venerdì, 05 dicembre 2008

Considerazioni in vista dell'approvazione del "Codice delle Autonomie"  -  il problema dei dissesti finanziari degli enti locali - il caso "comune di Ischia (NA)" in dissesto finanziario dal 1993, con previsione di ritorno in bonis nel 2018

Napoli, 5 dicembre 2008

Egregio Ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione,

 

Anche il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione dovrà partecipare alla  prossima seduta ministeriale sulla finanza locale.

Tra gli argomenti, i dissesti comunali. E’ bene dire subito che si tratta di  materia incandescente, nella quale fortissimi  e ben radicati sono gli interessi della gran parte dei sindaci, degli amministratori e dei dipendenti dei comuni, più legati al loro potere ed ai loro appannaggi, che agli interessi della collettività.

A rendere ancora più arduo mettere mano in questo campo, una legislazione  farraginosa ed antiquata, spesso realizzata ad hoc, per favorire interessi politici di parte, e facili  indifferenze perfino da parte degli elettori, poco informati del fatto che i rovinosi dissesti e le crisi finanziarie in corso nei loro comuni, con aggravio dei prelievi ai loro propri danni, sono  provocati dalla una pessima  legislazione nel settore, e da una  ancora più disinvolta  sua applicazione.

A conclusione del  preambolo, per mettere mano a un nuovo corso, gli stessi ministri finanziari, per la sede stessa in cui si terranno i lavori in primis il ministro Maroni, ma  certo non in posizione defilata i due ministri brunetta e Tremonti, chi per un verso, chi per un altro, dovranno nei fatti sconfessare  politiche di loro predecessori,  ancora relative ad una era nella quale si garantiva che il deficit spending era una cosa vantaggiosa, e che l’autocontrollo della Pa  sulla spesa era abbastanza accettabile, a fronte di scelte che si ritenevano a priori a vantaggio dei loro amministrati.

Talvolta, dovranno andare controcorrente rispetto ai loro stessi uffici ministeriali a capo dei quali sono funzionari “della vecchia guardia” , ostili al nuovo, e fiduciosi nell’essere i depositari di fatti e di informazioni, e non sicuri che i loro capi, i ministri, reggeranno di fronte alle resistenze dei sindaci, dei consiglieri ed assessori comunali, perché grandi elettori del parlamento. E poi, dureranno?

Forse, in questa fase che vorrebbe essere di cambiamento, e che con la dovuta diffidenza stiamo a guardare, dovendosi procedere con sgrossature, si dà meno peso a certi fatti collaterali, che possono sembrare dettagli,.  E ad una politica di giustizia - non giustizialista, per carità- verso certi gruppi particolari, dei quali la  massa  potrebbe non sentirne il carico, dietro il falso sentimento egocentrico “la cosa non mi riguarda, anzi meglio così per noi altri”. Invece la favola parla proprio di tutti. Oggi a me, domani a te; ed oggi forse a te ministro, se ti  sembra di stare facendo abbastanza, e forse non lo stai  facendo a sufficienza. Entriamo in argomento, anche se sorvolate, le parole dette forse incideranno su certe scelte, basti così.

La legge attuale sui dissesti.

Questa legge poggia sul presupposto implicito che se un comune va in dissesto, a pagare possibilmente non dovrà essere l’amministrazione, e meno che mai quei poco identificabili amministratori che la hanno provocata; ed ancora che se ne debbano mantenere a distanza, con loro evidente  soddisfazione, la maggiore parte possibile dei  residenti elettori, e per il più a lungo possibile. Al futuro poi si vedrà, se la vedranno altri sindaci, altri amministratori, altri elettori, compreso gli attuali, ma comunque a qualche anno o a qualche decennio di distanza.

Chi dunque dovrà pagare? Ma diamine! I creditori del comune, quel coacervo formatosi in un periodo abbastanza lungo, a volte blandito, ed al quale chiedere in caso di dissesto effettivo: tu  cosa vuoi? C’è  qualche abusivismo a  tuo carico? Cosa si può fare per te? E, soprattutto, rispondi, prego, alle nostre cartoline rr, nelle quali ti scongiuriamo di fare con noi una bella transazione, rinunciando a una successiva revoca, e sulla base, a scendere a seguito di certe postille, sotto il  40” del tuo credito. Celiamo; il nostro è  un linguaggio onirico, perché anche messi di fronte all’evidenza non ammetteremo, come non lo ammettono i nostri antagonisti, che in Italia, in Italia, avvengano tali cose. E basta!

Ma la legge sui dissesti prescrive proprio così: Dopo qualche anno dal dissesto, mentre annaspando le commissioni nominate dal capo dello stato ricostruiscono sul computer gli elenchi dei debitori, sulla scorta di sentenze in giudicato su beni e fatture, i comuni cominciano ad inviare le loro suppliche  ai creditori: vuoi transigere? In sede saprai a quale percentuale, compresa tra il 30 ed il 60 %: Forse con rinunzia del tutto a rimborsare gli interessi; o anche, stante  la difficoltà di poterli conteggiare avendo un quadro certo del debito comunale ad una certa data- questa è la scusa- pagandoteli successivamente, a distanza magari di 10 anni,  quando tutte le operazioni saranno state ultimate, con il benestare del Viminale, che mediamente ha di fronte a è un comune in dissesto su 10 esistenti, 800 su 8000 e tanti.

E non a caso, per aderire più prontamente ai desiderata dei comuni,  quando si tratta di verificare se formalmente almeno, e sostanzialmente nei casi più equivoci, il comune in dissesto ha operato correttamente, il compito se lo assume “l’ufficio dissesto del Viminale”, al secolo diretto da….E’ privo di equivoci il linguaggio delle circolari, delle note intercorse con i comuni,  e di come le commissioni debbano fare “gli interessi del comune”, e non dei creditori. Il paragone con i fallimenti civili non regge neppure su questo punto, e manca quasi ogni possibilità per i creditori di potere seguire le operazioni, che si svolgono nel più ampio segreto, anche nelle fasi più cruciali.

Le stesse prefetture sono assai spesso utilizzate come “postini”, per dare maggiore rilievo di trasparenza, ma di fatto tutte le operazioni che dovrebbero mettere in evidenza il controllo sulle disponibilità e sull’uso delle risorse nei tempi del dissesto, sono delegate all’ufficio centralizzato del Viminale sul dissesto, che candidamente si tira fuori, nel “rispetto della autonomia gestionale dei comuni.

Eppure, le prefetture qualcosa da dire avrebbero pure in materia di finanza locale. Passiamo l’osservazione ai 3 ministri Maroni- Brunetta e Tremonti.

Un esempio! Un esempio! mi porti una prova! Eccola! Il comune di Ischia. In dissesto dal 3 febbraio 1993, piano di estinzione il 15/7/2008, che  il viminale ha chiesto di aggiornare. Nei 15 anni e 4 mesi, intercorsi tra queste due date, ogni creditore, sulla base della mia esperienza personale, ha ricevuto almeno una prima rr a termine, il cui senso era questo: stiamo per chiudere, non abbiamo soldi, e il piano di risanamento ci impegnerà per lunghissimi anni. Affrettati a transigere, ti offriamo il 40%.  Non era vero del tutto, non era esatto. Di lì a qualche  anno, nuova rr: vuoi transigere?? Ti offriamo il 50-60%. Nelle clausole, se si tratta di una vendita di terreno- meglio di un esproprio, rinuncia a diritti non elencati nelle sentenze, per esempio, garantisci le pertinenze. Se il creditore ha resistito, nuovo giro di ruota: presto, presto! Questa volta chiudiamo davvero. Tu che sei una persona intelligente, transigi! In deroga alla legge- sull’impegno di un decreto ministeriale, e che diamine!- ti diamo niente po’ po’ di meno che il 80%.

Ma firma che rinunci a chiedere una revoca del rescritto, tu che sei un giudice. Già, così hanno assennatamente transatto  4 miei germani, media dell’età anni 68,5, la più anziana 74, il 14/12/2007.

Il 15 /7/2007 il comune ha effettivamente predisposto il piano di estinzione, punitivo per chi non ha transatto. Salvo un acconto inferiore al 37 %, è prevista una rateizzazione decennale dal 2009 al 2018.  La Villari anziana a quella data avrà 85 anni. Ma non pochi creditori, dal 1993, sono deceduti, o falliti. Sappiamo di altri comuni, di creditori che si sono suicidati. Il fatto è notorio.

Ma, non è tutto. Ricordate che certi interessi si pagano quando si chiuderà il rendiconto? Quindi dopo il 2018. A quella data si inizierà il balletto dei pignoramenti. Tutti in una volta, altro che  una delle  rate decennali del piano di impegno! Con la banche comunali chiuse a riccio, le casse comunali sotto controllo, perché non si trovi mai più di uno spicciolo, e dopo uno o due anni un nuovo dissesto, o ancora un pantalone generoso, nelle vesti di un epigono di Alemanno (per Roma), o di un Berlusconi (per Catania e forse per Napoli) che ripiani il debito senza fiatare.

 NO! Ministri Brunetta Tremonti Maroni ! così non va.

Non basta mettere qualche paletto alle delibere facili, e forse agli scambi tra regioni province e comuni per occultare le spese, sotto forma di doni. E di chiedere un linguaggio meno ridicolo nel presentare certe delibere, su cocomeri, pomodori, viaggi in patagonia, riparazioni di servizi rifiuti di qualche poco conosciuto paese africano: esempi non tutti isolani.

A proposito, perché non un solo comune di sei per tutta l’isola? Ed uno di due per Capri? I servizi autobus sono buoni , il raggio massimo è di 5 km.

Mettere  nomi più castigati si potrà ottenere, ma resta il problema di fondo: se il dissesto dura troppo a lungo il coacervo degli interessi supererà come nel caso di Ischia, il risparmio forzoso ottenuto a spese dei creditori che transigono.  Ed oggi, per il comune di Ischia come la mettiamo ?  Anche per queste rate si potrà transigere al di sotto di quell’80% concesso ai transattori prima del Piano di estinzione ?

Ancora una volta non diamo consigli ai ministri che certo ne sanno più di noi.  Ma un punto dovrebbe essere fermo.  In caso di dissesto effettivo i comuni devono tenere già aggiornati gli elenchi dei loro debiti.

Non si potranno concedere tempi troppo lunghi per ripianare, e non si potrà farli ritornare in bonis prima che il risanamento sia effettivamente avvenuto.

Solo  così operando amministratori e dipendenti dei comuni si daranno da fare.  E comunque non dovranno essere soltanto i creditori a dover rinunciare a parte del loro credito o in moneta o giocando sul tempo.

Anche il tempo è danaro !

In ultimo alleghiamo una tabella relativa ai creditori residuali del comune di Ischia:  64 in tutto, dei quali oltre 50, con il  loro  credito, non sono in grado di compensare le spese di mantenimento dell’ufficio finanziario che si dovrà occupare di tenere in ordine la contabilità e di provvedere ad alcune centinaia di pagamenti, tutti sotto i 10.000 euro ma molti sotto i 100 euro.

Una valutazione sul debito ancora dichiarato:  3 milioni di euro sono davvero pochi per un comune come Ischia, ed è stato presentato in odio ai creditori che non hanno transatto.

Cordialmente.

Dott. Ing. Enrico Villari

 

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