Viminale 10/10/2008: le rateizzazioni decennali sono “inaccettabili”.
Concordiamo. La raccomandazione di provvedere diversamente fu data al comune di Ischia nel corso di una riunione ristretta alla quale presero parte 5 persone: il Sindaco, il dott. Bernasconi, e 3 funzionari del Viminale, Rag. Antonio Scozzese, Dott.ssa Spicaglia, Sig.ra Danielli, come risulta da verbale.
Come suole nel burocratese, il verbale è laconico, e non spiega i motivi che sottostanno ad affermazioni in sé corrette. Rimediamo.
Sulle disponibilità del comune ci siamo espressi più volte, e per non appesantire il discorso non ci ritorniamo sopra. Basta osservare che un debito residuo di 4.218.873,69= di euro, non giustificano una rateizzazione decennale, che il Viminale ammonisce: “inaccettabile”; ma che noi non esitiamo a chiamare follia.
Al momento non utilizziamo il correttivo fornitoci dalle transazioni illegittime all’80%, che impongono al comune di devolvere alla massa attiva il surplus tra l’80% ed il 60%, il massimo consentito dalla legge.
Ci limitiamo a ragionare collocandoci nell’ottica del comune, che accusava un deficit di poco più di 3.000.000 di euro nel primo piano di estinzione, del 15/7/2008, e 3.946.019,16= di euro nel secondo, del 20/1/2009.
Inserendo nei nostri calcoli un debito di 4.200.000 euro, verifichiamo le conseguenze che si avrebbero ipotizzando una rateizzazione decennale, 2009-2018, utilizzata dal comune nel primo Piano di Estinzione.
Proposta del comune di Ischia (NA) allo stato bocciata sonoramente dal Viminale, e al momento non più proposta dall’ente, se non con insinuazioni nebulose (vedi delibera degli assessori di accompagnamento al Piano di Estinzione del 20/1/09).
Osserviamo:
Se il dissesto si chiudesse entro il 2009, si dovrebbero aggiungere interessi per il 79%, e cioè circa 800.000 euro, che aggiunti ai circa 4.200.000 euro già ipotizzati, porterebbero il debito definitivo a circa 5 milioni di euro.
Con il tipo di rateizzazione prevista dal comune di Ischia (NA), nelle 10 rate verrebbero pagati 4.200.000 euro, mentre 800.000 euro sarebbero pagati nel 2018.
Poiché dei 4.200.000 euro, circa una metà rappresentano le sorte capitali, e l’altra metà interessi già maturati, le sorte capitali produrranno ancora circa 600.000 euro di interessi che verranno pagati anch’essi nel 2019.
In sostanza, mentre la rateizzazione permette il pagamento di 4.200.000 euro, nel 2018-2019 l’ente si troverà a rimborsare tutti in un colpo 800.000 euro + 600.000 euro = euro 1.400.000.
Una bella gatta da pelare ! E ci scusiamo con la gatta…
E tutto questo per poter rinviare sine die il pagamento degli interessi a fine dissesto, secondo una legge che mai avrebbe supporre chiusure dei dissesti a 25 anni dal loro inizio.
Purtroppo, non è detto che gli interessi nel decennio permangano al 3%; la media degli interessi potrebbe perfino raddoppiare, e per prudenza ci fermiamo ad un 4,5% all’anno. In tal caso a fine dissesto, nel 2018 i 1.400.000 euro sopra calcolato passerebbe a 1.400.000 x 1,5 = 2.100.000 euro.
Ma non è tutto.
Se tutti o buona parte dei creditori ricorreranno al giudice per farsi riconoscere gli interessi anatocistici, e già sappiamo che l’ing. Enrico Villari, che rappresenta più del 50% del debito residuo, l’ha già fatto, i conti potrebbero perfino raddoppiare, ma lasciamo al Viminale di farli o di farseli fare dal comune.
Un’altra piccola osservazione. Si è realisticamente utilizzato anche un interesse medio annuo del 4,5% ricordando che nel passato ventennio ci sono stati interessi addirittura del 10% all’anno per ben 6 anni, dal 1990 al 1996.
Ed è anche in seguito a questi interessi così elevati che, umanizzandoli, i bilanci comunali sono andati a gambe legate, provocando o comunque esasperando il dissesto che ormai sta per chiudersi.
E che forse realisticamente il Viminale farà chiudere nell’anno in corso, anno 2009.
Troppo complicati i calcoli a farsi per l’anatocismo ? MA NOOO !!
I calcolini suggeriti sono alla portata di chiunque abbia preso tempo fa una licenza di scuola secondaria, compreso in un liceo classico.
Dunque anche di avvocati e altri che maneggiano diritto, e ctu, ctp, bilanci di condomini e di società. Basta un tantino di attenzione e non spazientirsi.
Quanto al Viminale, sa come fare per sostituire parametri precisi fino all’euro allo studio nostro di larga massima. E lo si può ottenere dando disposizioni al comune di come deve compilare un piano di estinzione decente, in grado di ricostruire distinte le voci delle somme in conto capitale e le somme degli interessi. Ma il risultato, già da oggi lo si avverte, cambierà di poco.
NON SONO BAZZECOLE
Arricchito da queste somme, questo è quanto dovrà essere riportato nel rendiconto di cassa alla fine effettiva del dissesto.
Per la fortuna del comune, ma anche a tutela di creditori inconsapevoli, tutti i crediti successivi al 31/12/1992 non rientrano nel dissesto, e non possono essere rimborsati utilizzando il documento puramente contabile del rendiconto finale.
Se così non fosse, ogni credito acceso dopo il 31/12/1992 potrebbe ad libitum essere contestato dal comune, rinviandone il pagamento ad una futurissima data di chiusura del dissesto.
In tale caso, la paralisi del comune sarebbe assicurata. Nessuno più stipulerebbe un contratto o emetterebbe una fatturina, assicurando un lavoro ad un comune del genere; neppure farebbe la sostituzione di una camera d’aria o di una candela di un mezzo comunale, fosse pure per la modica spesa di una quarantina di euro. Per esempio, di euro 39,40. Un caso già presentatosi nel 1992, non ancora risolto, e che a parere del comune, e in attesa delle decisioni del Viminale, potrebbe protrarsi fino al 2018 ed oltre.
Sappiamo che la forza del comune, per tentare ancora la carta della rateizzazione, è soltanto una: L’ARROGANZA. Il ritornello beffardo è sempre lo stesso: “Non ci sono soldi”. Ma i tempi non consentono oltre di cedere a tali pretese.
In un solo anno, e basta leggere le delibere ed il bilancio del 2008, il comune disperde ben oltre 4.200.000 di euro.
La parola al Viminale! Bando ai tentativi di prolungare ancora il dissesto agendo come una sanguisuga attraverso le ignobili transazioni, che meriterebbero di essere chiamate con ben più adatti sinonimi!
I due anni concessi dal Viminale dal 2006 ad oggi per chiudere il dissesto, senza infingimenti per reperire fondi attraverso le transazioni, sono trascorsi; ed un altro periodo supplementare a spese dei creditori non è possibile né auspicabile.
Chiusura! Chiusura! Chiusura del dissesto finanziario di Ischia senza codicilli!
Forza Viminale! Forza !
Dott. Ing. Enrico Villari