Tutti siamo figli della gallina bianca
E’ venuto a galla che “uno dei motivi per cui tante aziende e famiglie italiane sono con l’acqua alla gola, sono i debiti che lo stato non paga” (Fausto Carioti, “Libero” 17/3/2009).
E ancora – sempre “Libero” - stato, regioni, comuni e asl sono in arretrato nei pagamenti con le aziende fornitrici per 70 miliardi di euro.
Il comune di Ischia (NA) non si è mai tirato indietro.
Nel 1993 è entrato in dissesto, e nel 2008 ha proposto seriamente di prolungare i pagamenti residui fino al 2018 e oltre. Nel frattempo ha taglieggiato oltre il 90% degli antichi creditori, con transazioni a volte secondo la legge iniqua del dissesto, e a volte superandola, obbligando a rinunciare agli interessi o comunque facendo transazioni che decurtavano il credito dal 20% al 60%.
Qualcuno, non qui noi, ha parlato di ricatto consentito dalla legge: prolungare il dissesto per obbligare a transigere a condizioni umilianti.
Rimproveriamo al governo ed alla stampa, di non aver sufficientemente detto che i debiti tanto elevati sono dovuti al gioco degli interessi, che già dopo una decina d’anni possono rappresentare il 40%-50% del debito iniziale.
Ischia (NA) ha fatto molto di più, nel suo piccolo. I creditori residui attuali hanno quasi tutti interessi da recuperare superiori alle sorte capitali del 1993.
Rimproveriamo ancora alla stampa, al governo ed ai politici spesso del nord, di non aver proposto una radicale trasformazione della legge del dissesto. Tanto per non avere cittadini di serie “A”, come la confindustria dietro la Marcegaglia o qualche Bossi di turno, e i cittadini che sono incappati in dissesti antichi e recenti.
Riscendiamo di livello fino al comune di Ischia (NA). Apriamo la tabella che solo dissestischia ha preparato in cui sono elencati i 64 creditori residuali del 2008, ed oggi 67 nel 2009. Scopriamo subito che tutti i creditori sono raggruppabili in due categorie: piccoli fornitori di servizi, imprese costruttrici e simili da una parte, ed espropriati dall’altra.
I piccoli creditori che rappresentano circa il 30% del debito, sono poco meno di 50 sui 64-67 creditori complessivi. Se certe banche, certi industrialotti meritori del nord e certe industrie farmaceutiche sono in arretrato di non troppi anni, non si vede perché quando essi fanno la voce grossa debbano essere subito accontentati con “soldi veri”; mentre i piccoli in Ischia (NA) devono subire senza disturbare troppo il manovratore, cioè il comune, senza protestare, al massimo leggendosi in segreto dissestischia. Anche i piccoli creditori dei servizi di Ischia (NA) sono figli della gallina bianca; e come tali vanno trattati.
Sugli espropri abbiamo qualcosa da dire in più.
Il cittadino di Ischia (NA) deve sapere che ormai gli espropri ancora da pagare sono indennizzati sotto il 50% del valore venale a causa della legge intervenuta nel 1992. Attualmente per nuovi espropri la legge riconosce il 75% del valore venale.
Nel caso degli espropri, tenendo conto degli anni di durata delle cause e del dissesto, il valore reale della moneta che si può ottenere compresi gli interessi legali, è molto inferiore al valore effettivo della moneta.
Ci spieghiamo: dopo una ventina d’anni, 100 euro fruttano 100 euro di interessi, ma il valore reale della moneta a causa di una inflazione disconosciuta dallo stato, non varrebbe più 100 euro di interessi legali, ma almeno 150 euro.
Oggi a me domani a te ! Il motto da ricordare a tutti i cittadini ischitani, perché chiedano di smetterla con le spese pazze, privilegiando la spesa in conto corrente rispetto a quella in conto capitale, e mantenendo una pletora di manager e assessori e consiglieri in eccesso. Seguire l’esempio del comune di Napoli che dimezza i manager – vedi “Il Mattino” 17/3/2009.
E’ assurdo che i sei comuni ischitani debbano alimentare sei strutture per complessivi 120-150 consiglieri ed assessori per meno di 50.000 abitanti e per una superficie di meno di 50 kmq dell’intera isola.
Anche i manager dell’isola d’Ischia (NA) debbono essere ridotti di numero e negli emolumenti. Tra i manager del comune di Ischia (NA) includiamo le due commissioni di liquidazione del dissesto finanziario foraggiate con 1.200.000 euro per svolgere un compito prettamente notarile.
Alcune critiche vanno mosse ai funzionari degli uffici tecnici e finanziari del comune di Ischia (NA).
Questi ultimi per come hanno mal predisposto i loro piani di estinzione del dissesto e per come hanno cercato di ridurre il debito di fatto imponendo ai creditori transazioni umilianti paventando un prolungamento del dissesto per un’altra ventina di anni.
Per quanto riguarda l’ufficio tecnico, si sta cimentando nel dare valori medi dei terreni in Ischia (NA) senza alcun confronto con la realtà, con i più seri immobiliaristi, con notai e con le stesse pagine de “Il Golfo” che distinguono tra di loro i valori degli immobili in fitto da quelli in vendita. Senza far derivare gli uni dagli altri in modo semplicione come sta operando l’ufficio tecnico di Ischia (NA).
Attribuire a terreni centrali valori di 50 euro a mq, pari a 1/6 dei valori venali riconosciuti in sede espropriativa 20 anni fa, è una cosa ridicola ma soprattutto offensiva.
Con questi valori tutti saremmo pronti ad acquistare i terreni del comune di Ischia (NA). Mentre probabilmente nessun albergatore o altro imprenditore ischitano venderebbe i propri terreni per tale prezzo.
Sull’argomento valori del terreno per espropri e dismissioni, ci si tornerà in seguito.
Dott. Ing. Enrico Villari
staff www.dissestischia.splinder.com
categoria:interessi, creditori, dissesto finanziario, comune di ischia




