Mittente: Dott. Ing. Enrico Villari
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Napoli, 31 ottobre 2008
Al Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Termonti
Oggetto: sul dissesto finanziario del comune di Ischia (NA) iniziato 15 anni fa e con chiusura prevista per il 2018 senza interessi per crediti risalenti agli anni 1980
Egregio Ministro Tremonti,
la grave situazione debitoria dei comuni di Roma e di Catania, ai quali probabilmente si aggiungeranno Napoli e forse ancora molti altri, ha spinto il governo a intervenire con fondi a carico dello Stato, per impedire che cadessero in dissesto finanziario.
Nelle note non entro nel merito di queste operazioni straordinarie, attraverso le quali dovrebbero rimettersi in sesto questi comuni, per qualche tempo o per un tempo più lungo, ma se accompagnate da una politica di austerità nelle spese, spese pazze e spesso assurde, non commisurate alle entrate nella gran parte dei comuni italiani.
Sottolineo piuttosto che manca generalmente negli amministratori dei comuni italiani, ma è finora difettato anche ai ministri dei settori economici e finanziari, la percezione e la conoscenza di perché si formino buchi finanziari così vistosi, e perché i rimedi delle leggi sui dissesti li facciano ingrandire e perfino provocare.
Senza addentrarmi subito a descrivere il giro vizioso che provoca il dissesto formale dei comuni, il loro protrarsi ed accrescersi dei debiti, quelli congelati nel dissesto e quelli successivi alla data di inizio di questo ultimo, suggerisco di riflettere su come si ripartiscono i debiti, prima del dissesto, e durante lo stesso.
Mi sono occupato del dissesto di un piccolo comune, Ischia (NA), ma lei potrà farlo verificare per Roma, Napoli, Catania, o per qualche altro
Nel momento cruciale in cui il comune di Ischia stava per entrare in dissesto, nel febbraio del 1993, i debiti originari risalivano già a numerosi anni prima, ed a causa degli interessi legali formatisi su fatture inequivocabili, spese amministrative, di forniture o di personale, sentenze di tribunali, erano già lievitati oltre il 30%.
Per un comune, ente con bilanci rigidi, che non può sperare in un incremento di produttività, che compensi l’aumento della spesa dovuta agli interessi annuali formatisi su di essa, la dilazione del pagamento non è di alcun vantaggio.
Se non si troverà il modo di impedire che i comuni continuino a spendere in piena libertà, quando hanno già fortissimi arretrati, per molti di essi il dissesto è un inevitabile approdo.
Mancano nei piccoli comuni, ma in nessuno si fa una indagine seria, sul livello dell’indebitamento, sulle date di formazione dei debiti ormai certi (sentenze, fatture, bollette, come per analogia in una qualsiasi spa), e soprattutto il rapporto progressivo tra il debito originario e gli interessi maturati nel corso degli anni.
Spetta oggi al mondo politico, prima di tutto al governo, soprattutto ai ministri dei settori economici e finanziari, far dotare i comuni di strumenti per misurare il grado di indebitamento, e stabilendo dei vincoli perché non si superino certi livelli di spesa: e tutto questo per impedire che accedano a rovinosi dissesti, che penalizzano oltretutto una percentuale ristretta della collettività, ossia i creditori portatori di fatture e sentenze inequivocabili.
Ripeto e sintetizzo questo primo punto: i comuni arrivano ai dissesti, avendo lasciato lievitare i debiti originari, per semplicità consistenti di fatture e sentenze, con una percentuale elevatissima di interessi legali.
Si apre la fase del dissesto finanziario: leggi dettate dal ministero degli interni, circolari e codicilli, favoriscono il prolungamento del dissesto per lunghissimi anni. Motivo: si consente ai comuni dissestati di trattare con i creditori, e di sospingerli a fare transazioni dal 40% al 60 %, se vogliono avere almeno una parte di quanto ad essi spetta, senza dovere attendere anni ed anni.
Porto l’esempio del comune di Ischia che, dal febbraio 1993, solo il 15 luglio di questo anno 2008 ha presentato il piano di estinzione, che prevede di estinguere nel 2018 le forti passività ancora pendenti, tramite una rateizzazione decennale.
Generalizzo. I comuni con il dissesto “ci marciano”, a spese dei creditori e, senza dispiacenze delle collettività che rappresentano, tacitamente soddisfatte di non dovere partecipare alla spesa, concentratasi sui creditori.
Infatti già oggi ad Ischia certi amministratori e certi contabili scrutano i debiti che hanno con quei creditori che non hanno chiuso nel 2008, e fanno progetti sulla loro resistenza fino al 2018, posticipando quindi i termini del pagamento: da cambiare strada quando li si incontra, quegli amministratori e quei contabili.
In breve: il debito originario del comune di Ischia, già accresciuto nel 1993 con interessi medi del 30%, si è biforcato nel periodo 1993-2008, tra creditori che hanno transatto, e creditori che non hanno accettato transazioni davvero inique.
Tuttavia il risparmio attraverso le transazioni è stato inferiore all’incremento globale degli interessi.
Le riduzioni operate in sede di transazioni, hanno inciso unicamente sulla componente degli interessi che erano nel frattempo maturati ma non hanno portato ad un risparmio sui crediti originari.
Per i creditori che non hanno transatto, gli interessi a partire dall’inizio dei loro crediti, in questo anno 2008 sono già pari al 130% di questi ultimi; a questi interessi si aggiungeranno gli interessi successivi di un decennio, presumibilmente non inferiori ad un altro 30%.
Ovemai questi creditori dovessero chiedere gli interessi anatocistici, complessivamente essi riceveranno mediamente il 300% del credito originario fatto pari a 100. Per pura ridondanza, il conteggio è il presente: capitale 100 + interessi al 2008 130 = 230 sempre al 2008; con la richiesta di anatocismo, 230 + interessi antocistici al 3% annuo per 10 anni = circa 300 al 2018.
Per i creditori che non hanno transatto, i comuni vorrebbero pagare gli interessi maturati, sia essi anatocistici che semplici, alla chiusura del dissesto, cioè dopo l’approvazione del rendiconto finale; nel caso del comune di Ischia (NA) ciò avverrebbe nel 2018.
Non mi attardo sull’effetto dirompente di certi interessi che tutti insieme verrebbero rimborsati dopo il 2018, pignorando il comune; tali da provocare una crisi, pari a un “colpo di ariete” dell’acqua che precipita in una conduttura da una montagna…
Sintetizzo ancora: l’apporto parziale delle transazioni, che tuttavia si sono verificate su crediti già gravati da interessi, non compensa l’incremento globale degli interessi, durante il dissesto, e concludo: se non si mette mano ad una nuova legge sui dissesti, e non si provvede anche a sanare subito le situazioni sospese dei comuni già in dissesto, i danni finanziari saranno assai gravi. E l’attuale governo si sarà limitato a mettere pannicelli caldi.
Un codicillo: prima di versare nelle casse di Roma, di Catania, e direi di Napoli, le somme che li dovrebbero portare oggi fuori da un imminente dissesto, ordinare anche per essi una indagine esemplare, da fare estendere a tutti i comuni di Italia: verificare quali erano i debiti originari, indicandone a parte, aggiornandoli periodicamente, gli interessi maturati.
Si avrà il metro di quanto si accrescerà il debito nel corso degli anni, e si comprenderà che non è lecito sperare nelle transazioni dei mal capitati creditori. I quali, se si saranno fatti più furbi, chiederanno già da oggi al giudice gli interessi anatocistici, che graveranno su tutto il credito, la parte originaria e la parte costituita dagli interessi legali. Materia elementare, se non per i responsabili finanziari dei comuni, per i ministri delle finanze con i loro collaboratori.
Cordialità.
Dott. Ing. Enrico Villari
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