Considerazioni in vista dell'approvazione del "Codice delle Autonomie" - il problema dei dissesti finanziari degli enti locali - il caso "comune di Ischia (NA)" in dissesto finanziario dal 1993, con previsione di ritorno in bonis nel 2018
Napoli, 5 dicembre 2008
Egregio Ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione,
Anche il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione dovrà partecipare alla prossima seduta ministeriale sulla finanza locale.
Tra gli argomenti, i dissesti comunali. E’ bene dire subito che si tratta di materia incandescente, nella quale fortissimi e ben radicati sono gli interessi della gran parte dei sindaci, degli amministratori e dei dipendenti dei comuni, più legati al loro potere ed ai loro appannaggi, che agli interessi della collettività.
A rendere ancora più arduo mettere mano in questo campo, una legislazione farraginosa ed antiquata, spesso realizzata ad hoc, per favorire interessi politici di parte, e facili indifferenze perfino da parte degli elettori, poco informati del fatto che i rovinosi dissesti e le crisi finanziarie in corso nei loro comuni, con aggravio dei prelievi ai loro propri danni, sono provocati dalla una pessima legislazione nel settore, e da una ancora più disinvolta sua applicazione.
A conclusione del preambolo, per mettere mano a un nuovo corso, gli stessi ministri finanziari, per la sede stessa in cui si terranno i lavori in primis il ministro Maroni, ma certo non in posizione defilata i due ministri brunetta e Tremonti, chi per un verso, chi per un altro, dovranno nei fatti sconfessare politiche di loro predecessori, ancora relative ad una era nella quale si garantiva che il deficit spending era una cosa vantaggiosa, e che l’autocontrollo della Pa sulla spesa era abbastanza accettabile, a fronte di scelte che si ritenevano a priori a vantaggio dei loro amministrati.
Talvolta, dovranno andare controcorrente rispetto ai loro stessi uffici ministeriali a capo dei quali sono funzionari “della vecchia guardia” , ostili al nuovo, e fiduciosi nell’essere i depositari di fatti e di informazioni, e non sicuri che i loro capi, i ministri, reggeranno di fronte alle resistenze dei sindaci, dei consiglieri ed assessori comunali, perché grandi elettori del parlamento. E poi, dureranno?
Forse, in questa fase che vorrebbe essere di cambiamento, e che con la dovuta diffidenza stiamo a guardare, dovendosi procedere con sgrossature, si dà meno peso a certi fatti collaterali, che possono sembrare dettagli,. E ad una politica di giustizia - non giustizialista, per carità- verso certi gruppi particolari, dei quali la massa potrebbe non sentirne il carico, dietro il falso sentimento egocentrico “la cosa non mi riguarda, anzi meglio così per noi altri”. Invece la favola parla proprio di tutti. Oggi a me, domani a te; ed oggi forse a te ministro, se ti sembra di stare facendo abbastanza, e forse non lo stai facendo a sufficienza. Entriamo in argomento, anche se sorvolate, le parole dette forse incideranno su certe scelte, basti così.
La legge attuale sui dissesti.
Questa legge poggia sul presupposto implicito che se un comune va in dissesto, a pagare possibilmente non dovrà essere l’amministrazione, e meno che mai quei poco identificabili amministratori che la hanno provocata; ed ancora che se ne debbano mantenere a distanza, con loro evidente soddisfazione, la maggiore parte possibile dei residenti elettori, e per il più a lungo possibile. Al futuro poi si vedrà, se la vedranno altri sindaci, altri amministratori, altri elettori, compreso gli attuali, ma comunque a qualche anno o a qualche decennio di distanza.
Chi dunque dovrà pagare? Ma diamine! I creditori del comune, quel coacervo formatosi in un periodo abbastanza lungo, a volte blandito, ed al quale chiedere in caso di dissesto effettivo: tu cosa vuoi? C’è qualche abusivismo a tuo carico? Cosa si può fare per te? E, soprattutto, rispondi, prego, alle nostre cartoline rr, nelle quali ti scongiuriamo di fare con noi una bella transazione, rinunciando a una successiva revoca, e sulla base, a scendere a seguito di certe postille, sotto il
Ma la legge sui dissesti prescrive proprio così: Dopo qualche anno dal dissesto, mentre annaspando le commissioni nominate dal capo dello stato ricostruiscono sul computer gli elenchi dei debitori, sulla scorta di sentenze in giudicato su beni e fatture, i comuni cominciano ad inviare le loro suppliche ai creditori: vuoi transigere? In sede saprai a quale percentuale, compresa tra il 30 ed il 60 %: Forse con rinunzia del tutto a rimborsare gli interessi; o anche, stante la difficoltà di poterli conteggiare avendo un quadro certo del debito comunale ad una certa data- questa è la scusa- pagandoteli successivamente, a distanza magari di 10 anni, quando tutte le operazioni saranno state ultimate, con il benestare del Viminale, che mediamente ha di fronte a è un comune in dissesto su 10 esistenti, 800 su 8000 e tanti.
E non a caso, per aderire più prontamente ai desiderata dei comuni, quando si tratta di verificare se formalmente almeno, e sostanzialmente nei casi più equivoci, il comune in dissesto ha operato correttamente, il compito se lo assume “l’ufficio dissesto del Viminale”, al secolo diretto da….E’ privo di equivoci il linguaggio delle circolari, delle note intercorse con i comuni, e di come le commissioni debbano fare “gli interessi del comune”, e non dei creditori. Il paragone con i fallimenti civili non regge neppure su questo punto, e manca quasi ogni possibilità per i creditori di potere seguire le operazioni, che si svolgono nel più ampio segreto, anche nelle fasi più cruciali.
Le stesse prefetture sono assai spesso utilizzate come “postini”, per dare maggiore rilievo di trasparenza, ma di fatto tutte le operazioni che dovrebbero mettere in evidenza il controllo sulle disponibilità e sull’uso delle risorse nei tempi del dissesto, sono delegate all’ufficio centralizzato del Viminale sul dissesto, che candidamente si tira fuori, nel “rispetto della autonomia gestionale dei comuni.
Eppure, le prefetture qualcosa da dire avrebbero pure in materia di finanza locale. Passiamo l’osservazione ai 3 ministri Maroni- Brunetta e Tremonti.
Un esempio! Un esempio! mi porti una prova! Eccola! Il comune di Ischia. In dissesto dal 3 febbraio 1993, piano di estinzione il 15/7/2008, che il viminale ha chiesto di aggiornare. Nei 15 anni e 4 mesi, intercorsi tra queste due date, ogni creditore, sulla base della mia esperienza personale, ha ricevuto almeno una prima rr a termine, il cui senso era questo: stiamo per chiudere, non abbiamo soldi, e il piano di risanamento ci impegnerà per lunghissimi anni. Affrettati a transigere, ti offriamo il 40%. Non era vero del tutto, non era esatto. Di lì a qualche anno, nuova rr: vuoi transigere?? Ti offriamo il 50-60%. Nelle clausole, se si tratta di una vendita di terreno- meglio di un esproprio, rinuncia a diritti non elencati nelle sentenze, per esempio, garantisci le pertinenze. Se il creditore ha resistito, nuovo giro di ruota: presto, presto! Questa volta chiudiamo davvero. Tu che sei una persona intelligente, transigi! In deroga alla legge- sull’impegno di un decreto ministeriale, e che diamine!- ti diamo niente po’ po’ di meno che il 80%.
Ma firma che rinunci a chiedere una revoca del rescritto, tu che sei un giudice. Già, così hanno assennatamente transatto 4 miei germani, media dell’età anni 68,5, la più anziana 74, il 14/12/2007.
Il 15 /7/2007 il comune ha effettivamente predisposto il piano di estinzione, punitivo per chi non ha transatto. Salvo un acconto inferiore al 37 %, è prevista una rateizzazione decennale dal 2009 al 2018.
Ma, non è tutto. Ricordate che certi interessi si pagano quando si chiuderà il rendiconto? Quindi dopo il
Non basta mettere qualche paletto alle delibere facili, e forse agli scambi tra regioni province e comuni per occultare le spese, sotto forma di doni. E di chiedere un linguaggio meno ridicolo nel presentare certe delibere, su cocomeri, pomodori, viaggi in patagonia, riparazioni di servizi rifiuti di qualche poco conosciuto paese africano: esempi non tutti isolani.
A proposito, perché non un solo comune di sei per tutta l’isola? Ed uno di due per Capri? I servizi autobus sono buoni , il raggio massimo è di
Mettere nomi più castigati si potrà ottenere, ma resta il problema di fondo: se il dissesto dura troppo a lungo il coacervo degli interessi supererà come nel caso di Ischia, il risparmio forzoso ottenuto a spese dei creditori che transigono. Ed oggi, per il comune di Ischia come la mettiamo ? Anche per queste rate si potrà transigere al di sotto di quell’80% concesso ai transattori prima del Piano di estinzione ?
Ancora una volta non diamo consigli ai ministri che certo ne sanno più di noi. Ma un punto dovrebbe essere fermo. In caso di dissesto effettivo i comuni devono tenere già aggiornati gli elenchi dei loro debiti.
Non si potranno concedere tempi troppo lunghi per ripianare, e non si potrà farli ritornare in bonis prima che il risanamento sia effettivamente avvenuto.
Solo così operando amministratori e dipendenti dei comuni si daranno da fare. E comunque non dovranno essere soltanto i creditori a dover rinunciare a parte del loro credito o in moneta o giocando sul tempo.
Anche il tempo è danaro !
In ultimo alleghiamo una tabella relativa ai creditori residuali del comune di Ischia:
Una valutazione sul debito ancora dichiarato: 3 milioni di euro sono davvero pochi per un comune come Ischia, ed è stato presentato in odio ai creditori che non hanno transatto.
Cordialmente.
Dott. Ing. Enrico Villari





oggetto: Dissesti finanziari comunali in procinto ed in corso: incidenza degli impiegati fannulloni; degli amministratori incapaci; ricatti secondo l'attuale legge sul dissesto.
Gli impiegati fannulloni. Sulla prima categoria non ci piove: quando il lavoratore si dà per ammalato senza buon motivo, spesso distrattamente assecondato da medici comprensivi; quando passa troppo tempo al caffè o fa shopping durante le ore di ufficio, soprattutto quando non svolge il suo lavoro come deve essere svolto e con la giusta tempestività, contribuisce al fallimento del suo comune; è un fannullone, e come tale deve essere trattato. Inutile cercare altri esempi di fannulloneria, non si corre il rischio di dirlo, (forse ), anche se di regola, "quod licet Jovi non licet bovi". Fino a poco fa dirlo dei giudici sembrava anatema, eppure, accanto a tanti probi, quanti pelandroni.
I fannulloni sono largamente corresponsabili, quando non lo siano direttamente, del dissesto degli ancora 800 comuni italiani che versano in questo stato. Mi viene in mente un esempio; ma non lo dirò, dato che rientra comodamente nell'elenco degli 800 comuni.
Gli amministratori incapaci. L'incapacità si manifesta in tanti modi. Per esempio spendendo più delle risorse effettive, in bilanci già di per sé molto rigidi, saturati dalle spese per il personale, appena sufficienti per pagare le bollette dei servizi, sempre con gravi disagi dei fornitori, che vengono inibiti a sospendere le erogazioni dato l'interesse pubblico.
Tante sono le spese pazze; per rappresentanze futili o non necessarie per un comune (possono essere egregiamente svolte da privati); per consulenze dispendiosissime, per compiti che in grande parte possono essere svolti dal personale comunale.
Sulla incapacità di amministratori pubblici viene a mente il caso del comune di Ischia (NA), che si è ingolfato negli anni '80 in spese superiori alle sue capacità, e che pertanto è andato in un dissesto finanziario nell'anno 1993, prevedendo di rientrare effettivamente in bonis solo nel 2018. Salvo gravosi residui per spese effettuate dal 1993 al 2008, e per certe voci di debiti congelate durante il periodo 1993 - 2008, da pagarsi tutte insieme dopo il 2018. Ma con quali entrate!
Tra le spese pazze degli amministratori del comune di Ischia, nel periodo 1993- 2008, l'acquisto per "fini turistici" di un faro dismesso a mezza costa, "chitarre e mandolini", promozione e rappresentanze di feste e festini, che con più sobrietà potrebbero essere promosse e finanziate da associazioni private, albergatori e simili; ottimi amministratori delle cose proprie ed a vantaggio del turismo e della collettività, pessimi amministratori delle cose pubbliche, assimilate ad un sorta di "res nullius".
Dei fannulloni e degli amministratori incapaci si sarebbe potuto anche non scriverne. Il governo attuale si sta muovendo abbastanza bene - male secondo i fannulloni e gli amministratori incapaci.
Ministro Brunetta, nel confronto tra i fannulloni e gli amministratori incapaci, una lancia va spezzata per i primi, che fanno danni inferiori e forse meno odiosi di quelli procurati dai secondi.
Piuttosto, danni ancora maggiori li fanno tante leggi inutili ed insulse, travisabili ed utilizzabili con spirito settario. Tra queste le leggi sul dissesto finanziario, che creano cortine di favore per quelli della propria cerchia di protetti e steccati discriminatori per gli altri.
Ricatti secondo l'attuale legge sul dissesto finanziario.
Una premessa opportuna. Il vocabolo può sembrare pesante, ma non è rivolto a persone fisiche particolari. Come nei vecchi film, vale la didascalia: ogni riferimento personale è del tutto casuale. Ma i fatti parlano per sè stessi.
L'attuale legge sul dissesto finanziario consente e addirittura favorisce le transazioni ispirandosi al motto "pochi, maledetti e subito". Al più accompagnando con una pacca sulle spalle ed una parola di lode il malcapitato che è stato costretto a transigere conservando tra il 40% e il 60% del proprio credito, a fronte di una minaccia tutt'altro che remota che il credito possa non essere soddisfatto o che il dissesto possa durare anche qualche decina di anni. Tanto è accaduto nel comune di Ischia (NA).
I creditori hanno cominciato a non essere pagati già nei primi anni '80, hanno visto entrare in dissesto l'ente nel 1993, ed hanno rilevato che il comune faceva di tutto per non chiudere il dissesto, nello smodato desiderio di ottenere la transazione con tutti i creditori.
In questo 2008 a stento è stato predisposto un piano di estinzione, sulla base delle transazioni effettuate, rinviando il pagamento dei creditori resistenti ad una fumosa e punitiva rateizzazione ad hominem che si dovrebbe concludere nell'anno 2018.
La leva adoperata è appunto di non chiudere mai il dissesto, magari acquistando un vecchio faro dismesso (è accaduto proprio per Ischia), pur di fare trovare la casse comunali sempre vuote ai creditori.
L'allungamento del dissesto, studiato a tavolino, per ottenere sempre altre transazioni, sembrava un affare, ma si è dimostrato un boomerang. In un arco temporale di 20-30 anni, la crescita degli interessi - che costituisce pur sempre un credito svalutato per i creditori - non ha coperto il gettito virtuale delle transazioni nel caso del comune di Ischia (NA).
Studi accurati lo hanno dimostrato abbondantemente, nonostante maldestri tentativi di copertura sull'ammontare dei singoli crediti originari.
"Repetita iuvant". Occorre modificare le leggi sul dissesto, obbligando i comuni a contrarre mutui a tasso fisso, senza infierire sui creditori, ed evitando nel tempo brutte sorprese per il costante apporto degli interessi e per le imprevedibili oscillazioni dei tassi.
A questo punto, senza ricorrere a schermi di comodo, si può dire a chiare lettere che la legge attuale sui dissesti favorisce gestioni comunali truccate, implementando spese inutili per nascondere ogni surplus. Si è perfino udito qualcuno - ambasciator non porta pena - definire legge truffa la legge attuale sul dissesto.
Ed in effetti non si può mantenere in piedi una legge sui dissesti programmata per fregare i creditori con il meccanismo perverso delle transazioni. Lasciando ai comuni ed ai loro contabili capò la possibilità di prolungare la durata del dissesto ad libitum per sospingere i creditori nel ghetto di transazioni inique ed offensive.
I considerevoli interessi che si formano con il decorso degli anni e che superano le entrate virtuali dei comuni dovute alle transazioni, attestano la formazione di danni erariali, che è roba da Corte dei Conti. Ma en passant, tra noi ed ora, anche dei tanto indaffarati ministri finanziari.
Cordialità.
Dott. Ing. Enrico Villari
Avv. Maria Giovanna Villari