Egregio Ministro dell'Interno,
la legislazione sui dissesti finanziari dei comuni si è prestata ad abusi da parte degli enti, che tuttavia hanno procurato ad essi più danni che vantaggi.
La legge dava per scontato che i dissesti si potessero concludere rapidamente, addirittura entro 3 mesi, ed al massimo altri 3. Ma non essendo stato definito alcun tempo massimo, e non essendo stati imposti ai comuni dissestati limiti rigidi e vincolanti sulle spese e sul genere di spese che potevano effettuarsi nel perdurare del dissesto - da valere piuttosto anche quando i comuni non si trovano in questo stato - è accaduto che solo per predisporre un piano di risanamento trascorressero anche più di dieci anni, ed altrettanti, per rientrare anche in bonis.
Un esempio renderà più credibile quanto qui viene espresso. Un comune del meridione, altamente turistico, il comune di Ischia (NA), a seguito di una politica economica e finanziaria spericolata ha dichiarato dissesto nel febbraio 1993; solo il 15/7/2008, dunque a 15 anni di distanza, ha trasmesso al ministero degli interni un piano di risanamento, che per diventare esecutivo necessita dell’approvazione ministeriale.
Nei piano di risanamento, non avendo ancora rimborsato i creditori di tutto il dovuto, nonostante certe generosissime transazioni a proprio favore, il comune ha predisposto un piano impegni di spese decennale per rientrare effettivamente in bonis. Rientro previsto, il 2018.
Il comune di Ischia non è una eccezione, soprattutto nel meridione di Italia, ma nemmeno uno dei più affidabili. Lo si può prendere come modello, per esaminare nei particolari le motivazioni che lo hanno indotto a trascinare artificiosamente la durata del dissesto per 25 anni, avendo fino ad ora il pieno appoggio dell’ufficio dissesto del ministero interni con i suoi dirigenti. La legge sul dissesto è stata applicata in forme dilettantistiche, con forzature che hanno provocato ingiustizie verso i creditori, danni al comune ed allo Stato. Seguiranno indagini del tar e della corte dei conti, per un prevedibilissimo danno erariale già consumatosi ed ancora in procinto di perdurare per oltre 10 anni, oltre il 2018.
Premettiamo che la legge del dissesto è nata con un orientamento preciso e distorto: non avere dato dei tempi per il rientro in bonis; non avere costretto i comuni dissestati ad una effettiva austerità, lasciandoli invece liberi di spendere in modo folle, e tanto più per giustificare la lunga durata dei dissesti; l’equivoca ed ingiusta applicazione delle transazioni, che hanno sospinto ancora di più i comuni ad allungare la durata dei dissesti, in effetti provocando il raddoppio ed oltre dei debiti, per il crescere degli interessi anche semplici sui debiti originari, di enti con bilanci rigidi e sempre in passivo, incapaci di avvantaggiarsi della perdita di valore della moneta.
Riprendiamo l’esame sul comune prescelto, Ischia Porto. Dal 1993 al 2008 sono trascorsi 15 anni, nei quali gli interessi legali, soprattutto nei primi anni, sono stati elevatissimi; ad esempio gli interessi dal 1990 al 1996 erano del 10% all’anno: e per debiti che già rimontavano ad esempio al 1990, quando non da prima, per il solo periodo 1990-1996, il debito era già passato al 160% di quello originario.
Per dare una informazione sintetica, tutti i debiti che non sono stati transatti dal 1993 al 2008, oggi sono formati da una sorta capitale inferiore al 50%, e da interessi semplici per il completamento a 100.
Pende sul calcolo degli interessi, la possibilità che si è già manifestata in più casi, che più creditori chiedano al giudice, come insiste la legge, il riconoscimento degli interessi anatocistici aggiuntivi (interessi sugli interessi); alcuni lo hanno già fatto prima della approvazione del piano di estinzione. Ma come spesso accade, gli uffici finanziari del comune non si sono sentiti con i legali delle cause di cognizione, che forse anche loro non hanno tradotto l’espressione anatocismo in un calcolo finanziario ad hoc. Interessi che il giudice riconosce automaticamente, con sentenza, gli interessi anatocistici; anche se gli interessi fossero recuperabili solo alla chiusura del dissesto, e non alla data di emissione del piano di estinzione, il loro effetto sarebbe ancora più dirompente. Se il dissesto chiudesse in bellezza, riversando molti debiti sui creditori, alla sua chiusura con il rientro in bonis non cesserebbero i guai per il comune, a partire dal 2018; i pignoramenti inizierebbero a pioggia da quella data, e se si riuscissero a celare le somme in cassa, spendendole perfino a casaccio, si intaccherebbero i beni immobili del comune, inseriti in bilancio per poste ridicole; in primis, la classica sedia del sindaco, e l’orologio.
Si ha motivo di ritenere che grava soprattutto sull’ufficio dissesti del ministero degli interni il non avere compreso a tempo quali inconvenienti nascevano dall’allungamento artificioso della durata dei dissesti. L’ingordigia - siamo costretti ad applicare ad un ente astratto, comunque rappresentato da persone, un linguaggio corposo ed antropico - ha spinto i comuni a questo allungamento artificioso: la possibilità, offerta dalla legge, di speculare sulle attese dei creditori, che disperando sulla data finale del rientro in bonis del comune di Ischia, venivano convinti a transigere a condizioni umilianti.
Ci sono state transazioni per una larga schiera di creditori al 40%, addirittura poco dopo il sorgere del dissesto; altre, più in là, al 50-60 %; altre fino all’80%, il 14/12/2007, giusto sette mesi prima dell’invio del piano di estinzione a Roma, sempreessendo sempre guardingo il responsabile del comune nel tenere secretata la data nella quale avrebbe effettivamente chiesto la chiusura del dissesto, quando tutti i creditori avessero transatto: perché le note di chiudere il dissesto, che il ministero inviava per mettersi a posto, erano prive di valore effettivo; e il più volte venivano disattese. Vedi carteggio comune-ministero.
Il ministero, il tutto essendo responsabile anche per una sua parte, ha operato in stretta simbiosi con il comune, conoscendo le %, approvandole, ritenendo corretto e conveniente per la pubblica amministrazione, e credibilmente immune da critiche della corte dei conti, 1’accanimento sui creditori: o transigi alle mie condizioni, o dovrai sottostare allo stillicidio sulla durata del dissesto; e vedrai, che all’ultimo, uscirà un piano di impegno decennale, come giusta punizione. Molti creditori nel frattempo, fisiologicamente sono passati miglior vita, mentre i comuni, ed i loro rappresentanti, sono o si ritengono (politicamente) eterni.
Nel comune di Ischia (NA) i fatti sono andati proprio così. Possiamo saperne di più, senatori e deputati, sui vostri collegi? O preferite che la cosa passi sotto silenzio? Giustizia vorrebbe che gravi o particolarmente odiosi errori economici degli amministratori, se non fosse possibile riversarli su di essi, si distribuissero fra tutti gli elettori; ma, democraticamente, piuttosto che chiedere alla totalità un modesto contributo pro capite, si preferisce scaricarlo in toto su pochi creditori che non sono in grado di difendersi politicamente, attraverso transazioni che mettano la PA sul loro stesso piano.
Perciò, gran parte di quello che si scrive sui bilanci comunali in rosso, sono chiacchiere e sciocchezze, retorica ed ancora retorica, che avvantaggia politicamente chi ne fa uso. Crediamo che per ora le cose stiano proprio così, in tutta la Italia, nelle sue tre grandi confederazioni del Nord, del Centro, del Sud e delle isole, con gradi di differenze, che non intaccano le leggi antiquate che le riguardano tutte, ed il modo come le si applicano. Ma è impossibile che non sappiate nulla di quanto accade di simile nei comuni dei vostri collegi. Pertanto interessa anche voi la conoscenza di queste note, per riflettere su fatti di carattere generale, partendo da un non minuscolo comune turistico, ricco, ma così male amministrato con pervicacia.
Ma le parole decisive passino attraverso i ministri delle pari opportunità e dell’interno, e da questi al governo ed al parlamento. La legge del dissesto va cambiata radicalmente! Obbligando i comuni ad una effettiva austerità, soprattutto evitando di impegnarsi in acquisti di immobili, anche attraverso espropri, che ad essi non rendono e che non sanno gestire! Ostracismo alle spese pazze, ed a certi stupidi patrocinii, compiti da lasciare ai privati ed a loro rispettabili associazioni! Ma mentre va cambiata la legge, un occhio a certi piani di estinzione; occhio a dissesti ancora in itinere e lontani dal guado; occhio a certe date ed a certi impegni per il rientro in bonis. Riguardare gli organici, il personale ed i dirigenti dell’ufficio dissesti. Se la mentalità di certi funzionari si è troppo consolidata per affrontare il nuovo, e si tratta comunque di lavoratori a loro modo efficienti ma purtroppo non efficaci per risolvere situazioni che richiedono un guizzo, spostarli ad altri compiti; anche promuovendoli se necessario “promoveantur ut removeantur”. La traduzione è superflua.
Abbiamo scritto che le maggiori responsabilità spettano, nel campo dei dissesti e della gestione dei comuni, al ministero degli interni; anche nella formazione delle leggi: perché è evidente che il parlamento non può che avere una visione panoramica dell’insieme, ma che fino alle commissioni, sono i ministeri che offrono la materia di studio e i propri tecnici. Piuttosto, troppi interventi, corrispondenze ufficiali con i comuni, circolari, tradiscono, nel nostro esempio di Ischia, la volontà di lasciare allungare il tempo di durata del dissesto, favorendo le transazioni, in danno dei creditori.
Quanto al dirigente responsabile dell’ufficio dissesto del comune di Ischia, Dott. Antonio Bernasconi, non si è preoccupato di verificare se il suo piano di estinzione consentiva l’effettivo risanamento dell’ente, come espressamente richiesto dalla legge.
Anche un ordinario amministratore delegato di una media azienda privata, ma ricordiamo che il comune di Ischia ha un bilancio annuo rigido di 60 milioni di euro in entrata e 60 in uscita, prevedendo una situazione fallimentare avrebbe relazionato su quanto sarebbe stato necessario per porvi rimedio. Nel caso del comune di Ischia, a un dissesto iniziato nel 1993 sono seguiti 15 anni di spese pazze, ed un tentativo maldestro di prolungare i tempi di chiusura del dissesto stesso, sperando in transazioni dal sapore ricattatorio, almeno come lo hanno sentito quei creditori che non hanno transatto: per esempio quelle transazioni ultra dimidium, e talora su sentenze che già avevano dimezzavano i valori di certi beni (vedi i beni espropriati); senza mai fare conto che gli interessi semplici galoppavano a due cifre già dagli anni 90, facendo superare nel 2008 i debiti originari.
L’irresponsabilità degli amministratori comunali si è fusa con la loro impreparazione finanziaria, almeno per come si è manifestata nei fatti, non facendo tenere in conto che prolungando ancora il dissesto reale, rateizzando il surplus negativo in dieci anni successivi alla approvazione del piano di estinzione, o semplicemente pagandone una parte cospicua in unica soluzione allo scadere dei 10 anni, gli interessi anatocistici finivano per avere un peso determinante. Appare evidente che certi contabili non avevano neppure immaginato che stavano creando le condizioni per farli formare.
Una società privata avrebbe già cacciato amministratori tanto sprovveduti. Siamo in attesa di conoscere se certi comuni premieranno invece il puro attivismo, senza badare ai risultati. Meglio allora certi fannulloni e sfaccendati, fanno meno danni.
Diamo delle cifre di massima, relativamente ad Ischia. Ipotizziamo un tasso annuale degli interessi costante al 3%, come quello attuale. Al rientro in bonis nel 2018, i crediti che solo allora potranno essere pretesi attraverso i pignoramenti, saranno cresciuti di oltre il 60%, per l’azione congiunta degli interessi semplici e di quelli composti; e già la somma da cui si partirà nel 2008, in tema di anatocismo, non sarà soltanto il debito originario, ma la somma consolidata al 2008, del debito originario e degli interessi maturati nel quindicennio 1993-2008. Anche per le somme rateizzate nel decennio 2008-2018, gli interessi complessivi si stabilizzeranno intorno al 30%, come media sia dei tempi che degli importi di pagamento delle rate.
Passiamo a segnalare le somme che si incrementeranno attraverso il gioco degli interessi.
 3,070 milioni di euro del surplus negativo alla data del piano di estinzione, dovrebbero essere rateizzati in dieci anni: per quanto si è detto, con una permanenza media di metà decennio, l’incremento sarà pari mediamente al 30%; al posto di 3,070 milioni leggeremo 3,070 x 1,30 = 3,991 milioni di euro; in assoluto +0,921 milioni di euro. Graveranno pur sempre sul comune di Ischia; ma il dott. Bernasconi fa le viste che la partita non riguardi più la commissione dissesto, quelle commissioni di tre persone, che egli oggi impersona a Ischia, per decreto ministeriale, senza la nomina legittima dei 3 commissari da parte del capo dello stato.
 giudizi pendenti 3,047 milioni di euro, che nel 2018, seguendo il criterio illustrato diventeranno di botto 3,047 x 1,60 = 4,875 milioni di euro; in assoluto +1,828 milioni di euro. Stesso discorso su chi graveranno, e sulle dimenticanze del dott. Bernasconi.
Ma un accorto amministratore, la tardigrada magistratura permettente, dovrebbe prevedere che i giudizi si potrebbero chiudere anche prima del 2018; e molti giudizi in itinere si concluderanno per somme superiori a quelle previste in prima istanza. Una società privata condotta con equilibrio avrebbe segnalato questi fatti, e magari avrebbe chiuso con transazioni paritarie, riconoscendo in anticipo quanto si delineava al sorgere della controversia, senza fare condurre azioni ad oltranza dai loro consulenti legali profumatamente pagati, ma non al corrente delle contabilità comunali, e di come vanno gestite.
 giudizi esclusi. Numerosi giudizi sono stati esclusi dalle 2 commissioni precede, ma pedissequamente confermati nella loro esclusione dal dott. Bernasconi, senza verificare se erano relativi a sentenze mai decadute. Il postulare che i crediti sottostanti potrebbero essere rimborsati solo nel 2018, non renderebbe più semplici le cose; ed una tale applicazione le aggraverebbe soltanto, salvo un doppiamente provvidenziale intervento del tar, a favore dei creditori, che riducesse i tempi dei rimborsi. Per il 2018, se mai questo intervento non fosse richiesto, si accumuleranno interessi pari al 60%, comprendendo quelli anatocistici; ma comunque sempre superiori al 30%, se non tutti i creditori sapranno o vorranno esercitare i loro pieni diritti agli interessi composti.
Ministro degli interni, veniamo al dunque! Dica la verità! Spera anche lei in queste speculazioni ? O preferisce occuparsi d’altro? Sono quisquilie?
Spiego: in attesa delle rate, o di quanto si potrà esigere solo al rientro in bonis nel 2018, si riaprirà la campagna acquisti, da parte del comune di Ischia, con la consulenza dell’ufficio dissesti ministeriale e del suo dirigente, spedendo cartoline rr ai creditori, perché transigano al 40%-50-60 ?; ed all’ 80% per i ritardatari, prima del pagamento dell’ultima rata?
Sarebbe una speculazione vergognosa; ma soprattutto un gioco finanziario che si è già dimostrato perdente, tenendo conto della incidenza degli interessi per lunghi anni di attesa.
Qualcuno potrebbe avere la curiosità di sapere se ad Ischia le transazioni abbiano portato un vantaggio. NO. Non lo hanno portato: 16 milioni di euro di “recuperi” da transazioni, in 15 anni, non hanno compensato l’incremento degli interessi semplici, e meno che mai in prospettiva compenserebbe gli inattesi interessi anatocistici; interessi globali, questi ultimi, che si calcolano sulla intera somma di sorta capitale e interessi, a partire dal momento in cui se ne è fatta domanda al giudice.
Oggi si pretende che per sanare i troppo frequenti dissesti comunali, provinciali e regionali, si debba fare ricorso anche al modesto contributo di creditori tutti di lungo corso, transattori di sanzioni inique e renitenti. Ma è più corretto riconoscere che per tutte le grosse poste come pagare i dipendenti ed altri che godono di privilegi nei pagamenti, è chiamato prevalentemente il nord Italia. E’ la verità!
Ma nun scurdammoce o ppassato, che ancora pesa; come una questione meridionale che non è materia esclusiva di onesti revisionisti; certi antichi svuotamenti di casse per ripianare guerre di dipendenza del passato, ed altre politiche bancarie industriali di servizi, lontane, recenti ed attuali.
Errori condonabili solo attuando e facendo attuare anche ai più riottosi, politiche intransigenti nella gestione di regioni, province, comuni. Oggi centralizzati, a breve fiscalmente federati.
Per maggiori conoscenze, come non fare riferimento ai blog ? Vedi www.dissestischia.splinder.com.
In chiusura: meglio saldare subito i debiti, consentendo agli enti di contrarre con le banche mutui a medio termine facendone ampliare la sfera di applicabilità a più numerose categorie di debiti. Nel caso del comune di Ischia, sarà sicuramente noto che la maggior parte dei debiti riguardano espropriazioni, spese finanziabili sia perché antecedenti al 2001 e sia perché investimenti. I creditori saranno più soddisfatti, e le rate dei mutui resteranno circoscritte in un unico sistema para-statale, costituito dalla PA e dalle banche finanziatrici dei mutui. In una situazione si emergenza, come è quella attuale, certe varianti sono legittime.
Buon lavoro.
Dott. Ing. Enrico Villari
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