mercoledì, 25 febbraio 2009

Quando un comune chiede soldi allo Stato

a)     per superare una fase molto critica;

b)    se si trova già in dissesto;

c)     quando sta per uscirne;

il Viminale che attraverso i suoi uffici centrali e le Prefetture ha la possibilità di controllare se le gestioni sono state corrette, ha l’obbligo di pretendere elaborati contabili anche ad hoc, di ottenere risposte precise sull’andamento dei fatti trascorsi e di quelli in corso;  e sulle prospettive a breve, a medio ed a lungo termine.

 

Il principio deve essere:  nessun aiuto, nessuna concessione se non si conosce a fondo la situazione effettiva patrimoniale e reddituale delle entrate e delle uscite correnti, ed anche degli stessi criteri di vincolo delle somme presso le banche, troppo spesso adoperati per rendere inattaccabili le somme dovute ai creditori.

In tal modo, facilitando l’entrata in dissesto dei comuni, e prolungandone l’agonia.

Dopo aver conosciuto i dati, se le proposte e le richieste non sono soddisfacenti e meritevoli di accoglimento, dare indicazioni precise su come imporre tasse a tutti i cittadini per adeguare le entrate e le uscite, risanando le finanze e riportando il bilancio in pareggio.

 

Il sermone è utile perché al di fuori delle chiacchiere e delle ciance, abbiamo sott’occhio pedestri piani di estinzione fatti dai comuni, illeggibili e privi di dati che permettano di verificare quando sono sorti i crediti e come avanzano gli interessi anno per anno.

Fatte le giuste diagnosi, vere e proprie radiografie, le terapie.

Deve essere accantonata la filosofia che il peso dei dissesti dei comuni non virtuosi possa essere sostenuto sempre dagli apparati centrali.  In ultimo ogni comune deve essere responsabile fino in fondo degli effetti negativi delle sue gestioni, e per esso i suoi cittadini.

Se necessario, deferire alla Corte dei Conti le amministrazioni insolventi, e va da se che la Corte dei Conti dovrebbe intervenire assai più frequentemente per giustificare la sua esistenza.

Altrimenti la si rottami, e la si metta in un elenco degli enti inutili.

 

Bando alla filosofia facile del decentramento ad ogni costo.  Sia pure in modo snello, i governi in carica non possono permettersi di essere evasivi e tolleranti quando si stanno creando situazioni di dissesto, quando i dissesti sono già in atto, e quando si stanno tentando le strade per uscirne in tempi brevi e senza opprimere i creditori con strumenti dal vago sapore ricattatorio quali sono le transazioni con rinuncia del 20%-40%-60% del credito.  Per non restare strangolati come è accaduto, accade e non dovrà più accadere ad imprese o servizi che si reggono su bilanci precisi che non possono permettersi di rimanere in passivo per anni ed anni.

 

Abbiamo sott’occhio il comune di Ischia (NA), un comune che è entrato in dissesto 16 anni fa e che orgogliosamente dichiarando “qui non c’è niente !”, “non abbiamo soldi !”, “aiutateci !”, proponeva di prolungare il dissesto per altri 15 anni almeno.  E sempre per il comune di Ischia (NA) un piccola osservazione di merito.

Ma come mai un comune così piccolo nei suoi elenchi ha alcune centinaia di “lavoratori”, i “comunali” per la precisione, che non erano stati pagati per chissà quali voci, per molti anni, prima della dichiarazione del dissesto ?  E in base a quali leggi sono stati chiamati tutti “privilegiati” e pagati con “acconti” pari al 100% con i primi fondi, a cura delle commissioni ?

Non dubitiamo che ci sia qualche legge che giustifichi questo.  Ma certo è un incentivo ai dissesti, la tutela del personale quando non si tratti almeno degli stipendi correnti ma di particolari voci contestate.

Il Viminale verifichi, modifichi se necessario, la Corte dei Conti verifichi a sua volta.

 

Resta ancora da dare qualche suggerimento, da uomo della strada, sulle modifiche necessarie all’archeologica legge sul dissesto finanziario.

Il governo in carica studierà tutte le forme più opportune, ma dissestischia si propone di fare delle osservazioni sui più grossolani contenuti della legge in vigore.

Ed è pronto ad ospitare, scritti di “cittadini non timidi”, che vogliano esprimersi sull’argomento:  avvocati, tecnici, altri uomini della strada come noi.  E naturalmente i ministeriali.

 

Dott. Ing. Enrico Villari

www.dissestischia.splinder.com

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categoria:corte dei conti, dissesto finanziario, comune di ischia