al momento la situazione.

Si sottolinea che la gestione comunale nello scorcio temporale della fine del 2007, quando sono stati liquidati all’80% certi miei germani su quote di beni identiche a quella mia, e sugli stessi beni, e fino al 15/7/2008, la spesa del comune ha subito una impennata. Sono stati spesi per le più svariate attività circa 1.500.000 euro, pari alla metà circa del disavanzo che, per un decennio ed oltre, graverà in forme diverse sia sui riottosi alle transazioni, sia sullo stesso comune di Ischia.

La vostra responsabilità, su questo tipo di spese è ancora maggiore di quella che pure avete su come il piano di estinzione dei debiti è stato predisposto ed attuato. Andate a rileggere criticamente tutte le delibere, non essendo necessario commentarle in questa sede. Ci penserà il magistrato; ci penserà la corte dei conti; ci penserà qualche ministero che sta cercando di ammodernare la pa, di punire fannulloni ma di premiare gli efficienti; e forse non tutti vi ripresenterete alle elezioni, o vi consentiranno di farlo.

Rileggendo vecchie carte, salta agli occhi il fatto che un sindaco precedente, Telese, abbia voluto acquistare l’ex-faro che il ministero della difesa aveva dimesso: lire 1.500.000.000 (un miliardo cinquecento milioni di lire), + 300 milioni di lire per la casa del custode. E questo mentre, nell’anno 1994, dopo una campagna orchestrata sul fatto che il dissesto sarebbe durato chissà quanti anni, e sembrava escluso se si avesse ancora diritto agli interessi - illustre parere di un celebre esperto del diritto e delle Finanze, tale prof. Pica, da voi pagato come consulente euro 18.000 - a solo un anno dall’inizio del dissesto, 54 creditori rinunciarono al 60% dei loro diritti, rimpinguando le casse del comune, con virtuali 4 milioni ed oltre di euri.

Un’altra chicca. Ed una consulenza troppo munifica. L’ex sindaco Brandi, con alcuni assessori con delibera ha premiato l’Avv. Landolfi pagandogli una fattura di 31.000,00 euro per una causa di esproprio in Corte di Appello, il cui valore, secondo sentenza, e comprendendo tutti gli interessi, era di 62.000,00 euro. A questo avvocato è stato dunque pagato, cash e prima della fine del dissesto, un onorario pari al 50% del valore della causa. Un po’ troppo. La causa non è definitiva e pende ancora in cassazione. Non è questa la sede per addentrarci nel merito della stessa, ma è la sede per stigmatizzare quei cattivi costumi, quelle generosità spropositate che hanno già portato una volta il comune di Ischia in dissesto, che gli hanno fatto vivere male i 15 anni successivi, che minacciano ancora peggio il futuro decennio 2009-2018, aprendo con un piano di estinzione sconsiderato il baratro per il giorno successivo al rientro in bonis. Alla salute !

Ancora sull’ex sindaco Telese. Con delibera del 2000, ha dichiarato che il valore di tutti i beni immobili comunali alienabili è di 1.500.000,00 euro. Solo suo faro è stato acquistato per circa 1.000.000,00 euro. E tutti gli altri edifici valgono meno di un quartino tricamere ? Ma andiamo…. Se ne risponda anche di questo alla Corte dei Conti.

E’ bene che da parte vostra si faccia mente locale su alcuni altri aspetti, negativi per il comune, dei pagamenti dilazionati.

Facendo un bilancio, a tanti anni dalla chiusura del dissesto, e dopo tanti anni che non avevate pagato somme affatto “pretese” dai creditori, ma dovute a regolari fatture e a dispositivi di sentenze in giudicato - e molto male se vi riducete sempre a questo modo di fare- i crediti per il 50% circa rispondevano ed oggi rispondono a “sorte capitali”, e per il 50%, o giù di lì, a interessi quanto meno semplici, formatisi nel tempo.

Questi interessi, non essendo mai una azienda in attivo, voi li ripagate alle banche, al massimo talvolta li addossate allo stato, con mutui iurighisimi, taluno 35 ennale, dal 6 al 9 %.

E’ precisamente quello che si accinge a fare oggi il comune, con la noterella della parte 6. proposta di riparto, voce impegno di spesa dal 2019 al 2018. Non vi ingannate, e non lasciatevi ingannare dalla sibillina a espressione “impegni di spesa”. Se pure non si facesse un mutuo specifico, egualmente si attingerebbe alla massa dei mutui: certo non da vostri risparmi, perché quelle voci che usciranno di anno in anno sottrarrebbero altrettanti fondi utili per altre spese.

In sintesi, perché in altre sedi si discuteranno cause e comportamenti, il dissesto non si chiude di fatto con il piano di estinzione. Prevale la linea forte, per ora; una linea rigida. Mi scrive il dott. Bemasconi che certi interessi mi potranno essere pagati solo quando l’ultimo dei creditori sarà stato pagato, quindi dopo il 2018. E, a prevedersi, attraverso cause che inizierebbero allora.

Mettiamo in chiaro. Gli interessi, come tutte le somme dovute per sorte capitali ed interessi consolidati- esempio come pagati a certi miei germani, perché transattori all’80% e sotto- comunque saranno pagati, attraverso mutui specifici, o indirettamente con altre forme di indebitamento, ma sempre mutui. O non avete presente, tra i tanti, il bilancio del 2008?!.

Dividendo le voci passive per il numero dei residenti, ogni ischitano, giovane vecchio bambino, ricco o povero, è indebitato per circa 20.000 euro. Perciò, scrivere sibillinamente che si ricorre ad un impegno di spesa, non significa affatto che ci saranno dei fondi nuovi, ma solo che si attingerà sul debito esistente e consolidato.

UN conto semplice, quello classico, della lavandaia, dice che se si pospone di altri 10 anni il pagamento di certi crediti, essi alla data del 2018, se gli interessi permanessero al 30 %, aumenterebbero del 30%; una iattura per un comune, che non ha entrate in attivo, e che maneggia così male la spesa pubblica.

Se poi si tiene conto che si possono chiedere gli interessi anatocistici, e vi rimando al dpott. Bernasconi per chiedere Lumi, la situazione si aggrava, e di molto. Ma per parte mia vi riassumo il tutto con un esempio, e con una formuletta, che molti provenienti da scuole tecniche troveranno su 1 loro libro di estimo; ed i più bravi, su internet. Mi sento autorizzato a farlo, perché il dott. Bernasconi, che comprende appieno il significato e gli importi conseguenti agli interessi degli interessi (l’anatocismi per i conoscitori della finanza), non solo non ha avuto sentore che si sarebbero potuti richiedere e che alcuni li avevano già richiesti, ma nel piano stesso di impegno. Parte 6.cit. non ha previsto alcun calcolo per tenere conto almeno degli interessi semplici che si sarebbero accumulati per dopo il 2018: Dopo di me, il diluvio ? EH! NO!

Il dopo dissesto – intendendo per esso il rientro in bonis – non deve esser concepito ed usato come una pattumiera, credendo di essere in regola con la legge.

Gli amministratori, in essi compresi i consiglieri comunali, hanno il dovere, IL DOVERE di verificare se il risanamento è assicurato anche per l’attimo preciso in cui il comune, apparentemente, sembra rientrato in bonis.

Tutte le voci che ancora pesano sulle finanze del comune, prima della data fatidica del 2018, devono avere trovato una sistemazione coerente. La legge prevedeva la chiusura del dissesto addirittura in 3 mesi, diconsi 3, ed al massimo altri 3, un testo forse predisposto da un marziano o da un funzionario spregiudicato.

Ma dopo 10 anni si è visto, in particolare nel nostro caso ischitano, che si accumulano ingentissimi interessi successivi al piano di estinzione, altre voci escluse dal pagamento previsto dal piano di estinzione, ed altre ancora, che provocheranno un nuovo immediato dissesto nel 2018.

Se non ci pensate voi, necessariamente ci penserà la Corte dei Conti a rilevare già oggi il dissesto che state preordinando.

La maggiore responsabilità pesa sul Dott. Bernasconi, che oltre ad essere incaricato della chiusura del dissesto, è anche dirigente dell’area finanze del comune di Ischia (NA) e dunque deve saper parlare anche come tale rilevando la situazione disastrosa preannunciata per il 2018; quando il comune verrà aggredito per alcuni milioni di euro, e non è pensabile che non abbia in quell’anno nemmeno quei 400.000,00 euro che aveva disponibili per l’anno precedente.

A proposito, a Catania è stato sospeso il dirigente del personale del comune per avere concesso 2 milioni di euro i dipendenti per i “brillanti risultati della produttività” (Corriere della Sera 20/9/08) in una condizione assai precaria del comune.

Vi dice niente ?

Certamente la magistratura esaminerà tutti questi fatti incresciosi; se ne occuperà lo stesso governo, attraverso i competenti ministeri; l’ultima parola spetterà ai cittadini residenti e votanti. Ma qualcuno pagherà. Sta a voi, in epoca certa, distanziarvi da certe politiche rancorose (verso i creditori che non hanno transatto), dannose alla collettività, e censurabili, come testimoniato da certi indicatori sulle spese pazze di sempre, e parossistiche nel 2008.

Con simpatia; con tutto il migliore e sincero linguaggio; che non sempre è sincero e contenuto in certe assemblee e riunioni di giunta, o sulla carta stampata. E molto più castigato di alcuni vostri consulenti avvocati che andavano per la maggiore. A presto, a sentire parlare di voi; e di ciò che si dirà davanti ai magistrati ed ai revisori dei conti.

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venerdì, 19 settembre 2008

Napoli, 4 settembre 2008

Spett.le Ministero dell’Interno

Direzione Centrale per la Finanza Locale

Ufficio Risanamento Enti Locali Dissestati

c.a. Dott. Giancarlo Verde

Piazza del Viminale n. 1

00184 - ROMA


Spett.le Ministero dell’Interno

Direzione Centrale per la Finanza Locale

Ufficio Risanamento Enti Locali Dissestati

c.a. Rag. Antonio Scozzese

Piazza del Viminale n. 1

00184 - ROMA


Spett.le Sindaco

comune di Ischia (NA)

Via Iasolino

80077 - ISCHIA (NA)


Spett.le comune di Ischia (NA) n.q. di soggetto

incaricato alla prosecuzione della gestione

del dissesto ai sensi del DM Interno 4185/06

Via Iasolino

80077 - ISCHIA (NA)

Oggetto: dissesto finanziario del comune di Ischia (NA)

Ultimo minuto.

Il 15 luglio dell’anno in corso il dirigente responsabile della gestione stralcio dissesto del comune di Ischia vi ha trasmesso il piano di estinzione dei debiti, relativo ad un dissesto che si era aperto nel mese di febbraio del 1993, ora fanno 15 anni.

Spetta a voi dare risposta al comune di Ischia, su tale piano, visto che una aberrante normativa consente che il compilatore del piano di estinzione, dottore Antonio Bernasconi, sia contemporaneamente funzionario del comune, quale capoarea del settore finanze.

Il vostro giudizio, per quanto ne apprendiamo, non è soltanto di carattere formale, come certamente non è mai stato tale durante tutti gli anni del dissesto, e come è provato dalla vostra corrispondenza, accessibile sia da internet, sia presso gli uffici, a norma della legge sulla trasparenza.

Abbiamo titolato questa nostra nota “ultimo minuto (last minute)”, per meglio evidenziare l’indecorosa corsa, a forze riunite, che stanno facendo, in strettissima collaborazione, l’ufficio stralcio dissesto per raccattare le transazioni dell’ultima ora degli sfiduciati, sui tempi effettivi di chiusura del dissesto e sul recupero in tempi certi del proprio credito, e gli assessori comunali, capitanati dal Sindaco, dott. Giuseppe Ferrandino, e l’esperto in diritto, Segretario Generale dott. Amodio Giovanni, per spendere tutto il possibile, e fare presentare vuote le casse comunali all’appuntamento del 30 settembre 2008.

Abbiamo trascritto, lette su Internet, le motivazioni e gli importi delle delibere degli ultimi 3 mesi.

Ve le offriamo, perché dovete avere sentore di come stia spendendo il comune di Ischia in previsione della presentazione dei conti per le fatidiche date di questo mese di settembre.

E vi segnaliamo che non cessano i tentativi, non pochi felicemente riusciti secondo l’ottica dagli amministratori del comune, e soprattutto del dirigente responsabile della gestione stralcio dissesto, di chiudere con transazioni a dire poco inique, con i creditori.

Le delibere dimostrano ampiamente che gli amministratori comunali si guardano bene dal ricordare a loro stessi che il comune è ancora in dissesto, e che ci sono dei creditori che rischiano ancora di non essere pagati. Per essi, nessun rispetto. Invece, mai negare un piccolo aiutino ad un postulante, mai volere dare l’impressione che il comune dovrebbe vivere in austerità, fino a quando l’ultimo dei creditori, in ordine temporale s’intende, e se la parola si addice, non sia stato interamente soddisfatto.

Vi facciamo le nostre considerazioni, su qualche scampolo dell’elenco:

  • euro 3.000,00 per la sagra del pesce azzurro (delib. 129/08);

  • euro 5.000,00 per il festival internazionale di mandolino e chitarra (delib. 144/08);

  • euro 2.000,00 per una passeggiata del Sindaco (delib. 152/08);

  • euro 1.000,00 per l’elezione di miss e mister aragonese 2008 (delib. 159/08);

  • euro 12.000,00 per la festa della vendemmia (delib. 181/08);

  • euro 30.000,00 per il jazz festival (delib. 186/08);

  • euro 145.000,00 per l’acquisto di un palcoscenico (delib. 194/08).

Non sarebbe saggio, anche da parte vostra, non leggere con attenzione certe motivazioni di spesa, certi importi, e le condizioni generali nelle quali si sta muovendo il comune di Ischia, e nelle stesse condizioni nelle quali finora vi siete mossi.

Partiremo dalla ovvia considerazione che non tutti quelli che hanno fatto transazioni nel passato più lontano, o le abbiano fatte nel passato più recente, o addirittura le stiano facendo in quello che dovrebbe essere l’ultimo minuto del dissesto, siano degli stupidi; né che si debba necessariamente essere i benefattori di consulenti, di postulanti, e dei corpi impiegatizi comunali. Anche la PA ischitana, ahimè, è sclerotica, e per dirla con la parola giusta, esuberante. Per essa, a parte, dedichiamo lo scampolo seguente:

  • euro 260.000,00 per premi ai dipendenti comunali (delib. 178/08) .

Non metteremo in conto quei politici che hanno fatto propaganda, primeggiando tra i transattori: a certe cariche, non si poteva accedere se in conflitto di interesse. Come, per inciso, per la sua doppia carica lo è il dott. Bernasconi.

Né, di converso, riteniamo, come da giornale citato, che i tardoni e resistenti alle lusinghe delle transazioni, se la dovevano “prendere in saccoccia”.

Al contrario di tutto, chi sta transigendo anche all’ultimo minuto, ragiona correttamente: il comune intende ancora rateizzare quei pochi (circa due) milioni di euri che ancora non riesce a trovare, e che anzi va accuratamente spendendo attraverso delibere illogiche, e “SPESE PAZZE”.

Quelli che ancora transigono, hanno la convinzione che voi, Ministero dell’Interno, voi funzionari addetti in particolare, siete dei formidabili sostenitori del comune, liberi di utilizzare le leggi sui dissesti, di interpretarle, di accompagnarle con circolari non prive di valore se mai impugnate, e che attraverso questi strumenti potete dilazionare i pagamenti, dilatandone i tempi.

Allo stato non so se questi transattori abbiano ragione, e con il mio comportamento metto in dubbio che, ora, possiate ancora agire in tale modo.

Perchè, per 15 anni trascorsi siete effettivamente i principali responsabili dei tempi lunghi di chiusura dei dissesti, predisponendo percentuali e le modalità feroci per le transazioni.

Chi ha inventato, nel 1993, che si dovevano imporre transazioni al 40%, condite con altre clausole vessatorie ? Salvo a pagare tali somme 5 anni dopo e senza interessi aggiuntivi.

Chi, qualche anno dopo, ha inventato transazioni al 50% ed al 60%?

Chi, nel 2007, ancora il 14 dicembre, 7 mesi ed un giorno prima della fuoriuscita del piano di estinzione, ha ancora proposto e fatto effettuare transazioni all’ 80%, condite con altre clausole, che ne hanno abbassato la percentuale al 73-75%??

Parlo di queste ultime con cognizione di causa. Perchè offrendo sul mercato la pelle dell’orso, accanto al mio nominativo è stato scritto: ENRICO VILLARI euri tot, pari all’80% dell’importo riconosciuto dalla commissione liquidatrice in quanto tale. Beninteso, con altre clausole riduttrici, che portavano la percentuale effettiva al 73-75 %, negando gli interessi successivi ad una certa data.

E parlo ancora con precisa cognizione dei fatti: 4 miei germani hanno effettivamente transatto, il 14/12/2007, per gli importi che sopra ho ricordato, 1’80% teorico, il 73-75% effettivo. Stupidi, i miei germani ? Mai più! Anzi, prudenti, sicuri che venivano presi per la gola da un ingranaggio anonimo e inattaccabile. Prendere o lasciare.

Tutti dovrebbero fare un pensierino. Ma non ci si è accorti che si è messo in piedi un sistema aberrante ? Mi è capitato di sentire alcuni che hanno transatto, che il sistema che li schiacciava era ricattatorio, nel nome di un interesse di stato che suona falso. Qualche altro ha parlato di estorsione di stato e di usura di stato; qualche altro ancora di truffa di stato. Esagerazioni ! E sempre inviando moccoli a questo o a quel funzionario zelante, che sembrava uscito di fresco da un noto racconto di Kafka: l’addetto ad una infernale macchina stritolatrice di uomini.

Ma le responsabilità, non solo morali, del Ministero dell’Interno, e beninteso dei suoi funzionari, ci sono e come ! E spetterà allo stesso Ministero, ancora prima che alle magistrature, di fare luce e repulisti, per evitare che si ripetano certi fatti gravi, danni a persone, enti e società.

Per cominciare, lungo è l’elenco dei morti, in 15 anni, durante un così lungo periodo di attesa. Ma si ! Che rimorda la coscienza di questi funzionari, convinti di avere fatto “l’interesse del comune di Ischia”.

Anche il dott. Bernasconi, ultimo esecutore alla infernale macchina, comprenda che caldeggiare certe transazioni su livelli minimali, e forse su di esse regolarsi per la data di chiusura del dissesto, non era davvero un bel compito; anche se gratificante sotto forma di ineccepibili bonus formali. L’impegno profuso, degno di migliori cause, e parliamo di morale, è stato quello di una vera e propria crociata, o alla stesura di una rete da pesca, che non poteva chiudersi prima che il grosso dei creditori e del credito, “spontaneamente” non avesse implorato di voler transigere.

Davanti alle magistrature risponderanno anche sindaco ed assessori, per certe loro delibere. O non si sa, che quello che si è dirottato per un palco in legno, sia pure sul sagrato, e per certe minuzie, che sommate solo per tre mesi corrispondono ad un terzo del deficit attuale, come da piano di estinzione parte 6, proposta di riparto, ha contribuito a togliere a certuni anche il 70% del dovuto ?

Meditate gente ! ministero, sindaco, assessori, postulanti e festaioli.

Dott. Ing. Enrico Villari

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