venerdì, 31 ottobre 2008

Mittente:  Dott. Ing. Enrico Villari

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Napoli, 31 ottobre 2008

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Termonti

Oggetto: sul dissesto finanziario del comune di Ischia (NA) iniziato 15 anni fa e con chiusura prevista per il 2018 senza interessi per crediti risalenti agli anni 1980

Egregio Ministro Tremonti,

 

la grave situazione debitoria dei comuni di Roma e di Catania, ai quali probabilmente si aggiungeranno  Napoli e forse ancora molti altri, ha spinto il governo a intervenire con fondi a carico dello Stato, per impedire che cadessero in dissesto finanziario.

Nelle note non entro nel merito di queste operazioni straordinarie, attraverso le quali dovrebbero rimettersi in sesto questi comuni, per qualche tempo o per un tempo più lungo, ma se accompagnate da una politica di austerità nelle spese, spese pazze e spesso assurde, non commisurate alle entrate nella gran parte dei comuni italiani.

Sottolineo piuttosto che manca generalmente negli amministratori dei comuni italiani, ma è finora difettato anche ai ministri dei settori economici e finanziari, la percezione e la conoscenza di perché si formino buchi finanziari così vistosi, e perché i rimedi delle leggi sui dissesti li facciano ingrandire e perfino provocare.

 

Senza addentrarmi subito a descrivere il giro vizioso che provoca il dissesto formale dei comuni,  il loro protrarsi ed accrescersi dei debiti, quelli congelati nel dissesto e quelli successivi alla data di inizio di questo ultimo, suggerisco di riflettere su come si ripartiscono i debiti, prima del  dissesto, e durante lo stesso.

Mi sono occupato del dissesto di un piccolo comune, Ischia (NA), ma lei potrà farlo verificare per Roma, Napoli, Catania, o per qualche altro

Nel momento cruciale in cui il comune di Ischia stava per entrare in dissesto, nel febbraio del 1993, i debiti originari risalivano già a numerosi  anni prima, ed a causa degli interessi legali formatisi su fatture inequivocabili, spese amministrative, di forniture o di personale, sentenze di tribunali, erano già lievitati oltre il 30%.

Per un comune, ente con bilanci rigidi, che non può sperare in un incremento di produttività, che compensi l’aumento della spesa dovuta agli interessi annuali formatisi su di essa, la dilazione del pagamento non è di alcun vantaggio.

Se non si troverà il modo di impedire che i comuni continuino a spendere in piena libertà, quando hanno già fortissimi arretrati, per molti di essi il dissesto è un inevitabile approdo.

 

Mancano nei piccoli comuni, ma in nessuno  si fa una indagine seria, sul livello dell’indebitamento, sulle date di formazione dei debiti ormai certi (sentenze, fatture, bollette, come per analogia in una qualsiasi spa), e soprattutto il rapporto progressivo tra il debito originario e gli interessi maturati nel corso degli anni.

Spetta oggi al mondo politico, prima di tutto al governo, soprattutto ai ministri dei settori economici e finanziari, far dotare i comuni di strumenti per  misurare il  grado di indebitamento, e stabilendo dei vincoli perché non si superino certi livelli di spesa:  e tutto questo per impedire che accedano a rovinosi dissesti, che penalizzano oltretutto una percentuale ristretta della collettività, ossia i creditori portatori di  fatture e  sentenze inequivocabili.

 

Ripeto e sintetizzo questo primo punto: i comuni arrivano ai dissesti, avendo lasciato lievitare i debiti originari, per semplicità consistenti di fatture e sentenze, con una percentuale elevatissima di interessi legali.

Si apre la fase del dissesto finanziario: leggi dettate dal ministero degli interni, circolari  e codicilli, favoriscono il prolungamento del dissesto per lunghissimi anni. Motivo: si consente ai comuni dissestati  di trattare con i creditori, e di sospingerli a fare transazioni dal 40% al  60 %, se vogliono avere almeno una parte di quanto  ad essi spetta, senza dovere attendere anni ed anni.

Porto l’esempio del comune di Ischia che, dal febbraio 1993, solo il 15 luglio di questo anno 2008  ha presentato il piano di estinzione, che prevede di estinguere nel 2018 le forti passività ancora pendenti, tramite una rateizzazione decennale.

 

Generalizzo.  I comuni con il dissesto “ci marciano”, a spese dei creditori e, senza dispiacenze delle collettività che rappresentano, tacitamente soddisfatte di non dovere partecipare alla spesa, concentratasi sui creditori.  

Infatti già oggi ad Ischia certi amministratori e certi contabili scrutano i debiti che hanno con quei creditori che non hanno chiuso nel 2008, e fanno progetti sulla loro resistenza fino al 2018, posticipando quindi i termini del pagamento: da cambiare strada quando li si incontra, quegli amministratori e quei contabili.

In breve: il debito originario del comune di Ischia, già accresciuto nel 1993 con interessi medi del 30%, si è biforcato nel periodo 1993-2008, tra creditori che hanno transatto, e creditori che non hanno accettato transazioni davvero inique.

 

Tuttavia il risparmio attraverso le  transazioni è stato inferiore all’incremento globale degli interessi.

Le riduzioni operate in sede di transazioni, hanno inciso unicamente sulla componente degli interessi che erano nel frattempo maturati ma non hanno portato ad un risparmio sui crediti originari.

Per i creditori che non hanno transatto, gli interessi a partire dall’inizio dei loro crediti, in questo anno 2008 sono già pari al 130% di questi ultimi;  a questi interessi si aggiungeranno gli interessi successivi di un decennio, presumibilmente non inferiori ad un altro 30%.

Ovemai questi creditori dovessero chiedere gli interessi anatocistici, complessivamente essi riceveranno mediamente il 300% del credito originario fatto pari a 100.  Per pura ridondanza, il conteggio è il presente:  capitale 100 + interessi al 2008 130 = 230 sempre al 2008;  con la richiesta di anatocismo, 230 + interessi antocistici al 3% annuo per 10 anni = circa 300 al 2018.

 

Per i creditori che non hanno transatto, i comuni vorrebbero pagare gli interessi maturati, sia essi anatocistici che semplici, alla chiusura del dissesto, cioè dopo l’approvazione del rendiconto finale;  nel caso del comune di Ischia (NA) ciò avverrebbe nel 2018.

Non mi attardo sull’effetto dirompente di certi interessi che tutti insieme verrebbero rimborsati dopo il 2018, pignorando il comune;  tali da provocare una crisi, pari a un “colpo di ariete” dell’acqua che precipita in  una conduttura da una montagna…

 

Sintetizzo ancora: l’apporto parziale delle transazioni, che tuttavia si sono verificate su crediti già gravati da interessi,  non compensa l’incremento globale degli interessi, durante il dissesto, e concludo: se non si mette mano ad una nuova legge sui dissesti, e non  si   provvede anche a sanare subito le situazioni sospese dei comuni già in dissesto, i danni finanziari saranno assai gravi.  E l’attuale governo si sarà limitato a mettere pannicelli caldi.

 

Un codicillo: prima di versare nelle casse di Roma, di Catania, e direi di Napoli, le somme che li dovrebbero portare oggi fuori da un imminente dissesto, ordinare anche per essi una indagine esemplare, da fare estendere a tutti i comuni di Italia: verificare quali erano i debiti originari, indicandone a parte, aggiornandoli periodicamente, gli interessi maturati.

Si avrà il metro di quanto si accrescerà il debito nel corso degli anni, e si comprenderà che non è lecito sperare nelle transazioni dei mal capitati  creditori. I quali, se si saranno fatti più furbi, chiederanno già da oggi al giudice gli interessi anatocistici, che graveranno su tutto il credito, la parte originaria e la parte costituita dagli interessi legali.  Materia elementare, se non per i  responsabili finanziari  dei comuni, per i  ministri delle finanze con i loro collaboratori.

 

Cordialità.

Dott. Ing. Enrico Villari

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mercoledì, 29 ottobre 2008

Una cosa per volta, si direbbe in un'amministrazione familiare e cosi' sembra si debba dire in quella pubblica.

"Par contre" il cittadino non puo' aspettare che la macchina amministrativa tardi nelle riforme, nella gestione ordinaria e straordinaria, e nel risolvere i problemi.

Questo il fulcro della politica e dell'amministrazione.

Altrimenti si ritorni all'anarchia, all'autogestione e al disinteresse.

SalutI dallo staff di dissestischia.

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giovedì, 23 ottobre 2008

Mettere all’asta l’ex faro del Castello Aragonese per ripianare i debiti del dissesto finanziario del comune di Ischia (NA) che dura da 15 anni


Tra le delibere del comune di Ischia (NA) fortuitamente ci siamo imbattuti nella deliberazione di giunta municipale n. 414 del 28/9/1999; nella quale si decise di acquistare per lire 1.500.000.000 (un miliardo cinquecento milioni di lire) la torre dell’ex faro del Castello Aragonese e della casa del custode, dismessi dal Ministero della Difesa.

Tenace propugnatore dell’acquisto, il sindaco d’epoca Telese Luigi, convinto dell’interesse del rudere “a fini turistici”.

Non si può che fare una reprimenda per quegli assessori che approvarono un acquisto, occasione soltanto di spesa, privo di successive entrate.

Il lato più oscuro della vicenda è dato dal fatto che il comune di Ischia (NA) era in dissesto finanziario dal 3/2/1993 per le sue spese disorganiche e pazze; che tanti creditori del comune dal 1993 ancora non sono stati rimborsati e che si prevede di farlo rateizzandoli in 10 anni; salvo rinviare a dopo il 2018 gli interessi maturati in 25 anni ed oltre, quando il comune presume di rientrare in bonis.

L’aspetto più disgustoso del costosissimo acquisto del faro, è dovuto al fatto che il sindaco Telese era a conoscenza che nel 1999 i creditori – con le buone, e con le cattive (il paventato rinvio sine die del rimborso) – venivano sospinti a transigere al 40% del loro credito, rinunciando per giunta agli interessi legali maturati negli anni di maggiore inflazione, al tasso comunque del 10% annuo.

Il Telese, già avvocato difensore del comune di Ischia (NA) in anni precedenti l’incarico popolare, forzosamente era al corrente di come stesse operando la commissione liquidatrice, nei locali dell’ente, in adiacenza alla sua stanza.

Propugnatore della bontà delle transazioni, l’avv. Telese rinunciò al 60% delle sue competenze professionali (35.000 euro circa) dovutegli dal comune di Ischia (NA), incassando soltanto 15.000 euro circa (il suo 40%: vedi piano di estinzione del 15/7/2008 n. 121 all. A, punto 2.6).

Basta. Confermiamo che le due operazioni, l’acquisto del faro, e delle transazioni indotte addirittura ultra dimidium, erano e restano riprovevoli; nate in un clima spensieratamente spendereccio, ma rafforzato dalla precisa volontà di far apparire le casse comunali sempre vuote ai creditori.

Oggi in sede nazionale, ci si va convincendo che i comuni devono disfarsi degli immobili che non riescono a gestire. Il comune di Ischia (NA) come prima e simbolica operazione metta all’asta l’inutile faro spento del Castello Aragonese e la casa del custode.

Prosegua su questa linea, facendo ammenda seppure tardivamente delle sue spese pazze.

Dott. Ing. Enrico Villari


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mercoledì, 22 ottobre 2008
TRIBUNALE DI NAPOLI – Sezione Distaccata di ISCHIA (NA)
Atto di citazione
Il ………., nato a ………. il ………. ed ivi residente alla Via …….., codice fiscale ………, rappresentato e difeso, congiuntamente e/o disgiuntamente dagli Avv.ti ………..e ………… ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in ……… ………… in virtù di procura a margine del presente atto

premesso che

1)l’istante vanta nei confronti del comune di Ischia (NA) i crediti di cui alle seguenti sentenze: a) ………. (confermata da Corte Suprema di Cassazione n. ………., passata in giudicato);  b) ………. (passata in giudicato);  c) …………….(………….. passata in giudicato);  d) ……………. (passata in giudicato);  e) …………….. (non opposta e passata in giudicato);
2)il comune di Ischia (NA) per i crediti di cui al capo 1), nonostante le numerose richieste e diffide di pagamento, è ancora debitore dell’istante per cui le sorte capitali hanno generato, generano e continueranno a generare interessi fino al soddisfo (cfr. tabella in appresso);
3)il ………… intende ottenere, come in effetti formalmente chiede con il presente atto di citazione, l’anatocismo relativamente ai suddetti crediti sub 1), ai sensi dell’art. 1283 c.c.: ‘in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”;
4)nel caso di specie ricorrono tutti i requisiti richiesti dalla legge
a.domanda giudiziale (il presente atto di citazione), che contiene, in modo espresso ed inequivoco, il riferimento agli interessi composti, od altra espressione chiaramente riferentesi all’anatocismo (Cass. 3912/82);
b.interessi scaduti da più di sei mesi.

*  *  *

Diritto
Sugli interessi semplici, gli interessi composti e l’anatocismo
L’anatocismo consiste nella capitalizzazione periodica degli interessi dovuti per un capitale (interessi che producono interessi) (cfr. Nuovissimo Dizionario di Banca, Borsa e Finanza, ed. Milano Finanza, aprile 2005).
Esso rientra pienamente nella casistica degli interessi composti con la limitazione dettata dall’art. 1283 c.c..
Per la sua chiarezza si riporta un ampio estratto di Virginio Panecaldo, Estimo Civile e Rurale – Edilizia, ed. Buffetti, dalle pag. 13-17:






Di seguito alle definizioni di interesse semplice ed interesse composto, l’autore (Panecaldo, op. cit.) ne riporta le formule e gli esempi applicativi delle stesse:




Nel caso de quo per quanto sopra detto e per quanto praticato in casi simili, è applicabile l’interesse composto discontinuo annuo, che produce interessi in misura inferiore sia al “discontinuo convertibile” sia al “continuo”.
Quanto al tasso, per la giurisprudenza:  “in mancanza di una convenzione successiva alla scadenza che determini un tasso diverso, gli interessi sugli interessi scaduti, chiesti dalla domanda giudiziale, sono dovuti esclusivamente nella misura legale” (Cass. 14688/03 in Giust. Civ. Mass. 2003, f. 10).
Per uno solo dei crediti elencati in premessa, e precisamente per ……….. riconosciuta dalla sentenza …………….., il tasso legale annuo degli interessi è stato maggiorato dalla Corte di Appello di Napoli di due punti percentuali:  ne deriva che nella stessa misura dovrà essere stabilito il tasso in sede di anatocismo per detto credito.

*  *  *

Sui requisiti per ottenere l’anatocismo
A carattere generale la giurisprudenza della Suprema Corte ha sancito a Sezioni Unite che “la condanna al pagamento degli interessi anatocistici presuppone che si tratti di interessi accumulatisi per almeno sei mesi alla data della domanda e che la parte cui l’effetto di capitalizzazione profitta li chieda in giudizio con una domanda specificamente rivolta ad ottenere la condanna al pagamento di quegli interessi che gli interessi già scaduti, ovverosia il corrispondente capitale, di lì in poi produrranno” (Cass. S.U. 10156/99 riportata in “Codice Civile annotato con la giurisprudenza, ed. Giuffrè, ottobre 2007).
In particolare:
a)domanda giudiziale
Per la giurisprudenza, è pacifico che la domanda giudiziale diretta ad ottenere il pagamento degli interessi sugli interessi a norma dell’art. 1283 c.c. si identifichi principalmente con la citazione introduttiva della lite; 
b)interessi scaduti da più di sei mesi
Per la giurisprudenza “il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si sia accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali (sui quali calcolare gli interessi secondari), e cioè che il debito era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi sia una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi” (Cass. 4830/04).
Nel caso specifico di crediti consacrati in sentenze, la giurisprudenza di legittimità ha sancito che “gli interessi, relativi a crediti accertati con sentenza dal giudice, possono a loro volta produrre interessi dal giorno della domanda giudiziale proposta dopo l’anzidetta sentenza” (Cass. 3054/78).
In relazione ai crediti di cui in premessa, gli interessi sono scaduti da più di sei mesi ed il debitore è stato anche regolarmente e più volte costituito in mora.
*  *  *

Breve osservazione
Dopo molti anni di mancati pagamenti, anche gli interessi semplici possono superare il debito originario.
E’ proprio il caso de quo leggibile nella tabella di cui in appresso.
Nell’esempio di montante ad interessi composti discontinui annui di Panecaldo (vedi supra), nelle ipotesi che gli interessi semplici nel corso degli anni abbiano eguagliato il capitale originario, il montante raddoppia.
Si fa rilevare la responsabilità patrimoniale che incombe soprattutto sugli attuali amministratori e sui funzionari dell’ente che, non estinguendo prontamente il debito con i suoi rilevanti interessi aggravati anche a seguito di codesta domanda giudiziale, espongono il comune di Ischia (NA) ad un gravoso danno erariale.
Copia del presente atto verrà inviato alla Corte dei Conti, al Ministero dell’Interno ed a tutte le autorità amministrative, contabili e giudiziarie ritenute opportune.
*  *  *
Riepilogo
Per quanto sopra esposto risultano accertati i requisiti ex art. 1283 c.c. per ottenere l’anatocismo sui crediti di cui al capo 1) della premessa:  domanda giudiziale (il presente atto di citazione) e interessi scaduti da più di sei mesi.
Pertanto, per ciascuno dei suddetti crediti, gli interessi maturati fino presente atto di citazione andranno a sommarsi ai rispettivi capitali e su tali importi matureranno gli interessi composti discontinui annui.
Per dirla come il Panecaldo, fruttano ripetutamente sia il capitale originario che gli interessi che si susseguono e cioè l’anatocismo.
Questa la tabella dettagliata, con gli importi in euro:

Alla scadenza di un anno, il debito per interessi con dietim ………. ammonterà ad euro …………….
*  *  *
Tanto premesso l’istante, come sopra rappresentato, difeso ed elettiva-
mente domiciliato
cita
il comune di Ischia (NA) in persona del Sindaco legale rappresentante pro tempore, domiciliato per la carica presso il Municipio di Ischia (NA) in Ischia (NA) Via lasolino, a comparire il giorno ………… innanzi al Tribunale di Napoli – Sezione Distaccata di Ischia (NA), sezione e giudice a designarsi ex art. 168bis c.p.c, nei soliti locali di udienza, all’ora di rito con prosieguo e con l’invito a costituirsi entro e non oltre venti giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme di cui all’art. 166 c.p.c., con l’avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’art. 167 c.p.c. e che, in difetto di costituzione, si procederà in sua contumacia, per sentir accogliere le seguenti

conclusioni

1)accertare e dichiarare, con riferimento ai crediti di cui in premessa, il diritto dell’istante all’anatocismo nei confronti del convenuto;
2)per l’effetto condannare il convenuto al pagamento in favore dell’istante dell’anatocismo dalla data della presente domanda al soddisfo, sugli importi, tassi e capitalizzazioni di seguito indicati ovvero su quelli diversi, maggiori o minori accertati da codesto Tribunale:
a.sentenza ………..: su euro ………….= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c.;
b.sentenza …………:  su euro ……….= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c.;
c.sentenza ………….:  su euro ………….= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c.;
d.sentenza ……………:  su euro …………..= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c.;
e.sentenza ……………..:  su euro ………= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c. + 2% annuo;
f.sentenza ……..…………..:  su euro …………= con capitalizzazione annuale al tasso ex art. 1284 c.c.;
3)con condanna del convenuto al pagamento di spese, diritti ed onorari di giudizio, oltre cpa, iva e spese generali, con attribuzione ai sottoscritti avvocati anticipatari.
In via istruttoria si chiede la consulenza tecnica di ufficio contabile.
Con espressa riserva di integrazione e/o modifica, anche in via istruttoria ed in considerazione della condotta processuale avversaria, sin d’ora – in caso di ammissione di mezzi istruttori del convenuto - si chiede la prova contraria.
Ai fini di legge si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminabile e che il contributo unificato è di euro 340,00=.
All’atto dell’iscrizione a ruolo si depositano i seguenti documenti:
1)………….; 
2)…………..; 
3)…………..; 
4).…………….; 
5)……………
6)…………..
Napoli-Ischia ………….
Avv. ………..

Avv ……………
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categoria:citazione, locali, anatocismo, atto, enti, credito, dissesto, finanziario
venerdì, 17 ottobre 2008

dissesto finanziario del comune di Ischia (NA): transazioni illegittime all'80% - modificare piano di estinzione

In nome e per conto del Dott. Ing. Enrico Villari contesto la gravissima illegittimità relativa alle transazioni all'80% eseguite dal comune di Ischia (NA) con alcuni creditori (tra i quali un sostituto procuratore generale della repubblica di Napoli).

 

L'Ufficio Gestione Stralcio Dissesto di Ischia (NA) ha transatto e liquidato (vedi punto 2.6 all. D del piano di estinzione 15/7/2008) euro 22.108.194,70 quale somma "pretesa dai creditori" per complessivi euro 17.250.426,03.

La media transatta è del 78% circa:  ciò viola la par condicio creditorum.

Tali transazioni sono state effettuate oltre i limiti di legge (60%); la provvista è stata anticipata dall'ente ordinario ed addebitata - illegittimamente - alla massa passiva della liquidazione.  In pratica, chi non ha transatto, troverà le casse vuote.

 

La legge sul dissesto (TUEL) non consente transazioni superiori al 60%.

 

Vogliate modificare il Piano di estinzione e addebitare all'ente e non alla procedura di dissesto, la differenza versata in più ai creditori che hanno transatto oltre il 60%.

In particolare il massimo che il comune di ischia (NA) poteva versare era il 60% di 22.108.194,60 pari a 13.264.916,76.

 

La somma da addebitare al comune di Ischia (NA) è la differenza tra euro 17.250.426,03 - 13.264.916,76 =  3.985.509,27.

Consegue che la massa passiva (punto 2.9) di euro 36.110.824,35 si riduce di euro 3.985.509,27, e cioè è pari ad euro 32.125.315,08.

Non vi è più una differenza negativa di euro 3.070.072,50, ma un positivo di euro 915.436,77.

 

Pertanto (vedi parte "6" proposta di riparto), la massa attiva di euro 33.040.751,85 supera la massa passiva di euro 32.125.315,08, consentendo la chiusura del dissesto con pagamento integrale dei residui creditori, e senza dover ricorrere ai piani di impegno.

 

Vi chiedo riscontro scritto alla presente ai sensi della normativa sulla trasparenza, riservandomi di segnalare il fatto al Ministro dell'Interno, alla Procura della Repubblica competente ed alla Corte dei Conti.  E salvo il risarcimento dei danni.

Avv. Carlo Villari

Viale Gramsci n. 19

80122  -  NAPOLI

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mercoledì, 15 ottobre 2008
Il bilancio fa acqua da tutte le parti


Ivana Caliendo | Ischia - Una nuova scure s’abbatte sull’amministrazione d’Ischia. Un bilancio tutto sbagliato, che fa acqua da tutte le parti. Questa la ferma e dura opinione espressa dai consiglieri comunali del PdL che nel corso dell’ultimo civico consesso hanno chiesto al Segretario che tutti gli atti del bilancio vengano trasmessi quanto prima atti alla Corte dei Conti per i dovuti accertamenti di legge. La richiesta dei consiglieri del PdL è stata firmata anche dagli altri consiglieri d’opposizione. Tutta questa storia potrebbe rivelarsi come una vera mazzata per il governo comunale, perché, inoltre, è stato richiesto che siano accertate e verificate nello specifico le responsabilità da parte dell’amministrazione comunale, dei consiglieri comunali e dei funzionari comunali. Sulla vicenda del bilancio i consiglieri del PdL sparano a zero, non risparmiando nessuna critica e dichiarano: “Secondo autorevoli esponenti di finanza pubblica, il bilancio riequilibrato è affetto da nullità insanabile in quanto privo di un atto propedeutico: l’approvazione del bilancio consuntivo 2007”. Infatti quest’ultimo dovrebbe essere approvato proprio nel prossimo civico consesso di venerdì 17 ottobre. Sull’argomento bilancio, che appare particolarmente spinoso per il sindaco che ne detiene la delega, l’opposizione annuncia battaglia ed i consiglieri del PdL affermano con estrema certezza: “Ci stiamo attrezzando per compiere tutti gli atti che riguardano il bilancio. Andremo in fondo a tutta la vicenda e non lasceremo respiro a quest’amministrazione”.

LA RICHIESTA DELLA MINORANZA DI INVIARE TUTTI GLI ATTI DEL BILANCIO ALLA CORTE DEI CONTI
I sottoscritti Consiglieri Comunali
Premesso
che la proposta di delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio esercizio 2008 e ricognizione dello stato di attuazione dei programmi si fonda su accertamenti di entrate sovrastimate privi di riscontri obiettivi;
che, agli atti del Consiglio Comunale non si rinvengono le dovute certificazioni degli uffici competenti che danno certezza alle entrate comunali;
che, tale stato di cose è, tra l’altro, segnalato nel parere espresso dai Revisori dei Conti, nel proprio parere favorevole alla proposta di riequilibrio del Bilancio di esercizio 2008, laddove raccomandano “al responsabile del settore finanziario e all’amministrazione comunale il controllo costante delle entrate da accertamento ICI e Tarsu ed in particolare il capitolo dedicato al recupero evasione Tarsu, evitando di impegnare la parte corrente del bilancio finanziata con tali entrate fino alla effettiva realizzazione delle stesse”;
che, il parere dei Revisori dei Conti lascia intendere con chiarezza che le entrate comunali non sono certe, liquide ed esigibili e, perciò, la spesa corrente deve essere limitata e contenuta;
che, alla luce di tali considerazioni non è certamente possibile considerare il bilancio di esercizio 2008 riequilibrato;
tanto premesso e ritenuto, i sottoscritti consiglieri comunali
ritenuto che non permangono gli equilibri di Bilancio, in quanto risultano sovrastimati i seguenti accertamenti:
ICI e TARSU violazione;
oneri di urbanizzazione;
violazioni CdS;
in quanto tali accertamenti, se riportati nell’alveo della veridicità, provocherebbero un disequilibrio di Bilancio ai sensi dell’art. 193 del D.L.vo 267/2000,
esprimono voto contrarioe, nel contempo,
chiedono
al Segretario di trasmettere gli atti alla Corte dei Conti, per i dovuti accertamenti di legge ed in particolare per la verifica di responsabilità da parte dell’Amministrazione Comunale, dei Consiglieri Comunali e dei funzionari comunali nella redazione degli atti di loro competenza.

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martedì, 14 ottobre 2008
TUEL
TESTO UNICO ENTI LOCALI
decreto legislativo (d. lgs.) 267/00
articoli da 242 a 269.
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mercoledì, 08 ottobre 2008

Egregio Ministro dell'Interno,

 

la legislazione sui dissesti finanziari dei comuni si è prestata ad abusi da parte degli enti, che tuttavia hanno procurato ad essi più danni che vantaggi.

La legge dava per scontato che i dissesti si potessero concludere rapidamente, addirittura entro 3 mesi, ed al massimo altri 3. Ma non essendo stato definito alcun tempo massimo, e non essendo stati imposti ai comuni dissestati limiti rigidi e vincolanti sulle spese e sul genere di spese che potevano effettuarsi nel perdurare del dissesto - da valere piuttosto anche quando i comuni non si trovano in questo stato - è accaduto che solo per predisporre un piano di risanamento trascorressero anche più di dieci anni, ed altrettanti, per rientrare anche in bonis.

Un esempio renderà più credibile quanto qui viene espresso. Un comune del meridione, altamente turistico, il comune di Ischia (NA), a seguito di una politica economica e finanziaria spericolata ha dichiarato dissesto nel febbraio 1993; solo il 15/7/2008, dunque a 15 anni di distanza, ha trasmesso al ministero degli interni un piano di risanamento, che per diventare esecutivo necessita dell’approvazione ministeriale.

Nei piano di risanamento, non avendo ancora rimborsato i creditori di tutto il dovuto, nonostante certe generosissime transazioni a proprio favore, il comune ha predisposto un piano impegni di spese decennale per rientrare effettivamente in bonis. Rientro previsto, il 2018.

Il comune di Ischia non è una eccezione, soprattutto nel meridione di Italia, ma nemmeno uno dei più affidabili. Lo si può prendere come modello, per esaminare nei particolari le motivazioni che lo hanno indotto a trascinare artificiosamente la durata del dissesto per 25 anni, avendo fino ad ora il pieno appoggio dell’ufficio dissesto del ministero interni con i suoi dirigenti. La legge sul dissesto è stata applicata in forme dilettantistiche, con forzature che hanno provocato ingiustizie verso i creditori, danni al comune ed allo Stato. Seguiranno indagini del tar e della corte dei conti, per un prevedibilissimo danno erariale già consumatosi ed ancora in procinto di perdurare per oltre 10 anni, oltre il 2018.

Premettiamo che la legge del dissesto è nata con un orientamento preciso e distorto: non avere dato dei tempi per il rientro in bonis; non avere costretto i comuni dissestati ad una effettiva austerità, lasciandoli invece liberi di spendere in modo folle, e tanto più per giustificare la lunga durata dei dissesti; l’equivoca ed ingiusta applicazione delle transazioni, che hanno sospinto ancora di più i comuni ad allungare la durata dei dissesti, in effetti provocando il raddoppio ed oltre dei debiti, per il crescere degli interessi anche semplici sui debiti originari, di enti con bilanci rigidi e sempre in passivo, incapaci di avvantaggiarsi della perdita di valore della moneta.

Riprendiamo l’esame sul comune prescelto, Ischia Porto. Dal 1993 al 2008 sono trascorsi 15 anni, nei quali gli interessi legali, soprattutto nei primi anni, sono stati elevatissimi; ad esempio gli interessi dal 1990 al 1996 erano del 10% all’anno: e per debiti che già rimontavano ad esempio al 1990, quando non da prima, per il solo periodo 1990-1996, il debito era già passato al 160% di quello originario.

Per dare una informazione sintetica, tutti i debiti che non sono stati transatti dal 1993 al 2008, oggi sono formati da una sorta capitale inferiore al 50%, e da interessi semplici per il completamento a 100.

Pende sul calcolo degli interessi, la possibilità che si è già manifestata in più casi, che più creditori chiedano al giudice, come insiste la legge, il riconoscimento degli interessi anatocistici aggiuntivi (interessi sugli interessi); alcuni lo hanno già fatto prima della approvazione del piano di estinzione. Ma come spesso accade, gli uffici finanziari del comune non si sono sentiti con i legali delle cause di cognizione, che forse anche loro non hanno tradotto l’espressione anatocismo in un calcolo finanziario ad hoc. Interessi che il giudice riconosce automaticamente, con sentenza, gli interessi anatocistici; anche se gli interessi fossero recuperabili solo alla chiusura del dissesto, e non alla data di emissione del piano di estinzione, il loro effetto sarebbe ancora più dirompente. Se il dissesto chiudesse in bellezza, riversando molti debiti sui creditori, alla sua chiusura con il rientro in bonis non cesserebbero i guai per il comune, a partire dal 2018; i pignoramenti inizierebbero a pioggia da quella data, e se si riuscissero a celare le somme in cassa, spendendole perfino a casaccio, si intaccherebbero i beni immobili del comune, inseriti in bilancio per poste ridicole; in primis, la classica sedia del sindaco, e l’orologio.

Si ha motivo di ritenere che grava soprattutto sull’ufficio dissesti del ministero degli interni il non avere compreso a tempo quali inconvenienti nascevano dall’allungamento artificioso della durata dei dissesti. L’ingordigia - siamo costretti ad applicare ad un ente astratto, comunque rappresentato da persone, un linguaggio corposo ed antropico - ha spinto i comuni a questo allungamento artificioso: la possibilità, offerta dalla legge, di speculare sulle attese dei creditori, che disperando sulla data finale del rientro in bonis del comune di Ischia, venivano convinti a transigere a condizioni umilianti.

Ci sono state transazioni per una larga schiera di creditori al 40%, addirittura poco dopo il sorgere del dissesto; altre, più in là, al 50-60 %; altre fino all’80%, il 14/12/2007, giusto sette mesi prima dell’invio del piano di estinzione a Roma, sempreessendo sempre guardingo il responsabile del comune nel tenere secretata la data nella quale avrebbe effettivamente chiesto la chiusura del dissesto, quando tutti i creditori avessero transatto: perché le note di chiudere il dissesto, che il ministero inviava per mettersi a posto, erano prive di valore effettivo; e il più volte venivano disattese. Vedi carteggio comune-ministero.

Il ministero, il tutto essendo responsabile anche per una sua parte, ha operato in stretta simbiosi con il comune, conoscendo le %, approvandole, ritenendo corretto e conveniente per la pubblica amministrazione, e credibilmente immune da critiche della corte dei conti, 1’accanimento sui creditori: o transigi alle mie condizioni, o dovrai sottostare allo stillicidio sulla durata del dissesto; e vedrai, che all’ultimo, uscirà un piano di impegno decennale, come giusta punizione. Molti creditori nel frattempo, fisiologicamente sono passati miglior vita, mentre i comuni, ed i loro rappresentanti, sono o si ritengono (politicamente) eterni.

Nel comune di Ischia (NA) i fatti sono andati proprio così. Possiamo saperne di più, senatori e deputati, sui vostri collegi? O preferite che la cosa passi sotto silenzio? Giustizia vorrebbe che gravi o particolarmente odiosi errori economici degli amministratori, se non fosse possibile riversarli su di essi, si distribuissero fra tutti gli elettori; ma, democraticamente, piuttosto che chiedere alla totalità un modesto contributo pro capite, si preferisce scaricarlo in toto su pochi creditori che non sono in grado di difendersi politicamente, attraverso transazioni che mettano la PA sul loro stesso piano.

Perciò, gran parte di quello che si scrive sui bilanci comunali in rosso, sono chiacchiere e sciocchezze, retorica ed ancora retorica, che avvantaggia politicamente chi ne fa uso. Crediamo che per ora le cose stiano proprio così, in tutta la Italia, nelle sue tre grandi confederazioni del Nord, del Centro, del Sud e delle isole, con gradi di differenze, che non intaccano le leggi antiquate che le riguardano tutte, ed il modo come le si applicano. Ma è impossibile che non sappiate nulla di quanto accade di simile nei comuni dei vostri collegi. Pertanto interessa anche voi la conoscenza di queste note, per riflettere su fatti di carattere generale, partendo da un non minuscolo comune turistico, ricco, ma così male amministrato con pervicacia.

Ma le parole decisive passino attraverso i ministri delle pari opportunità e dell’interno, e da questi al governo ed al parlamento. La legge del dissesto va cambiata radicalmente! Obbligando i comuni ad una effettiva austerità, soprattutto evitando di impegnarsi in acquisti di immobili, anche attraverso espropri, che ad essi non rendono e che non sanno gestire! Ostracismo alle spese pazze, ed a certi stupidi patrocinii, compiti da lasciare ai privati ed a loro rispettabili associazioni! Ma mentre va cambiata la legge, un occhio a certi piani di estinzione; occhio a dissesti ancora in itinere e lontani dal guado; occhio a certe date ed a certi impegni per il rientro in bonis. Riguardare gli organici, il personale ed i dirigenti dell’ufficio dissesti. Se la mentalità di certi funzionari si è troppo consolidata per affrontare il nuovo, e si tratta comunque di lavoratori a loro modo efficienti ma purtroppo non efficaci per risolvere situazioni che richiedono un guizzo, spostarli ad altri compiti; anche promuovendoli se necessario “promoveantur ut removeantur”. La traduzione è superflua.

Abbiamo scritto che le maggiori responsabilità spettano, nel campo dei dissesti e della gestione dei comuni, al ministero degli interni; anche nella formazione delle leggi: perché è evidente che il parlamento non può che avere una visione panoramica dell’insieme, ma che fino alle commissioni, sono i ministeri che offrono la materia di studio e i propri tecnici. Piuttosto, troppi interventi, corrispondenze ufficiali con i comuni, circolari, tradiscono, nel nostro esempio di Ischia, la volontà di lasciare allungare il tempo di durata del dissesto, favorendo le transazioni, in danno dei creditori.

Quanto al dirigente responsabile dell’ufficio dissesto del comune di Ischia, Dott. Antonio Bernasconi, non si è preoccupato di verificare se il suo piano di estinzione consentiva l’effettivo risanamento dell’ente, come espressamente richiesto dalla legge.

Anche un ordinario amministratore delegato di una media azienda privata, ma ricordiamo che il comune di Ischia ha un bilancio annuo rigido di 60 milioni di euro in entrata e 60 in uscita, prevedendo una situazione fallimentare avrebbe relazionato su quanto sarebbe stato necessario per porvi rimedio. Nel caso del comune di Ischia, a un dissesto iniziato nel 1993 sono seguiti 15 anni di spese pazze, ed un tentativo maldestro di prolungare i tempi di chiusura del dissesto stesso, sperando in transazioni dal sapore ricattatorio, almeno come lo hanno sentito quei creditori che non hanno transatto: per esempio quelle transazioni ultra dimidium, e talora su sentenze che già avevano dimezzavano i valori di certi beni (vedi i beni espropriati); senza mai fare conto che gli interessi semplici galoppavano a due cifre già dagli anni 90, facendo superare nel 2008 i debiti originari.

L’irresponsabilità degli amministratori comunali si è fusa con la loro impreparazione finanziaria, almeno per come si è manifestata nei fatti, non facendo tenere in conto che prolungando ancora il dissesto reale, rateizzando il surplus negativo in dieci anni successivi alla approvazione del piano di estinzione, o semplicemente pagandone una parte cospicua in unica soluzione allo scadere dei 10 anni, gli interessi anatocistici finivano per avere un peso determinante. Appare evidente che certi contabili non avevano neppure immaginato che stavano creando le condizioni per farli formare.

Una società privata avrebbe già cacciato amministratori tanto sprovveduti. Siamo in attesa di conoscere se certi comuni premieranno invece il puro attivismo, senza badare ai risultati. Meglio allora certi fannulloni e sfaccendati, fanno meno danni.

Diamo delle cifre di massima, relativamente ad Ischia. Ipotizziamo un tasso annuale degli interessi costante al 3%, come quello attuale. Al rientro in bonis nel 2018, i crediti che solo allora potranno essere pretesi attraverso i pignoramenti, saranno cresciuti di oltre il 60%, per l’azione congiunta degli interessi semplici e di quelli composti; e già la somma da cui si partirà nel 2008, in tema di anatocismo, non sarà soltanto il debito originario, ma la somma consolidata al 2008, del debito originario e degli interessi maturati nel quindicennio 1993-2008. Anche per le somme rateizzate nel decennio 2008-2018, gli interessi complessivi si stabilizzeranno intorno al 30%, come media sia dei tempi che degli importi di pagamento delle rate.

Passiamo a segnalare le somme che si incrementeranno attraverso il gioco degli interessi.


   3,070 milioni di euro del surplus negativo alla data del piano di estinzione, dovrebbero essere rateizzati in dieci anni: per quanto si è detto, con una permanenza media di metà decennio, l’incremento sarà pari mediamente al 30%; al posto di 3,070 milioni leggeremo 3,070 x 1,30 = 3,991 milioni di euro; in assoluto +0,921 milioni di euro. Graveranno pur sempre sul comune di Ischia; ma il dott. Bernasconi fa le viste che la partita non riguardi più la commissione dissesto, quelle commissioni di tre persone, che egli oggi impersona a Ischia, per decreto ministeriale, senza la nomina legittima dei 3 commissari da parte del capo dello stato.

   giudizi pendenti 3,047 milioni di euro, che nel 2018, seguendo il criterio illustrato diventeranno di botto 3,047 x 1,60 = 4,875 milioni di euro; in assoluto +1,828 milioni di euro. Stesso discorso su chi graveranno, e sulle dimenticanze del dott. Bernasconi.

Ma un accorto amministratore, la tardigrada magistratura permettente, dovrebbe prevedere che i giudizi si potrebbero chiudere anche prima del 2018; e molti giudizi in itinere si concluderanno per somme superiori a quelle previste in prima istanza. Una società privata condotta con equilibrio avrebbe segnalato questi fatti, e magari avrebbe chiuso con transazioni paritarie, riconoscendo in anticipo quanto si delineava al sorgere della controversia, senza fare condurre azioni ad oltranza dai loro consulenti legali profumatamente pagati, ma non al corrente delle contabilità comunali, e di come vanno gestite.

   giudizi esclusi. Numerosi giudizi sono stati esclusi dalle 2 commissioni precede, ma pedissequamente confermati nella loro esclusione dal dott. Bernasconi, senza verificare se erano relativi a sentenze mai decadute. Il postulare che i crediti sottostanti potrebbero essere rimborsati solo nel 2018, non renderebbe più semplici le cose; ed una tale applicazione le aggraverebbe soltanto, salvo un doppiamente provvidenziale intervento del tar, a favore dei creditori, che riducesse i tempi dei rimborsi. Per il 2018, se mai questo intervento non fosse richiesto, si accumuleranno interessi pari al 60%, comprendendo quelli anatocistici; ma comunque sempre superiori al 30%, se non tutti i creditori sapranno o vorranno esercitare i loro pieni diritti agli interessi composti.

Ministro degli interni, veniamo al dunque! Dica la verità! Spera anche lei in queste speculazioni ? O preferisce occuparsi d’altro? Sono quisquilie?

Spiego: in attesa delle rate, o di quanto si potrà esigere solo al rientro in bonis nel 2018, si riaprirà la campagna acquisti, da parte del comune di Ischia, con la consulenza dell’ufficio dissesti ministeriale e del suo dirigente, spedendo cartoline rr ai creditori, perché transigano al 40%-50-60 ?; ed all’ 80% per i ritardatari, prima del pagamento dell’ultima rata?

Sarebbe una speculazione vergognosa; ma soprattutto un gioco finanziario che si è già dimostrato perdente, tenendo conto della incidenza degli interessi per lunghi anni di attesa.

Qualcuno potrebbe avere la curiosità di sapere se ad Ischia le transazioni abbiano portato un vantaggio. NO. Non lo hanno portato: 16 milioni di euro di “recuperi” da transazioni, in 15 anni, non hanno compensato l’incremento degli interessi semplici, e meno che mai in prospettiva compenserebbe gli inattesi interessi anatocistici; interessi globali, questi ultimi, che si calcolano sulla intera somma di sorta capitale e interessi, a partire dal momento in cui se ne è fatta domanda al giudice.

Oggi si pretende che per sanare i troppo frequenti dissesti comunali, provinciali e regionali, si debba fare ricorso anche al modesto contributo di creditori tutti di lungo corso, transattori di sanzioni inique e renitenti. Ma è più corretto riconoscere che per tutte le grosse poste come pagare i dipendenti ed altri che godono di privilegi nei pagamenti, è chiamato prevalentemente il nord Italia. E’ la verità!

Ma nun scurdammoce o ppassato, che ancora pesa; come una questione meridionale che non è materia esclusiva di onesti revisionisti; certi antichi svuotamenti di casse per ripianare guerre di dipendenza del passato, ed altre politiche bancarie industriali di servizi, lontane, recenti ed attuali.

Errori condonabili solo attuando e facendo attuare anche ai più riottosi, politiche intransigenti nella gestione di regioni, province, comuni. Oggi centralizzati, a breve fiscalmente federati.

Per maggiori conoscenze, come non fare riferimento ai blog ? Vedi www.dissestischia.splinder.com.

In chiusura: meglio saldare subito i debiti, consentendo agli enti di contrarre con le banche mutui a medio termine facendone ampliare la sfera di applicabilità a più numerose categorie di debiti. Nel caso del comune di Ischia, sarà sicuramente noto che la maggior parte dei debiti riguardano espropriazioni, spese finanziabili sia perché antecedenti al 2001 e sia perché investimenti. I creditori saranno più soddisfatti, e le rate dei mutui resteranno circoscritte in un unico sistema para-statale, costituito dalla PA e dalle banche finanziatrici dei mutui. In una situazione si emergenza, come è quella attuale, certe varianti sono legittime.

Buon lavoro.

 

Dott. Ing. Enrico Villari

Viale Gramsci n. 19

80122 - NAPOLI

tel. / fax 081 66 58 70

email:  studiolegalevillari@libero.it


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martedì, 07 ottobre 2008
 

Napoli, 3 ottobre 2008


Direttore di “Libero”

Dott. Vittorio Feltri

Viale L. Majno n. 46

20129 - MILANO


I dissesti finanziari degli enti locali: gli interessi che si formano per gli artificiosi allungamenti dei tempi, anche ventennali, provocano il raddoppio dei debiti


Egregio direttore,

in origine i comuni, soprattutto quelli meridionali, ma anche Roma li rappresenta assai bene, cadono in dissesto perché spendono troppo e male.

Preferiscono aspettare un “giudicato”, che può arrivare anche dopo 10 anni, (è la nostra magistratura, bellezza), anziché pagare subito quelle poste che il magistrato convaliderà inevitabilmente, come fatture per lavori e servizi; ma anche:

  • espropri, che si ostinano a cercare di indennizzare a 1/100, e perfino a 1/1000 (all’occorrenza ne porterò centinaia di esempi), ma che il magistrato rivaluterà a quel 50% che prescrive la legge;

  • spese del personale insediato in posizioni più elevate, con la riserva mentale che provvederà il magistrato a sanare, con reciproche soddisfazioni di tutti, e come operano comunemente tutte le PA, nazionalizzate, ed altre forme pubbliche di parastato.


Con il procedere degli anni, si cumulano onerosi interessi legali al debito originario, che una struttura con bilanci rigidi non è in grado di assimilare: la situazione peggiora.

Dichiarato il dissesto - fase uno - esso perdura per molti anni, anche 15 o 20, e potrebbe durare indefinitamente, se qualche potere forte non premesse per evitare fallimenti a catena, licenziamenti di personale, quando la situazione è ormai divenuta insostenibile.

Ma prima di giungere a tanto, e che si superino certe soglie, la fase due, successiva alla dichiarazione di dissesto, per il comune è quasi una fase tranquilla, anzi di tutto riposo. Durante questo lungo periodo, si sospendono per legge la maggior parte delle azioni esecutive, soprattutto quelle che hanno avuto la ventura di iniziare prima che il dissesto venisse dichiarato, e che pure sono successive ad esso. Si vive, nel comune, in una situazione privilegiata, quasi facendosi un vanto del deficit spending, che vorrebbe provvedere a venire incontro ai desiderata degli elettori tutti. Per giunta, si vivacchia senza temere alcun pignoramento delle proprie casse e dei propri beni immobili, e senza dover dare giustifica di qualsiasi forma di spesa.


Ma le distorsioni più gravi, che nascono proprio in questa fase due, sono dovute alle continue manipolazioni della legge del dissesto, ed alle formidabili circolari e note di corrispondenza dello ufficio dissesto del ministero degli interni con i comuni indebitati. Che promuovono ed insegnano come comportarsi con quella cattiva genia dei creditori, gli affamatori che pretendono di essere rimborsati dei loro crediti, senza compenetrarsi che così facendo si distribuirebbe il carico debitorio su tutto l’elettorato: una misura impopolare, e di freno al compiere qualche opera buona.


Il ministero degli interni, in tema di dissesti, si è calato in una posizione partigiana, favorendo al massimo la compressione dei diritti dei creditori, suggerendo ed avallando - la corrispondenza ormai pubblica è inequivocabile - transazioni ineguali al 40% e sotto, a inizio di dissesti dei primi anni ‘90, e che oggi perdurano, ventilando, attraverso prestigiosi consulenti interpreti di legislazioni nebulose e sempre in fieri, che certi interessi non si sarebbero dovuti più rimborsare. Sono seguite, mentre la fase due galleggiava sempre in alto mare, transazioni pur sempre coercitive ed umilianti al 50-60%, nel corso degli anni; abboccavano, erano spesso costretti a farlo, creditori che altrimenti rischiavano il fallimento, o l’ostracismo di ricevere altre commesse; o per loro acciacchi, tra i quali l’età, od altri rispettabilissimi motivi; ma queste transazioni, maledettamente, avevano anche il sapore dell’usura (vedi “Il Giornale” 3/10/2008 pag. 12, “per legge l’usura scatta al 18%” di Gianandrea Zagato); e rifiutiamo di chiamarli ricatto, data l’impersonalità con la quale venivano gestiti: nessuno si sentiva responsabile per essi, ma al contrario, funzionari premurosi si sforzavano di alleviare certi danni inevitabili, dato che la totalità degli elettori avrebbe sofferto troppo a dover cacciare qualche euro a testa, per errori dei loro stessi eletti.


Il ministero, magnanimo, ha anche avallato transazioni all’80% mentre volgeva al termine la fase due, quando i comuni dissestati stavano per presentare - anno prima anno dopo, in un caso 7 mesi prima - il piano di estinzione. Un piano che dava inizio in realtà ad una fase tre, di rateizzazione dei crediti, di quei creditori cocciuti che per 15 anni o più si erano rifiutati di transigere, ed almeno di rispondere alle cortesi, anche se fredde e burocratiche proposte raccomandate di transazione, o che addirittura avevano risposto ad esse in malo modo.

Il rischio di essere ghettizzati con punitive rateizzazioni, di dieci o più anni, e di dovere aspettare per alcune voci dei crediti (gli interessi) oltre questi 10 o più anni, ha spinto una categoria di già anziani creditori a transigere, abbonando al debitore un 20% del proprio credito: prendere o lasciare, non potendo più fare conti su quando e come il dissesto si sarebbe effettivamente chiuso. E sempre temendo circolari avverse, e politiche che nel nome dell’interesse pubblico erano pronte a schiacciarli.


A carattere generale. Il ministero degli interni accoglie sempre benevolmente le proposte dei comuni e dei loro eccellenti consulenti, in generale professori in qualche settoriale materia di finanze.


Quando ormai si dispera di convincere ancora a transigere lo zoccolo duro dei renitenti alle transazioni, è ormai tempo di chiudere, e si può accennare a una parziale chiusura di esso, rateizzando il debito rimanente. Il piano di estinzione dirà tutto, non però di quello che cosa si verificherà quando, a distanza di anni, pagate le ultime rate, il comune ufficialmente sarà rientrato in bonis. A quella data remota si concentreranno a raffica tutti i pignoramenti che fino a quella data erano rimasti ibernati; come giudizi pendenti, o esclusi dai rimborsi, per certe restrizioni della legge sui dissesti o delle sue interpretazioni, e tuttavia validi per il magistrato. Tali crediti, sdoganati, verranno pretesi, con interessi aggiuntivi e magari anche anatocistici, voce quest’ultima non percepita né da certi comuni né dal ministero.


Avviamoci alle conclusioni. Giustissimo oggi pretendere che i comuni, le province, le regioni, l’intera PA, deputati e senatori, la sede del quirinale, abituati a spendere con tanta facilità, vengano richiamati con leggi vincolanti a una certa sobrietà. Ma tutto questo non basta; ed è addirittura fuorviante se non si spiega anche come debba essere gestito il denaro, e se le contabilità favoriscano di fatto la formazione di debiti ingigantiti e perversi, per il trascorrere del tempo. Non è questa la sede di discutere su tutto, né avrei la competenza necessaria. Ma nel caso specifico dei dissesti, basta portare l’attenzione sul fatto che una legge cattiva provoca danni evidenti, favorendo l’allungamento dei tempi e la sofferenza dei crediti dovuti.


Non basta soffermarsi sulle spese eccessive delle consulenze; e neppure di chiedere la ineleggibilità degli amministratori che hanno provocato un dissesto. Tutto questo è giusto e va fatto; ma è fin troppo evidente che certe responsabilità vanno perseguite anche per quegli amministratori che gestiscono le fasi successive alla dichiarazione del dissesto; ed a quelle commissioni, nelle quali spesso si annidano fannulloni o incapaci, che hanno impiegato anni - sempre pagati profumatamente ! - per verificare fatture e sentenze già convalidate dalla magistratura.


I mali peggiori dovuti ai dissesti non sono soltanto quelli provocati dalle cause che li hanno generati, ma spesso anche quelli successivi fino al rientro in bonis.

Dato che il ministero è stato pronubo di tanti errori nella gestione delle fasi successive alla dichiarazione dei dissesti, va studiata nelle sedi opportune una nuova legge sui dissesti, che faccia ridurre il peso del vertiginoso incremento dei debiti originari, per colpa degli interessi legali che crescono al passare degli anni. Basti dire che dopo 15-20 anni i debiti originari possono anche raddoppiare, per effetto degli interessi legali, e trasformare un debito iniziale in un credito irredimibile per i creditori. Un credito che prima o poi si dovrà rimborsare.


I casi di Roma e di Catania sono paradigmatici, ma non dicono tutto, se anche per essi non si approfondisce il ruolo negativo di una legge sui dissesti che oggi favorisce l’allungamento dei tempi a l’incremento dei debiti.

Ma anche i funzionari ministeriali che hanno gestito gli uffici dei dissesti, non potranno essere chiamati in esclusiva quali esperti o consiglieri di quanto si dovrà legiferare per il futuro.


Per aiutare i comuni dissestati, o in procinto di diventarlo a breve, il colpo di spugna venga pure, ma niente arroganze. Venga dunque il colpo di spugna, ma chi lo fa, dimostri che si sta modificando anche la legge per la gestione dei dissesti. E’ indispensabile. Paghi ancora, per questa volta, ma sia l’ultima, soprattutto il Nord, che pure nei confronti del Sud (e di un Centro) ha meriti e demeriti.


La stampa a sua volta deve spiegare come e perché oggi i comuni cadano in dissesto, e perché vi rimangano tanto a lungo con le conseguenze sopra descritte.


Direttore, ne parli se crede anche con Oscar Giannino, quando egli troverà il tempo di discendere da problematiche pianetarie a questioni di rango meno elevato. Per motivi contingenti, le mie osservazioni riguardano un unico caso, quello del comune di Ischia (NA), entrato in dissesto finanziario il 3 febbraio 1993. L’ente, a 15 anni di distanza (il 15/7/2008), ha inviato un piano di estinzione al ministero degli interni - ufficio dissesti - che prevede il rientro in bonis nel 2019, a seguito del pagamento dei debiti (alcuni degli anni ’80) in 10 rate annuali senza interessi. E dopo, il diluvio.

Ho a disposizione, all’occorrenza, copia del piano di estinzione del comune di Ischia (NA).


Caro Direttore, ne parli anche, tra gli altri, con gli ottimi Nino Sunseri, Mattino Cervo, Francesco di Maio, Gianandrea Zagato; così attenti nel descrivere certe cause dei dissesti dovute a sprechi; che ben conoscono i trucchi che si utilizzano per farli perdurare anche 15-20 anni, in tal modo provocando costosi salvataggi, a spese di Pantalone, e in specie di regioni più ricche, ma soprattutto più serie e produttive,


A proposito di salvataggi, e come criticarlo per questo, Alemanno; il caso Catania; e non dimenticando gli amici dell’Anci e dell’Ancim (Anci Meridione). E non ultimo il CIPE, che ha deliberatamente ripianato i debiti di Roma e Catania shuntando l’attuale legge sui dissesti finanziari.


Cordiali saluti; e grazie.


Dott. Ing. Enrico Villari

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lunedì, 06 ottobre 2008



Oggi smaliziati dai blog, ottimi tecnici ed avvocati sono in grado di consigliare una buona parte dei creditori a fare richiesta al giudice degli interessi anatocistici: alcuni già lo hanno fatto.

Per il comune di Ischia restano scoperti i 3.070.072,50 euro che l’ente vuol pagare in 10 anni senza interessi: tanto risulta dalla proposta di riparto e dai Piani di Impegno in calce alla parte 6.

Poiché viceversa gli interessi vanno pagati per legge, si vede che il comune nel 2018 o anche prima entrerà in crisi.

In alcuni atti l’ente scrive che gli interessi si pagheranno al ritorno in bonis. Con rapidi calcoli, tenendo conto i 3.070.072,50 euro rappresentano la sorta capitale residua, gli interessi semplici su tale sorta capitale al 3% all’anno produrrebbero circa 900.000,00 euro in 10 anni.

Applicando l’anatocismo sulla detta somma (3.070.072,50 euro), gli interessi composti al 3% all’anno produrrebbero circa 1.000.000,00 euro in 10 anni, che metterebbero il comune in ginocchio a partire dal 2018.

La rateizzazione, in entrambi i casi, incide poco sia Quindi nel 2018 le sorte capitali e tutti gli interessi maturati graveranno, improvvisamente ed in un unico esercizio, sulle finanze dell’ente provocando un nuovo dissesto finanziario e quindi vanificando quel risanamento che invece sin da oggi andrebbe perseguito.

La legge sul dissesto è stata adoperata in modo distorto e forzoso, di fatto obbligando la maggior parte dei creditori al 40%, al 50%, ed al massimo al 80% nel 14° anno del dissesto. Mediamente i creditori che hanno transatto hanno recuperato solo il 50% del dovuto.

Le Commissioni e l’attuale dirigente responsabile hanno lavorato impiegando anche un tempo abnorme, 15 anni, per piegare i creditori facendo accettare ad essi transazioni inique.

Fino all’ultimo il comune ha protratto a dismisura la chiusura del dissesto; infine ha proposto piani di impegno di carattere punitivo nei confronti di quei creditori che non hanno accettato le transazioni inique e non poche volte ultra dimidium.

Le prime commissioni hanno operato con grande discontinuità e per giunta non hanno completato i lavori. Doppiamente immeritati i ricchi emolumenti sia per le lungaggini sia per la qualità del loro lavoro.

Non occorre ripetere quante volte i creditori si sono lamentati direttamente con essi, e quante volte abbiamo udito negli uffici municipali espressioni su di essi che su casi analoghi solo il Ministro Brunetta si può permettere.

E’ invece oggetto di grave responsabilità, non soltanto morale, del Dott. Bernasconi, l’aver predisposto un piano di estinzione dei debiti senza tener conto che il risanamento dell’ente prevede anche il pagamento di tutti gli interessi, rivalutazioni e spese, in ossequio alla legislazione vigente.

Il suo piano di estinzione provocherebbe un ulteriore rallentamento, addirittura decennale, nella chiusura del dissesto; predisporrebbe il comune di Ischia (NA) a gravissimi danni erariali a partire dal 2018 per l’incombere di un immediato dissesto successivo; nello stesso decennio 2009-2018, provocherebbe ingentissimi danni economici nei confronti dei creditori che non hanno transatto, per il quale porta il peso della responsabilità in prima persona.

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