Aggiornamenti: sulle questioni legate al dissesto di Ischia (NA) e su come risolverlo, www.dissestischia.splinder.com viaggia sui 3.000 contatti. Grazie.
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Paragoni; paralleli. Paradossi sì, ma non tanto.
Il comune di Ischia (NA), quest’anno 2009, ha ancora un debito residuo per un dissesto in via di chiusura, di 5 milioni di euro, che si propone – si proponeva, l’imperfetto è d’obbligo, dopo la ramanzina del Viminale – di saldarlo in 10 anni, dal 2009 al 2018. Ai quali anni è necessario aggiungere forse il quinquennio 2018-2023, per pignoramento di certe somme sempre imputabili al dissesto. Somme, queste ultime, rimborsabili per legge dopo la chiusura dei rendiconti. Stop.
Su “Il Mattino” ed. Napoli-Campania, di venerdì 20/2/09 pag. 27 troviamo scritto: “conti in rosso. Il comune [di Napoli] ha troppi debiti. L’assessore: eredità del passato. Moody’s abbassa il rating: <<scarsa capacità di riscossione delle imposte>>”.
Nel corpo dell’articolo “il comune è indebitato (1,5 miliardi), ha pochi soldi in cassa, e scarsissima capacità di movimentare il flusso cash”.
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Fin qui il paragone, ed ora un parallelo puramente indiziario.
Ischia (NA) ha circa 20.000 residenti, un po’ di meno ma con un flusso turistico annuale assai più elevato dello striminzito afflusso di Napoli. Dove le agenzie a stento fanno scendere i turisti dai pullman per sgranchirsi le gambe a Via Caracciolo, e dopo ammonizioni e con buona scorta in altri punti della città, prima di accompagnarli a Pompei, agli aliscafi ed a Pozzuoli.
Napoli ha una popolazione di poco meno di un milione di abitanti.
Il rapporto dei residenti di Napoli e di Ischia (NA) all’incirca è di 50 a 1. Mentre stando al debito dichiarato di Napoli e quello certo di Ischia (NA), è di 300 a 1.
Il debito pro-capite a Napoli è di 1.500 euro; ad Ischia (NA) di 250 euro, e quindi il rapporto è di 6 a 1.
Ma ci permettiamo di osservare che il debito effettivo napoletano è 2 o 3 volte quello dichiarato, non comprensivo di interessi, con situazioni ancora da valutare, in itinere presso la magistratura, e così via. Come accade sempre in tutti i comuni. Napoli quanto a contabilità mal fatte, sembra che tenga la palma in Italia, seguita da qualche altra grossa città.
Adesso, i paradossi.
Il comune di Ischia (NA) vorrebbe prolungare un dissesto esistente da 16 anni, per l’esattezza dal 1993 ad oggi, di altri 10 + 5 anni di cui sopra.
Quanto a Napoli, abbiamo ottimi motivi per ritenere che non si permetterà che ricada a breve in un nuovo dissesto. L’articolista scrive che si agirà sulle imposte – pagheranno tutti i cittadini e non soltanto i creditori – e che si inaspriranno le multe.
E si fa bene ! Era ora ! Ma forse non toccheranno ai vigili, cioè a coloro che avrebbero dovuto vigilare, abnormi percentuali di prelievo sulle multe fatte. Un pedaggio che suona come un invito a non controllare il traffico ma preoccuparsi solo delle lucrose soste.
A Napoli, non sappiamo ancora ad Ischia (NA) qual è la situazione, la popolazione comunale, dopo la iniziale “cura Brunetta”, ha già migliorato il suo stato di salute.
Ancora non sta bene, ma i primi sintomi sono incoraggianti.
E continuerà a migliorare.
Già oggi molti comunali sentono minori esigenze di fare shopping in certe ore della giornata lavorativa. Colpa della crisi ? O di che ?
E a Ischia (NA) allora, che fare ? Copiare Napoli ! Copiare Napoli !
Questa volta l’isola intera copi la terraferma. Mi sento di scriverlo avendo anch’io ascendenti ischitani; lo dico con orgoglio.
E voi, amministratori ischitani affaticati, si apprezzi l’aggettivo dirottato, all’opera.
Se il comune di Napoli dovesse malauguratamente seguire l’esempio che con determina esclusiva proponeva il dott. Bernasconi, il dissesto della capitale campana durerebbe da 6 a 20 volte quello che dovrebbe durare ancora il dissesto di Ischia (NA). Ognuno faccia i suoi conti. Da 100 a 200 anni. Ai quali si dovrebbero perfino aggiungere, a rendiconti fatti, certi interessi così elevati tra i quali quelli anatocistici, che qui non dico.
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Ma certo, è un paradosso. L’impossibilità del paradosso sta nel fatto che a Napoli come a Catania e come a Roma, per squisiti motivi politici e mallevadori d’antan, un dissesto non verrà permesso. Segno che il Viminale un suo orientamento lo tiene, e questa volta ha un orientamento giusto. Lo applichi anche per i piccoli comuni e per inciso, anche a Ischia (NA).
Avvenga il tutto senza clamori facendo pagare i dissesti in corso a tutti i cittadini, anche se provocati dagli amministratori che loro stessi hanno eletto, spesso come per una città che non dico, con percentuali bulgare di approvazione.
E se non si permetterà il dissesto a Napoli, a Catania, a Roma, si faccia chiudere subito anche il dissesto di Ischia (NA).
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La mano a te, Viminale ! E per te ai 3 funzionari della riunione del 10/10/2008 con il comune di Ischia (NA) e l’ultimo passo a te, Roberto Maroni !
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Dott. Ing. Enrico Villari
categoria:comune di napoli, dissesto finanziario, comune di ischia




