lunedì, 03 novembre 2008
01 Novembre 2008
 
Egregio Ministro della Pubblica Amministrazione e dell'Innovazione, Renato Brunetta,

oggetto: Dissesti finanziari comunali in procinto ed in corso: incidenza degli impiegati fannulloni; degli amministratori incapaci; ricatti secondo l'attuale legge sul dissesto.


Gli impiegati fannulloni. Sulla prima categoria non ci piove: quando il lavoratore si dà per ammalato senza buon motivo, spesso distrattamente assecondato da medici comprensivi; quando passa troppo tempo al caffè o fa shopping durante le ore di ufficio, soprattutto quando non svolge il suo lavoro come deve essere svolto e con la giusta tempestività, contribuisce al fallimento del suo comune; è un fannullone, e come tale deve essere trattato. Inutile cercare altri esempi di fannulloneria, non si corre il rischio di dirlo, (forse…), anche se di regola, "quod licet Jovi non licet bovi". Fino a poco fa dirlo dei giudici sembrava anatema, eppure, accanto a tanti probi, quanti pelandroni.
I fannulloni sono largamente corresponsabili, quando non lo siano direttamente, del dissesto degli ancora 800 comuni italiani che versano in questo stato. Mi viene in mente un esempio; ma non lo dirò, dato che rientra comodamente nell'elenco degli 800 comuni.

Gli amministratori incapaci. L'incapacità si manifesta in tanti modi. Per esempio spendendo più delle risorse effettive, in bilanci già di per sé molto rigidi, saturati dalle spese per il personale, appena sufficienti per pagare le bollette dei servizi, sempre con gravi disagi dei fornitori, che vengono inibiti a sospendere le erogazioni dato l'interesse pubblico.
Tante sono le spese pazze; per rappresentanze futili o non necessarie per un comune (possono essere egregiamente svolte da privati); per consulenze dispendiosissime, per compiti che in grande parte possono essere svolti dal personale comunale.

Sulla incapacità di amministratori pubblici viene a mente il caso del comune di Ischia (NA), che si è ingolfato negli anni '80 in spese superiori alle sue capacità, e che pertanto è andato in un dissesto finanziario nell'anno 1993, prevedendo di rientrare effettivamente in bonis solo nel 2018. Salvo gravosi residui per spese effettuate dal 1993 al 2008, e per certe voci di debiti congelate durante il periodo 1993 - 2008, da pagarsi tutte insieme dopo il 2018. Ma con quali entrate!

Tra le spese pazze degli amministratori del comune di Ischia, nel periodo 1993- 2008, l'acquisto per "fini turistici" di un faro dismesso a mezza costa, "chitarre e mandolini", promozione e rappresentanze di feste e festini, che con più sobrietà potrebbero essere promosse e finanziate da associazioni private, albergatori e simili; ottimi amministratori delle cose proprie ed a vantaggio del turismo e della collettività, pessimi amministratori delle cose pubbliche, assimilate ad un sorta di "res nullius".

Dei fannulloni e degli amministratori incapaci si sarebbe potuto anche non scriverne. Il governo attuale si sta muovendo abbastanza bene - male secondo i fannulloni e gli amministratori incapaci.
Ministro Brunetta, nel confronto tra i fannulloni e gli amministratori incapaci, una lancia va spezzata per i primi, che fanno danni inferiori e forse meno odiosi di quelli procurati dai secondi.
Piuttosto, danni ancora maggiori li fanno tante leggi inutili ed insulse, travisabili ed utilizzabili con spirito settario. Tra queste le leggi sul dissesto finanziario, che creano cortine di favore per quelli della propria cerchia di protetti e steccati discriminatori per gli altri.

Ricatti secondo l'attuale legge sul dissesto finanziario.
Una premessa opportuna. Il vocabolo può sembrare pesante, ma non è rivolto a persone fisiche particolari. Come nei vecchi film, vale la didascalia: ogni riferimento personale è del tutto casuale. Ma i fatti parlano per sè stessi.
L'attuale legge sul dissesto finanziario consente e addirittura favorisce le transazioni ispirandosi al motto "pochi, maledetti e subito". Al più accompagnando con una pacca sulle spalle ed una parola di lode il malcapitato che è stato costretto a transigere conservando tra il 40% e il 60% del proprio credito, a fronte di una minaccia tutt'altro che remota che il credito possa non essere soddisfatto o che il dissesto possa durare anche qualche decina di anni. Tanto è accaduto nel comune di Ischia (NA).
I creditori hanno cominciato a non essere pagati già nei primi anni '80, hanno visto entrare in dissesto l'ente nel 1993, ed hanno rilevato che il comune faceva di tutto per non chiudere il dissesto, nello smodato desiderio di ottenere la transazione con tutti i creditori.
In questo 2008 a stento è stato predisposto un piano di estinzione, sulla base delle transazioni effettuate, rinviando il pagamento dei creditori resistenti ad una fumosa e punitiva rateizzazione ad hominem che si dovrebbe concludere nell'anno 2018.

La leva adoperata è appunto di non chiudere mai il dissesto, magari acquistando un vecchio faro dismesso (è accaduto proprio per Ischia), pur di fare trovare la casse comunali sempre vuote ai creditori.
L'allungamento del dissesto, studiato a tavolino, per ottenere sempre altre transazioni, sembrava un affare, ma si è dimostrato un boomerang. In un arco temporale di 20-30 anni, la crescita degli interessi - che costituisce pur sempre un credito svalutato per i creditori - non ha coperto il gettito virtuale delle transazioni nel caso del comune di Ischia (NA).
Studi accurati lo hanno dimostrato abbondantemente, nonostante maldestri tentativi di copertura sull'ammontare dei singoli crediti originari.
"Repetita iuvant". Occorre modificare le leggi sul dissesto, obbligando i comuni a contrarre mutui a tasso fisso, senza infierire sui creditori, ed evitando nel tempo brutte sorprese per il costante apporto degli interessi e per le imprevedibili oscillazioni dei tassi.
A questo punto, senza ricorrere a schermi di comodo, si può dire a chiare lettere che la legge attuale sui dissesti favorisce gestioni comunali truccate, implementando spese inutili per nascondere ogni surplus. Si è perfino udito qualcuno - ambasciator non porta pena - definire legge truffa la legge attuale sul dissesto.

Ed in effetti non si può mantenere in piedi una legge sui dissesti programmata per fregare i creditori con il meccanismo perverso delle transazioni. Lasciando ai comuni ed ai loro contabili capò la possibilità di prolungare la durata del dissesto ad libitum per sospingere i creditori nel ghetto di transazioni inique ed offensive.

I considerevoli interessi che si formano con il decorso degli anni e che superano le entrate virtuali dei comuni dovute alle transazioni, attestano la formazione di danni erariali, che è roba da Corte dei Conti. Ma en passant, tra noi ed ora, anche dei tanto indaffarati ministri finanziari.
Cordialità.
Dott. Ing. Enrico Villari
Avv. Maria Giovanna Villari
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